Sala Stampa disertata dai big? No problem, nasce “Il Divin Sanremo”

Che noia la sala stampa senza conferenze! No, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia.. .Maledetta noia (Er Califfo sempre nel cuore).

E adesso che si fa? Ma si dai, giochiamo un po’. Divertiamoci a valutare chi ha cantato al Festival. Il classico pagellone ha però stancato, creiamo qualcosa di nuovo.

Dunque, cosa ci possiamo inventare? Trovato! Ecco l’idea: immaginiamo #Sanremo 2016 (rigorosamente con tanto di hashtag) come una sorta di Divina Commedia,  che poi la firma è pur sempre toscana – Carlo Conti novello Dante!

E allora dividiamo in Inferno, Purgatorio e Paradiso i protagonisti della kermesse e avanti con “Il Divin Sanremo”…

E così, nel mezzo del cammin di nostro Sanremo, ci ritrovammo per una selva oscura,  ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era cosa dura vedere sul palco dell’Ariston gente come Bernabei o come i Dear Jack, da rispedir senza pietà, seduta stante, dalla Maria Nazionale. E che dire della voce roca del Morgan che tanto piace alla Capobaracca Nadia, lei che tanto gentile e tanto onesta pare? Non pervenuta nella città dei fiori:  Castoldi, Una cochina bella fresca è quello che ci vuole (super cit). Ahinoi anche Caccamo e la Iurato, novelli  Paolo e Francesca, che arriveranno sicuramente in alto nella graduatoria per poi finir nuovamente congelati in attesa del prossimo Festival!  Fuggiamo da tale inferno onde evitar di incontrar anche lo Scanu, che la giuria di qualità ce ne scampi!

Comincia la seconda parte overo cantica de la Comedia dei fanciulli di Campuswave, ne la quale parte si incrociano coloro che a onor del vero, al Festival, non sono apparsi né in virtù né in peccato. La divina Patty, che citiamo in primis per l’enorme rispetto che nutriamo alla sua carriera, l’Annalisa fasciata nei suoi lussuosi vestiti da ballo delle debuttanti e l’Arisa (ma come ti vesti? Cit);  Irene Fornaciari, dal tema toccante che a Sanremo è una perla ai porci, un Neffa da chi l’ha visto? (in sala stampa) e Noemi sperduta tra le cose della sua borsa. Per non citar gli Zero Assoluto, aggrappati al televoto.

Sulla via per il Paradiso ci si può imbatter negli Stadio (con tanto di pass concesso da Lucio Dalla), nella tenace Francesca (Michielin per gli amici) e in Dolcenera che sembra un angelo caduto dal cielo (super mega cit). Un po’ più in là, così lontani e così vicini (cit), Clementino  (aizzatore della Bresca Piazza) e Fragola che alle porte del cielo bussa Infinite Volte.

Nel paradiso, tutto fiori e note musicali, Elio e compagnia cantante tengon banco tra battute e (tanti) ritornelli. Con Ruggeri,  a decantar lo primo amore che non si scorda mai c’è Rocco, un simpatico guagliò che suona la sveglia a tutti.

E quindi uscimmo a riveder le stelle: Irama e Cecile, Michael e Miele (risarcita della beffa), Mamhood ed Ermal . Fino a Francesco e Chiara, la stella più brillante, AMEN.

Piaciuta?

#Sanremo2016 il Festival visto dalla sala stampa: il quinto ed ultimo giorno

E allora avanti popolo…”  direbbe il buon Francesco Gabbani, vincitore del Festival 2016 tra le nuove proposte.  Un popolo di 10 milioni 164 mila spettatori che ha assistito alla serata del venerdì, quella che ha sancito il successo di Amen: un pezzo costruito magistralmente, una macchina da guerra che a Sanremo ha convinto (nonostante il pasticciaccio del televoto).

Grazie, grazie, grazie, per la vostra onestà. La mia vittoria dipende dalla vostra determinazione nel voler risolvere quel brutto inghippo della votazione”  così Gabbani ha ringraziato i giornalisti dell’Ariston Roof, gli stessi che lo hanno premiato con il premio della critica Mia Martini. “Essere qui è un sogno. Sono lusingato per il Premio della critica, Amen è una canzone che credo lo meriti” ha poi concluso il ragazzo originario di Carrara.

La Nuova Proposta più amata della sala stampa Lucio Dalla, quella in cui siamo presenti anche noi, è Chiara Dello Iacovo. A lei il premio della critica sancito dai giornalisti delle radio e del web, oltre ad un secondo posto incassato con grandissima signorilità: “Francesco se lo è meritato. Ha fatto più gavetta di me e credo che sappia dare il giusto valore a questa vittoria. Comunque io lo avevo detto subito che avrebbe vinto Amen”. Chapeau Chiara, una bellissima sorpresa di questo Sanremo. La più bella aggiungiamo noi di Campuswave Radio, estasiati dal suo talento e dalla sua personalità.

Al Palafiori è stata l’ultima giornata di conferenze stampa, presenti pochi personaggi. Saltano le apparizioni di Beppe Fiorello, ospite di questa sera, ma soprattutto marca visita Neffa : il cantautore per motivi di salute ha annullato l’appuntamento con le domande provenienti dalla mondo radiofonico e della rete. Peccato.

A dare un senso al sabato della sala dedicata a Lucio Dalla, due conferenze: Guglielmo Scilla e gli Zero Assoluto.

Guglielmo Scilla, youtuber approdato in tv, che ha presentato la fiction Rai Baciato dal Sole: “La fiction tratta la storia di un ragazzo che si trova catapultato nel mondo della televisione. Sono rimasto sconvolto quando ho capito che la Rai aveva intenzione di fare un storia di questo tipo. Il perché del mio successo sul web? Onestamente non ne ho idea. Apprezzo la rete perché è un luogo dove puoi mostrare chi sei”.

Dopodiché è arrivato il momento degli Zero Assoluto. Il duo, alla vigilia della serata finale, è nella zona rossa della classifica: “Si, siamo a rischio eliminazione e non ci stupiamo di questo.  Siamo venuti qui per cercare di fare del nostro meglio; quando abbiamo saputo che eravamo stati scelti da Carlo Conti, ci siamo chiusi in un lavoro di 2 mesi e pensiamo di aver creato il nostro disco più completo”. Il duo in gara con Di me e di te ha poi rievocato i tempi in cui era protagonista in radio: “Quando facevamo radio funzionava solo una cosa: l’improvvisazione. Prima di andare in onda, non abbiamo mai preparato nulla. Portiamo noi stessi e diamo priorità al contatto con il pubblico. Il bello della radio? Tiene compagnia e fa ascoltare la musica”.

Termina così, in attesa di scoprire chi trionferà, il racconto del Festival di Sanremo 2016 vissuto dalla sala stampa. Una grande avventura,  vissuta sognando di trasformare in lavoro, una passione travolgente. Grazie per averci seguito e buona finale del Festival a tutti voi.

Roberto Vassallo

#Sanremo2016 il Festival visto dalla sala stampa: il quarto giorno

Dieci milioni 462 mila spettatori, con uno share del 47.88 per cento. Il Festival di Sanremo 2016 continua a vincere e convincere la sfida degli ascolti televisivi, non fa eccezione la serata dedicata alle cover.

A trionfare nella sfida dei brani rivisitati dagli artisti in gara, sono stati gli Stadio con La sera dei miracoli dell’indimenticato Lucio Dalla. La serata di ieri, però, verrà ricordata anche per il clamoroso intoppo nel conteggio dei voti relativi al duello Miele Francesco Gabbani: un pasticcio che stona (tanto per rimanere in tema canoro).

La mattinata delle conferenze stampa al Palafiori è stata aperta da Annalisa: “Sin da quando l’ho iniziato a scrivere,  Il diluvio universale  è stato un flusso di coscienza rispetto ad alcuni momenti della mia vita che mi sono rimasti impressi e in cui ho creduto di avvicinarmi all’amore. Ne è uscito, appunto, un diluvio universale di parole. Mi sono sempre sentita cantautrice, anche quando cantavo dei pezzi come interprete, per cui essere qui con un brano scritto( anche) da me è il coronamento di un sogno”.

A seguire è giunta Noemi: “La borsa di una donna è stata scritta da Marco Masini e fa parte di un album in cui troviamo anche un canzone di Giuliano Sangiorgi, un pezzo di Ivano Fossati e la collaborazione di Gaetano Curreri degli Stadio. Sul palco di Sanremo salgo sempre con gran piacere: non vedo lo stare sul palco come un’ interrogazione, si fa semplicemente musica”.

A gran sorpresa , a metà giornata, irrompono Gabriel Garko e Madalina Ghenea per confidare quello che sarà il loro futuro dopo questa avventura sanremese. “Dopo Sanremo penso di essere pronta a tutto, quello che succede dietro le quinte è incredibile” ha dichiarata la bellissima valletta rumena, che poi ha aggiunto: “A breve partirò per Haiti, dove collaboro con una associazione che si prende cura di bambini. Questo è il mio prossimo step, a cui seguirà un film girato in Trentino”.

Per Gabriel Garko è invece in arrivo un prestigioso riconoscimento: “Partirò per Berlino dove mi consegneranno il premio Bacco, ma per ora preferisco vivere il presente godendomi il momento con questa squadra stupenda. Al Festival mi sto divertendo e ho potuto scoprire un nuovo lato di me, un lato pubblico, che prima non conoscevo. Le critiche? È vero che fanno crescere, ma io spero si fermino perché sono già alto 1.92!”.

Simpaticissimi e sempre più travolgenti, Elio e le Storie Tese hanno tenuto banco entusiasmando i giornalisti della sala stampa: “Siamo contenti di questo disco, alcuni intenditori di musica ci hanno detto: ‘E’ bello’”- è giù le risate- “Se lo ascoltate al contrario e al rallentatore ci potete sentire ‘Wish you were here’ dei Pink Floyde la comicità dilaga.

Scortati da Mario Lavezzi e Caterina Caselli , Giovanni Caccamo e Deborah Iurato raccontano come è nata l’idea di partecipare insieme al Festival: “Anche se proveniamo tutti e due dalla Sicilia ci siamo incontrati per la prima volta a Milano. Ben presto è nata un’amicizia; un giorno abbiamo provato insieme a cantare Via da qui, il risultato finale ci ha convinto e abbiamo deciso di portarla a Sanremo”. Inoltre Caccamo, che torna al Festival dopo aver vinto nella passata edizione tra le Nuove Proposte, ha aggiunto: “Torno qui con più maturità ma anche con un pizzico di emozione in più: sia io che Deborah arriviamo in punta di piedi”.

Pizzicato per una presunta somiglianza (nemmeno troppo velata, ndr) della sua canzone con One last time di Ariana Grande,  Alessio Bernabei risponde così: “Una somiglianza che mi è stata fatta notare da molti. La mia sfortuna è stata quella di mettere assieme quelle tre note vicine. Quando una canzone è forte tutti vanno a cercare il pelo nell’uovo”.  L’ex cantante dei Dear Jack, incalzato dalle continue domande sul tema, ha scomodato persino Tiziano Ferro : “Ha fatto carriera sui plagi”. Una dichiarazione che ha letteralmente indispettito i cronisti in sala e che ha costretto il giovanissimo artista ad un repentino dietrofront: “Intendevo dire che lo hanno spesso attaccato per i presunti plagi, ma ci metterei la firma ad avere una carriera come la sua”.

Lorenzo Fragola esprime la sua soddisfazione per la canzone portata a sul palco dell’Ariston, una hit già diffusissima nel mondo radiofonico: “Infinite volte mi piace tanto. Non è una canzone che si mette in mostra, è molto semplice, vera, sincera. È una storia di vita reale in cui credo e che mi piace cantare: non c’era migliore occasione che Sanremo per presentarla. Ci tengo a fare bene a questo Festival, sono concentrato sulle prossime serate e non penso al futuro. Il mio brano è già il più passato nelle radio? Mi fa piacere, è una canzone che parla di tutti. Questo risultato, però, non dev’essere un  punto d’arrivo, spero di andare oltre”.

Per chiudere la giornata Mahmood, finalista tra le Nuove Proposte: “Sono di origini cosmopolita (padre egiziano, ndr) ma ho sempre vissuto a Milano e mi sento milanese inside. Il black out durante la mia esibizione? Non voglio pensare alla malafede, non mi intendo di televisione ma penso che si sia trattato di un problema tecnico. Mettiamola così: stasera chi vedrà la mia esibizione potrà assistere ad una strofa in più ”.

Roberto Vassallo

#Sanremo2016 il Festival visto dalla sala stampa: il terzo giorno

Sanremo 2016 vola e si conferma grande: 10 milioni 748mila telespettatori (pari al 49.91% di share) hanno seguito la seconda serata del Festival della canzone italiana. Uno spettacolo davvero apprezzatissimo dal pubblico, sempre pronto ad interagire anche sui social network.

Sono felice e molto sorpreso dei risultati, ma al di là dei risultati sono convinto di aver fatto un grande spettacolo con tante sfaccettature diverse” ammette un Carlo Conti sempre più raggiante che aggiunge “Il perché di questi ascolti? Abbiamo un’alchimia e un feeling pazzesco, siamo una squadra che lavora, si impegna e sta bene insieme con tanto impegno e professionalità”.

Il direttore artistico del Festival ha raggiunto la sala stampa Lucio Dalla ricevendo un caloroso applauso dei giornalisti presenti  al Palafiori.

In precedenza,  il primo a presentarsi davanti ai microfoni dei cronisti delle radio e del web, era stato Michael Leonardi, nuova proposta accompagnata da Caterina Caselli. Il giovane artista di origine australiana ha così esordito: “Mi sento molto fortunato e non vedo l’ora di esibirmi sullo storico palco dell’Ariston. Al Festival vorrei portare il meglio di me stesso e riuscire a toccare l’anima del pubblico”.

Di Leonardi ha parlato anche la Caselli, leader della Sugar, la casa discografica che pubblica il brano Rinascerai: “Mi ha colpito la sua voce, è molto distintiva e importante. Michael è un compositore, scrive la musica ma anche il testo. Non sempre chi ha una voce così importante è anche compositore e ciò ci ha interessato particolarmente”.

Francesca Michielin, seconda artista giunta in sala stampa, ha destato un’ottima impressione: “Con Nessun grado di separazione vorrei lanciare un messaggio di speranza in un momento storico contraddistinto dalle tante divisioni. Perché ho deciso di chiamarla così? Il titolo riguarda la teoria della separazione, anche detta teoria del mondo piccolo, che spiega come tra me e la persona più distante al mondo, non ci siano più di 6 gradi di separazione. Quando facciamo determinate distinzioni, non ci rendiamo conto di essere tutti umani con speranze e sogni, il che ci rende più vicini di quanto non sembriamo”.

Nel primo pomeriggio è arrivato Enrico Ruggeri – in gara al Festival per la decima volta in carriera con Il primo amore non si scorda mai – che oggi, nella serata dedicata alle cover, si esibirà  cantando A Canzuncella (brano del 1977 degli Alunni del Sole, ndr): “Sarà una sfida cantare in napoletano, ma ho scelto questo pezzo perché rappresenta un melting pot di culture che mi piacerebbe arrivasse al pubblico. I miei punti di riferimento? David Bowie e Lou Reed sono stati i più significativi per la mia cultura. Il primo album che ho avuto è stato Ziggy Stardust: sono stato folgorato al primo ascolto”.

Soddisfatto per l’accesso alla finale delle nuove proposte, Ermal Meta (che torna a Sanremo dopo che nel 2010 si esibì nel duo La fame di Camilla) canta Odio le favole: Non ci si può abituare all’emozione che ti impone il palco dell’Ariston, che porta tante cose buone, ma anche tanta tensione. Le mie origini albanesi? Sono radici molto profonde e lontane. Sento che i miei rami sono illuminati dal sole italiano e che le mie radici si nutrono del sale dell’Albania”. (È possibile ascoltare la nostra intervista a Ermal Meta sul canale youtube di Campuswave Radio)

Sempre più amata, Arisa si conferma a pieno titolo un personaggio da Festival: “Ogni anno qui ci si ritrova, come in una famiglia. Sono felice di poter tornare su questo palco da cantante dopo la vittoria del 2014 e la parentesi dell’anno scorso come valletta. Quando canto è tutto molto diverso rispetto all’essere sul palco in un altro modo, apro le stanze della mia anima”. E a chi critica il suo abbigliamento della prima serata risponde: “Il look l’abbiamo scelto insieme al mio stylist, cercando di fare una cosa che mi assomigliasse. Non è piaciuto? Ricordate che il vestito non è così importante, ci soffermiamo troppo su queste cose”.

Infine, Dolcenera dimostra un particolare attaccamento a Ora o mai più:  “Un brano a cui tengo come se fosse mio figlio”. La cantautrice salentina, che da anni vive a Firenze, ha inoltre aggiunto: “Vederlo in zona eliminazione mi fa sentire come una mamma legata che vede picchiare suo figlio. È un brano nato in maniera scorrevole, arrivato da dentro,  senza essere costruito. La serata delle cover? Stasera canterò Amore Disperato di Nada in una versione dubstep che forse non sarà compresa immediatamente:  ascoltandola vi aspetterete che il pezzo possa esplodere, in realtà imploderà sorprendendovi ”.

Roberto Vassallo

#Sanremo2016 il Festival visto dalla sala stampa: il secondo giorno

Undici milioni 134mila spettatori, con uno share del 49,48 %: è questo il risultato degli ascolti della prima serata del Festival della Musica Italiana 2016. Un successo supportato anche dalle migliaia di interazioni targate Sanremo presenti sui social network  (555 mila solo su Twitter tra le 20.00 e le 02.00). L’eco del risultato positivo è giunto anche tra le mura della sala stampa “Lucio Dalla” del Palafiori dove, attraverso gli schermi che trasmettevano la conferenza stampa direttamente dall’Ariston Roof,  l’entusiasmo dell’entourage Rai è apparso ben nitido.

Carlo Conti, leader indiscusso della kermesse sanremese, mantiene comunque i piedi per terra: “Sono felice per questo risultato, ma bisogna arrivare fino a sabato. Certo è meglio pedalare con il sorriso sulle labbra, ma bisogna sempre pedalare“.

Applausi anche per Virginia Raffaele, protagonista nel corso della prima serata di una riuscitissima imitazione di Sabrina Ferilli: “Dopo tre ore e mezza di trucco, questa mattina mi son sentita tutta incartapecorita: sembravo una rana! Sabrina mi ha mandato un sms per complimentarsi ”.

Promossa anche l’altra valletta Madalina Ghenea, mentre Gabriel Garko è apparso piuttosto in difficoltà sul palco del teatro Ariston: “Sì, ero impacciato e scusatemi se mi ricapiterà” – ha confidato l’attore di origine torinese – “L’emozione mi ha giocato un brutto scherzo”.

Nel pomeriggio Valerio Scanu, vincitore dell’edizione del 2010 che torna al Festival con il brano Finalmente Piove, si è presentato ai giornalisti della Lucio Dalla: “L’ansia c’è sempre, nonostante sia già stato qui. Mi dicono tutti, soprattutto i miei colleghi veterani, che questa ansia non passerà mai, nemmeno alle sesta o settima edizione. Come contenerla? Cercherò di pensare solo alla musica e a quello che sto cantando”.

Dopo Scanu ha parlato Miele, una delle nuove proposte in gara: “Qui a Sanremo mi sento Confusa e felice come la canzone della mia artista preferita (Carmen Consoli, ndr). Nel brano descrivo la mia storia musicale e il mio trasferimento dalla Sicilia a Milano, alla ricerca della mia identità artistica. A 22 anni ho cambiato città vivendo un’importante crescita personale, da ragazza a donna. Quanto c’è dell’essere siciliana nella mia musica? Della mia terra porto la melodia e nelle mie canzoni si sente ”.

La nuova versione dei Dear Jack, con Leiner nuova voce al posto di Alessio Bernabei, ha esordito ieri sera in gara senza entusiasmare più di tanto. Nonostante ciò la band è apparsa tranquilla: “Siamo soddisfattissimi per quello che abbiamo fatto. Facciamo i complimenti al nostro nuovo cantante che ha trasmesso a tutti, in primis a noi, una grande emozione” parola di Lorenzo, uno dei ragazzi usciti dal talent Amici. Entusiasta Leiner, cantante classe ’97, al debutto assoluto al Festival: “Ogni giorno mi sveglio sempre più felice della scelta che ho compiuto entrando in questa band, dove sono stato accolto nel migliore dei modi. Siamo un gruppo , la cosa importante è stare sempre assieme. Ieri sera l’esperienza dei miei compagni mi ha aiutato tanto nei momenti in cui mi sentivo in difficoltà a tenere i loro ritmi”.

Tra le nuove proposte attenzione a Cecile, in gara con il brano N.E.G.R.A. Con i puntini sembra una parola più leggera. Un acronimo che rappresenta la verità, come i draghi che ho dovuto sconfiggere nella mia vita. Non mi lamento perché ho avuto una famiglia importante che mi ha aiutato. Ho avuto molti problemi legati al bullismo, li ho sconfitti circondandomi di persone che mi hanno aiutato a star bene. In questo la musica mi ha molto aiutato: alle scuole medie ho cominciato a suonare il violino, è stata una salvezza. Sono qui per lanciare un messaggio che sia anche buono e non solo provocatorio,  parlo di ogni genere di discriminazione riferendomi a chi viene etichettato con la frase: tu sei diverso ”.

Travolgente proprio come nell’esibizione andata in scena nel corso della prima serata, Rocco Hunt dimostra di aver già conquistato il pubblico con la sua Wake Up, un pezzo che non manca di denunciare le crepe della società di oggi: “Il mio pezzo può cambiare qualcosa? Una canzone non può cambiare le cose, ma può risvegliare l’animo da combattente in una persona. Con il mio brano non cambierò l’Italia, ma i miei fan, che vanno dai bambini ai meno giovani, capiranno il messaggio. Una canzone può far risvegliare le coscienze”. Il giovane rapper napoletano si è espresso anche sulla fuga dal proprio paese per motivi di lavoro: “Ho provato sulla mia pelle cosa si provi ad andare via di casa e questo mi fa riflettere. Si parla di fuga di cervelli e in Italia ci parlano di futuro, nonostante nel frattempo crollino le autostrade. Abbiamo il più grande patrimonio culturale del mondo: l’investimento migliore che potremmo fare sarebbe quello di sviluppare la nostra cultura. Nella serata dedicata alle cover canterò Tu vo fa l’americano con l’intento di chiedere perché fare gli americani, quando gli americani vorrebbero essere noi?”.

Le nuove proposte Francesco Gabbani, Irama e Chiara Dello Iacovo hanno chiuso la maratona delle conferenze stampa al Palafiori.

Francesco Gabbani, al Festival con Amen, ha confidato cosa significhi per lui arrivare al Festival di Sanremo: “È un grande traguardo, ma faccio musica da 12 anni. Ho fatto altri dischi, prima con i Trikobalto e poi da solo. Eternamente ora,  l’album che uscirà venerdì, arriva dopo un periodo di rivalutazione di me stesso in cui ho iniziato a fare musica in maniera più viscerale, senza pensare ai risultati commerciali”.

Irama, che canterà la sua Cosa resterà si definisce: “Un ibrido tra cantautorato, rap e pop. Sono cresciuto con i cantautori italiani, ma crescendo mi sono avvicinato alla cultura underground e ascolto da sempre artisti pop italiani”.

Infine Chiara Dello Iacovo confessa che: “Introverso  è stata scritta prima delle finali di The Voice, in un momento di rabbia. Nei talent c’è molta ipocrisia e tantissimi tempi morti, nonostante in tv sembra che accada di tutto”. Personalmente però si definisce una persona felice e, citando Epicuro, descrive la propria felicità come un piacere catastematico (l piacere durevole, che consta della capacità di sapersi accontentare della propria vita, di godersi ogni momento come se fosse l’ultimo, ndr).

Roberto Vassallo

NonDiario sanremese (a distanza)

Milano, 9 febbraio 2016

Sapete che c’è? C’è che Sanremo mi manca un po’. Due miseri anni di sala stampa – mannaggia a lei! – e ho finito per assuefarmici, ci ho fatto il callo e l’abitudine.

Si, ma per quest’anno niente. I motivi sono diversi e non meritano di essere enumerati. Però due righe te le mando, Festival. Una pagina strappata ad un taccuino, un post-it giallo di quelli che mai una volta che restino incollati. Quasi una Lettera, o una NonLettera. Quasi una Cartolina, o una NonCartolina. Quasi un Diario, o… beh, l’antifona s’è capita. Il solito cacciapalle.

Dite ciò che volete e pensate, di queste mie parole, ciò che vi va. Ignoratele o condividetele. Mi è venuto da tirarle fuori e l’ho fatto. È tipo il flusso di coscienza di Joyce… o il riflusso gastrico allo stomaco, per volare più bassi. Non è che uno ci pensi, stai buono e ne paghi le conseguenze.

È stato un gesto impulsivo, una roba scritta a mano senza il tempo di pensarci su, in preda alla foga e all’invidia verso chi sta passando la settimana che vorrei passare io. Una scarica di vanità, un esercizio di stile. Oppure un modo per esorcizzare le tentazioni e allontanare l’agitazione. Per mettermi a sedere e tirare il fiato. Come una sbronza ben presa. Una sorta di masturbazione emotiva: mi do piacere da solo e tanto basta. Chissà.

A me Sanremo piace. La città, dico: raffinata, elegante come una villeggiatura anni ’30, profumata dai venti di Ponente. Bella come una ragazza spiata di nascosto. Dal profilo francese, come l’Andrea di Faber. Non ci avevo mai messo piede, prima del Festival del 2014, e ora ci torno sempre volentieri. Piacevoli congiunzioni hanno fatto sì che, di recente, frequentassi spesso e volentieri la Riviera dei Fiori, l’estremità occidentale della nostra meravigliosa striscia di rocce sul mare.

Ebbene, di sovente non ho resistito alla tentazione e mi sono allungato fino a Sanremo. In periodi extra Festival, va da sé. Senza confusione, quasi ai limiti della noia. Comunque, ogni maledetta volta, ai piedi dell’Ariston o ai varchi del Palafiori, ricordo. Irrimediabilmente. E, anche senza volerlo, sorrido. Percorro tutta la passeggiata del centro, quella che arriva fino al casinò, con i nomi dei vincitori della kermesse incisi sulle piastrelle di ottone, e faccio l’italiano medio. Con piacere e senza la minima traccia di vergogna. Perché è senza vergogna che dichiaro il mio amore per il Festival: è un’unione civile per gioco, la nostra, ma è pura e sentita. E mi fa bene allo spirito, come un bicchiere di vino buono o un bacio rubato.

Così, adesso, ascoltando Sorry Seems To Be The Hardest Word, penna voce e piano del baronetto più posh del pianeta, ho scritto di te, Sanremo. Perché ti voglio bene, anche se stavolta ci siamo traditi, allontanati senza ragione, e a stento salutati, oggi, incrociandoci sui marciapiedi grigi di quest’altra città. Però, mi domando, chi ha detto che tradirsi voglia dire non amarsi più?

Mandami uno dei tuoi fiori, piccola, anche il più striminzito, e sarò sempre qui a perdonarti, farti la corte e correrti dietro a perdifiato.

Mi hai visto crescere, ché sono cresciuto più da quando ti ho vista che in tutta la mia vita precedente. Anche se non mi andava.

Sanremo risate e sbadigli, sbattimenti e notti senza fondo. Incazzature, maroni che girano, mal di pancia, colpi di fulmine, palpeggiamenti, sudore, puzzo, alcol, sigarette, grida e stonature. Scalette e gradini vari, per non si sa dove. Tutta roba inutile, in fin dei conti. Ma non c’è nulla di più appagante dell’inutilità. O sbaglio?

Mi va a genio tutto del Festival: le transenne, gli incontri che non ti aspetti in Piazza Bresca, persino le canzoni. Forse non subito, ma col tempo tutto si aggiusta. Casa Sanremo, poi, ti manda fuori di testa: è La grande bellezza, suppergiù. Mi piacciono i programmi del pomeriggio di Rai2, che fanno a gara a chi è più trash ma vorrei guardare per ore. I ristorantini che non spostano una sedia da decenni, figurarsi cambiare i menù. Mi piace il luvego di febbraio, i raffreddori, gli scrosci di pioggia che non si perdono un’edizione. Perché anche loro lo sanno: esserci, fuor di buonismi, è tutta un’altra vita.

E proprio per questo, siccome sono arrabbiato, stavolta ti ho guardato con la coda dell’occhio. Ho pure cambiato canale (Sacrilegio!), più spesso di quanto sia disposto ad ammetterti. Per dirla tutta: mi sono perso la fine. Echissenefregadelleclassifiche. Ho guardato l’inizio, comunque. Chi voglio prendere in giro: l’ho aspettato in trepidante attesa, roba che neanche le mie nipotine coi regali di Natale. Caspita, la carrellata dei vincitori è stata davvero notevole. Parole e musica della storia del dopoguerra italiano. Giù il cappello. Applausi e felicitazioni. Ma sarà l’unica lusinga che ti faccio, sia chiaro. Anzi, ora forse mi guardo un film. Tiè.

Anche se…

268 chilometri. Tre ore di auto. Peccato che l’auto qui non ce l’abbia. Oppure due giorni di cammino. Se mi sbrigo, va a finire che arrivo per la sera dei duetti. È sempre stata la mia preferita, a pensarci bene. Ah no! Per quest’anno, no. Io e Sanremo abbiamo litigato.

Ma sapete che c’è? C’è che mi manca. Ci avevo proprio fatto il callo e l’abitudine.

Sennò la bicicletta… Voglio dire: sulla Milano-Sanremo ci fanno pure la corsa. Che sarà mai.

Buonanotte, Festival. Ti auguro ogni bene.

Grazie dello spazio concessomi, Campuswave. Passo e chiudo.

Quasi dimenticavo! Pace.

Matteo Faccio

#Sanremo2016 il Festival visto dalla sala stampa: il primo giorno

Pronti, partenza, via! Ritorna il Festival della Canzone Italiana e ritorna anche il racconto della kermesse sanremese da parte di Campuswave Radio. Direttamente dalla sala stampa “Lucio Dalla” del Palafiori, ogni giorno sulle pagine del nostro sito tutto il meglio delle conferenze stampa dei protagonisti.

Elio e le Storie Tese e Patty Pravo hanno aperto il valzer delle dichiarazioni del Festival 2016, nel mezzo ha parlato anche il direttore artistico, nonché presentatore della kermesse, Carlo Conti in compagnia dei protagonisti del Dopofestival (Nicola Savino, Max Giusti e la Gialappa’s band) e del direttore di RaiUno Giancarlo Leone.

Elio e le Storie Tese (in video collegamento dall’Ariston Roof , la sala stampa riservata alle testate cartacee) sono apparsi in gran forma, con il consueto bagaglio di simpatia travolgente:

“Il nostro pezzo Vincere l’odio sintetizza la nostra carriera, siamo sempre stati a favore dell’amore e contro l’odio. Non siamo qui per puntare al podio o al primo posto, vogliamo essere eliminati e poi ripescati! Solo così si vive in maniera entusiasmante ed intensa il cammino al Festival. Come band siamo degli sperimentatori, degli abbattitori di muri: ad esempio siamo stati i primi a parlare a Sanremo di “femminiello” (in tempi ben lontani dall’attualità, ndr)”.

Sul palco assieme a Elio e agli altri componenti del gruppo, non ci sarà Rocco Tanica che ha dichiarato: “A settembre 2015 ho preso l’impegno con la RAI per ripetere l’ironica rassegna stampa come nella passata edizione. Solo dopo questo accordo, abbiamo presentato la canzone che è stata accettata in gara. Ho ritenuto che fosse più coerente rispettare l’impegno preso in precedenza per cui non mi esibirò sul palco dell’Ariston con i miei compagni”.

Sempre attraverso i microfoni dell’Ariston Roof, Carlo Conti ha anticipato qualche chicca in programma nella serata d’apertura: “Inizieremo con una clip dedicata ai vincitori delle passate edizioni, un tuffo nel passato che mai nessuno ha fatto. Dopodiché un omaggio musicale a David Bowie precederà l’ingresso dei cantanti: il primo ad esibirsi sarà Lorenzo Fragola”.

La sessantaseiesima edizione del Festival della canzone italiana segna anche il ritorno ufficiale del Dopofestival: “Sarà un confronto tra giornalisti e cantanti, sullo stile delle interviste post partita” così l’ha definito Nicola Savino che condurrà l’approfondimento post kermesse in compagnia di Max Giusti e della Gialappa’s band.

Giancarlo Leone, direttore di Rai Uno, incalzato sulla presenza di Gabriel Garko (personaggio legato a Mediaset, storica concorrente della Rai) ha tenuto a precisare: “Il Festival è di tutti e come tale ha sempre attinto dalla concorrenza. In passato è successo, ad esempio, con Maria De Filippi, con Paolo Bonolis e altri personaggi ”.

Il compito di chiudere la prima giornata di conferenze stampa è toccato a Patty Pravo, giunta personalmente al Palafiori: “Sono concentrata su Eccomi, il disco che uscirà il 12 febbraio. Come si resta ai vertici per tanto tempo? Si lavora, la cosa che più amo è stare sul palcoscenico, non ho nessun segreto particolare, sono così di mio. In questi 50 anni non mi sono fatta mancare niente, ho fatto tutti i generi musicali dal beat alle canzoni d’autori francesi, passando per il rock e l’heavy metal: adesso vedremo cosa succederà. Chi apprezzo delle altre cantanti in gara? Mi piacciono molto Arisa e Noemi, non sono della mia generazione ma mi sento come loro. Io icona gay da tempo? Sono a favore delle unioni civili, ma non mescolerei questi argomenti con le canzoni”.

Roberto Vassallo

Sanremo 2015, il Festival visto dalla sala stampa: l’ultimo giorno

Quarto appuntamento e quarto grandissimo successo per il Festival targato Carlo Conti che si afferma ancora una volta come leader degli ascolti televisivi con il 47,81% di share. Nella serata in cui Giovanni Caccamo ha stravinto è definitivamente sbocciato l’amore tra il sottoscritto (o the underwritten come preferirebbe il Cigno) e i Kutso, la band classificatasi in seconda posizione tra le nuove proposte.
A proposito di nuove proposte, il livello di tutta la categoria è stato altissimo e se per Caccamo e per i Kutso parla la classifica, bisogna doverosamente elogiare anche gli altri sei nuovi prospetti che hanno calcato il palco dell’Ariston.

Menzione d’onore per Enrico Nigiotti: ricordatevi bene la sua Qualcosa da decidere perché potrebbe essere il vero grande tormentone radiofonico del futuro prossimo. Impossibile ascoltarla e non provare a canticchiarla poco dopo, il ritmo è travolgente e il testo facile da imparare. Bravo Enrico!

Applausi anche per Chanty. Una voce ipnotica (copyright di Matteo Faccio) che sulle note di Ritornerai, un pezzo dal tema complicato e profondo, ha emozionato tutti. L’eliminazione precoce dalla gara non rende giustizia al talento della nostra concittadina ma senza ombra di dubbio siamo sicuri che il suo futuro sarà più che roseo.

Anche la brava, bella e simpatica Amara ci ha conquistato. Dopo anni di delusioni è finalmente arrivata la tanto sospirata vetrina sanremese anche per lei, un meritatissimo premio alla sua costanza esemplare. E poi signori permettetemi di farle i complimenti per l’eleganza e la gentilezza esibite durante l’intera durata del Festival, chapeau! E la sciarpa in testa come la indossa lei è una chicca…

Da rivedere Serena Brancale, Rakele e il giovanissimo Kaligola. Le esibizioni non permettono un giudizio completo per cui auguriamo loro un grande in bocca al lupo unito alla speranza di poterli ritrovare al più presto in scena.

Tornando alla stretta attualità della sala stampa oggi scena interamente dedicata ai Dear Jack che appena arrivati hanno omaggiato l’intera platea con il loro nuovo disco. Un’ondata di ragazzine impazzite per i talenti (?) usciti da Amici ha letteralmente preso d’assalto le porte d’ingresso sorvegliate a fatica dagli addetti alla sicurezza. Per rendere l’idea di quello a cui abbiamo assistito oggi vi invito a guardare il prossimo episodio del docufestival prodotto dal nostro Andrea De Sotgiu, anticipandovi solamente che ho provato a passare in mezzo all’esercito di ragazzine con in mano alcune copie del cd.

Purtroppo questo sarà l’ultimo articolo che scriverò per il Festival, il mio primo Sanremo. Un’esperienza indimenticabile, vissuta a tremila all’ora. Grazie a tutto il team di Campuswave Radio per la compagnia e grazie anche a tutti i colleghi della sala stampa Lucio Dalla che con me hanno condiviso questa avventura.
Grazie Sanremo, speriamo di ritrovarci anche il prossimo anno.

Roberto Vassallo

Sanremo 2015, il Festival visto dalla sala stampa: giorno 4

Sarà ricordato come uno dei Festival più seguiti di sempre. La terza serata di Sanremo 2015 centra il 49,50% di share, record assoluto per questa edizione che probabilmente sarà superato solamente il giorno della finalissima.
Soddisfazione evidente per gli organizzatori anche se la stanchezza e lo stress cominciano a manifestarsi come è successo quest’oggi al Palafiori: scintille immediatamente sedate tra il responsabile dell’Ufficio Stampa Rai Antonio Manzi e alcuni operatori del mondo radiofonico.
Ma fortunatamente alla Lucio Dalla oggi si è parlato anche di musica grazie agli artisti che si sono concessi ai microfoni.

Apertura di giornata affidata ad Anna Tatangelo: “Negli ultimi anni si è quasi più parlato della mia vita privata che di quella professionale e se dopo dieci anni di gossip in Italia ne parliamo ancora credo ci si debba preoccupare. Libera è una canzone che mi rappresenta poiché è priva di pregiudizi e preconcetti e questo Festival è “normale”, come doveva già essere ai tempi di Baudo”. E a chi la vedrebbe bene alla conduzione della kermesse la sig.ra D’Alessio risponde: “Magari, mi prenoto per l’edizione dell’anno prossimo”.

“Non siamo tre tenori, basta chiamarci così. Siamo due tenori e un baritono”. Parole e musica dei ragazzi del Volo che aggiungono “Siamo tre anime differenti, tre emozioni diverse unite in una sola voce. Noi funzioniamo perché stiamo bene insieme”. E in chiusura una tirata d’orecchio all’universo musicale italiano: “Qui in Italia non sappiamo valorizzare i nostri talenti mentre all’estero ci amano”. Modesti…

Ritornato sul palco dell’Ariston dopo diciotto anni Nek, fresco vincitore della serata dedicata alle cover, commuove la sala stampa citando la sua canzone: “Biologicamente e spiritualmente noi siamo fatti per amare”. E temprato da esperienze forti quali la nascita della figlia e la morte del padre ammette che questo è il disco della consapevolezza “Ma non fatemi maturo a tutti i costi, diciamo che prima ero un ragazzino e ora sono un dilf”.

Splendida e splendente Annalisa esalta la sua Liguria: “Ci sono persone che si sentono a casa ovunque e altre che si sentono tali solo quando sono davvero a casa loro, io appartengo alla seconda specie”. Anche a lei tocca la domanda su un eventuale futuro da valletta: “Non so se lo farei ma trovo che le mie colleghe attualmente impegnate in questo ruolo inusuale  siano brave e divertenti”.

Gianluca Grignani dedica Sogni infranti agli italiani che vivono una situazione difficile: “Una delle canzoni più belle che abbia mai scritto e che si pone l’obiettivo di andare oltre al palco, oltre al Festival e arrivare alla gente”. E sul paragone con Vasco Rossi dice: “Lui è inarrivabile e io sto prendendo un’altra direzione. Ciò non toglie che un giorno mi piacerebbe collaborare con lui”. Un pensiero anche per Papa Francesco “Anche se non vado in chiesa lui mi ha colpito molto perché parla direttamente alla gente”.

Felice di essere nella città dei fiori Marco Masini ripercorre la sua carriera sanremese: “ La prima volta qui mi ha cambiato la vita poi è arrivata la consacrazione grazie a Perché lo fai. Nel 2000 sono arrivato penultimo e nel 2004 ho vinto. Ho avuto momenti di salita e di discesa in cui ho nuotato a bocca chiusa per restare a galla”. E per chiudere: “Non rifarei i Festival del 2005 e del 2009”.

L’ultima parola al Palafiori è affidata ad uno dei principali artisti della musica italiana Enrico Ruggeri, ospite della serata finale con un omaggio a tre grandissimi come Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e Giorgio Faletti. “Non sarà una canzone lugubre ma sorridente. Si parlerà di Gaber e Jannacci che accolgono Faletti tra loro con sorriso e sarcasmo. Ho pensato di presentarla ma non avrei fatto in tempo e comunque essendo stata ascoltata in anteprima da Carlo Conti ho ritenuto che non fosse adatta ad andare in gara”.

Roberto Vassallo

Sanremo 2015, il Festival visto dalla sala stampa: giorno 3

E’ un Festival che piace sempre di più. Sanremo 2015 non accusa il tipico calo fisiologico del secondo appuntamento e ottiene il 41,67% di share, un risultato di assoluto prestigio.
Numerosi gli ospiti quest’oggi al Palafiori. Dalla giovane Serena Brancale ad Alex Britti, passando tra gli altri per Lorenzo Fragola, Irene Grandi e il duo Biggio – Mandelli. Presenti anche il giovanissimo Kaligola, Nesli e Bianca Atzei.

Ventisei anni e tanto entusiasmo, Serena Brancale presenta Galleggiare:  “L’ho scritta quattro anni fa, parla d’amore, ma nello specifico di una sensazione che abbiamo vissuto tutti anche non nell’amore quando siamo in bilico. Racconto quello che provo come se parlassi a un diario segreto e staserà comunque andrà mi divertirò. Sono consapevole che non sia il brano canonico da Festival di Sanremo, ma io voglio crederci lo stesso”.

Passare da X Factor al teatro Ariston può essere più complicato di quanto si possa immaginare. Lorenzo Fragola ha confidato le sue prime impressioni sanremesi: “Qui l’emozione è più forte rispetto  a X Factor che per me è stata sicuramente una grande scuola. Nonostante la mia giovane età devo dire che tutti i big mi hanno accolto molto bene e per me è un onore ricevere complimenti da artisti più esperti che ho sempre stimato”. E a proposito della sua canzone Siamo uguali e delle sue prospettive di carriera ha poi aggiunto: “Mi sono imposto componendo brani in inglese ma credo fosse giusto variare un po’ mostrando un’altra parte di me. In futuro cercherò di produrre brani dalle diverse identità poiché ritengo limitante dedicarsi solamente a pezzi acustici”.

Grintosa e solare, Irene Grandi ha conquistato la sala Lucio Dalla: “Cambia il mondo ma Sanremo non cambia mai e per fortuna , rimane un momento importante per rappresentare tanti diversi artisti e modi di fare musica. Sono qui con un pezzo al femminile, ispirato dalla voglia di crescere di tante donne e dalle persone coraggiose che hanno voluto trovare nell’amore per se stesse la ragione per cambiare ciò che nelle loro vite non andava”. In chiusura il pensiero vola a Pino Daniele: “Quando ora sento una sua canzone sono più triste, mi manca e sono dispiaciuta di non poterlo più sentire con delle canzoni nuove”.

La critica non l’ha risparmiata affatto ma Bianca Atzei non ha comunque perso il sorriso e la determinazione: “Non ho mai fatto un talent per cui mi aspettavo di finire nella zona rossa, ma sono comunque felicissima e soddisfatta. E poi sono sarda, per cui non mi arrendo”. La bellezza incantevole dell’artista – che ha ammesso di credere ai colpi di fulmine – ha ammaliato uno dei giornalisti (pare che questo a Campuswave sia conosciuto ndr) il quale ha raccolto la standing ovation della sala consigliando alla cantante di passare dalla sua postazione a fine intervista.
Infine la Atzei ha lasciato il Palafiori con una richiesta alle testate radiofoniche: “Ho bisogno di voi che fate la radio, votatemi!”

Irriverenti Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli i  Soliti Idioti presenti in gara con il brano Vita di inferno : “Siamo degli outsider, partecipiamo con una canzone poco radiofonica ma che speriamo possa diventare la preferita dai muratori. Sanremo è uno show televisivo, noi vorremmo vincere il premio canzone più cantata sotto la doccia”.

Eliminato al primo turno il giovane Kaligola, all’anagrafe Gabriele Rosciglione, rimane ottimista e si concentra sul futuro: “Cosa farò dopo Sanremo? Oggi esce il mio disco nei negozi, penso che girerò dei video per le mie canzoni”. Doverosi i complimenti per il diciassettenne figlio d’arte esibitosi sotto la direzione del nonno.

Convincente anche Francesco Tarducci in arte Nesli: “Credo in questo evento e per questo sono qui. Mi emoziono tanto quando canto e le emozioni che provo in quel momento mi piacerebbe riuscire a trasmetterle a chi ascolta. Il pezzo in gara è più pop ma non certo per fini commerciali, il rap è comunque presente nel mio album”.

L’ultima conferenza stampa è stata quella di Alex Britti: “Non sono venuto al Festival per vincere, qui ultimamente vincono quelli che hanno il pubblico dei ragazzini. Largo giustamente ai giovani io adesso faccio un altro tipo di carriera per cui per me la gara vera inizierà da lunedì quando la mia canzone comincerà ad andare nelle radio e nei negozi”. Britti a Sanremo partecipa da protagonista alla gara dei big ma è presente anche come produttore dei Kutso: “Sono dei punk metallari allegri. Con loro faccio un po’ il fratello più grande regalandogli qualche consiglio”.

Roberto Vassallo