#Sanremo2016 il Festival visto dalla sala stampa: il secondo giorno

Undici milioni 134mila spettatori, con uno share del 49,48 %: è questo il risultato degli ascolti della prima serata del Festival della Musica Italiana 2016. Un successo supportato anche dalle migliaia di interazioni targate Sanremo presenti sui social network  (555 mila solo su Twitter tra le 20.00 e le 02.00). L’eco del risultato positivo è giunto anche tra le mura della sala stampa “Lucio Dalla” del Palafiori dove, attraverso gli schermi che trasmettevano la conferenza stampa direttamente dall’Ariston Roof,  l’entusiasmo dell’entourage Rai è apparso ben nitido.

Carlo Conti, leader indiscusso della kermesse sanremese, mantiene comunque i piedi per terra: “Sono felice per questo risultato, ma bisogna arrivare fino a sabato. Certo è meglio pedalare con il sorriso sulle labbra, ma bisogna sempre pedalare“.

Applausi anche per Virginia Raffaele, protagonista nel corso della prima serata di una riuscitissima imitazione di Sabrina Ferilli: “Dopo tre ore e mezza di trucco, questa mattina mi son sentita tutta incartapecorita: sembravo una rana! Sabrina mi ha mandato un sms per complimentarsi ”.

Promossa anche l’altra valletta Madalina Ghenea, mentre Gabriel Garko è apparso piuttosto in difficoltà sul palco del teatro Ariston: “Sì, ero impacciato e scusatemi se mi ricapiterà” – ha confidato l’attore di origine torinese – “L’emozione mi ha giocato un brutto scherzo”.

Nel pomeriggio Valerio Scanu, vincitore dell’edizione del 2010 che torna al Festival con il brano Finalmente Piove, si è presentato ai giornalisti della Lucio Dalla: “L’ansia c’è sempre, nonostante sia già stato qui. Mi dicono tutti, soprattutto i miei colleghi veterani, che questa ansia non passerà mai, nemmeno alle sesta o settima edizione. Come contenerla? Cercherò di pensare solo alla musica e a quello che sto cantando”.

Dopo Scanu ha parlato Miele, una delle nuove proposte in gara: “Qui a Sanremo mi sento Confusa e felice come la canzone della mia artista preferita (Carmen Consoli, ndr). Nel brano descrivo la mia storia musicale e il mio trasferimento dalla Sicilia a Milano, alla ricerca della mia identità artistica. A 22 anni ho cambiato città vivendo un’importante crescita personale, da ragazza a donna. Quanto c’è dell’essere siciliana nella mia musica? Della mia terra porto la melodia e nelle mie canzoni si sente ”.

La nuova versione dei Dear Jack, con Leiner nuova voce al posto di Alessio Bernabei, ha esordito ieri sera in gara senza entusiasmare più di tanto. Nonostante ciò la band è apparsa tranquilla: “Siamo soddisfattissimi per quello che abbiamo fatto. Facciamo i complimenti al nostro nuovo cantante che ha trasmesso a tutti, in primis a noi, una grande emozione” parola di Lorenzo, uno dei ragazzi usciti dal talent Amici. Entusiasta Leiner, cantante classe ’97, al debutto assoluto al Festival: “Ogni giorno mi sveglio sempre più felice della scelta che ho compiuto entrando in questa band, dove sono stato accolto nel migliore dei modi. Siamo un gruppo , la cosa importante è stare sempre assieme. Ieri sera l’esperienza dei miei compagni mi ha aiutato tanto nei momenti in cui mi sentivo in difficoltà a tenere i loro ritmi”.

Tra le nuove proposte attenzione a Cecile, in gara con il brano N.E.G.R.A. Con i puntini sembra una parola più leggera. Un acronimo che rappresenta la verità, come i draghi che ho dovuto sconfiggere nella mia vita. Non mi lamento perché ho avuto una famiglia importante che mi ha aiutato. Ho avuto molti problemi legati al bullismo, li ho sconfitti circondandomi di persone che mi hanno aiutato a star bene. In questo la musica mi ha molto aiutato: alle scuole medie ho cominciato a suonare il violino, è stata una salvezza. Sono qui per lanciare un messaggio che sia anche buono e non solo provocatorio,  parlo di ogni genere di discriminazione riferendomi a chi viene etichettato con la frase: tu sei diverso ”.

Travolgente proprio come nell’esibizione andata in scena nel corso della prima serata, Rocco Hunt dimostra di aver già conquistato il pubblico con la sua Wake Up, un pezzo che non manca di denunciare le crepe della società di oggi: “Il mio pezzo può cambiare qualcosa? Una canzone non può cambiare le cose, ma può risvegliare l’animo da combattente in una persona. Con il mio brano non cambierò l’Italia, ma i miei fan, che vanno dai bambini ai meno giovani, capiranno il messaggio. Una canzone può far risvegliare le coscienze”. Il giovane rapper napoletano si è espresso anche sulla fuga dal proprio paese per motivi di lavoro: “Ho provato sulla mia pelle cosa si provi ad andare via di casa e questo mi fa riflettere. Si parla di fuga di cervelli e in Italia ci parlano di futuro, nonostante nel frattempo crollino le autostrade. Abbiamo il più grande patrimonio culturale del mondo: l’investimento migliore che potremmo fare sarebbe quello di sviluppare la nostra cultura. Nella serata dedicata alle cover canterò Tu vo fa l’americano con l’intento di chiedere perché fare gli americani, quando gli americani vorrebbero essere noi?”.

Le nuove proposte Francesco Gabbani, Irama e Chiara Dello Iacovo hanno chiuso la maratona delle conferenze stampa al Palafiori.

Francesco Gabbani, al Festival con Amen, ha confidato cosa significhi per lui arrivare al Festival di Sanremo: “È un grande traguardo, ma faccio musica da 12 anni. Ho fatto altri dischi, prima con i Trikobalto e poi da solo. Eternamente ora,  l’album che uscirà venerdì, arriva dopo un periodo di rivalutazione di me stesso in cui ho iniziato a fare musica in maniera più viscerale, senza pensare ai risultati commerciali”.

Irama, che canterà la sua Cosa resterà si definisce: “Un ibrido tra cantautorato, rap e pop. Sono cresciuto con i cantautori italiani, ma crescendo mi sono avvicinato alla cultura underground e ascolto da sempre artisti pop italiani”.

Infine Chiara Dello Iacovo confessa che: “Introverso  è stata scritta prima delle finali di The Voice, in un momento di rabbia. Nei talent c’è molta ipocrisia e tantissimi tempi morti, nonostante in tv sembra che accada di tutto”. Personalmente però si definisce una persona felice e, citando Epicuro, descrive la propria felicità come un piacere catastematico (l piacere durevole, che consta della capacità di sapersi accontentare della propria vita, di godersi ogni momento come se fosse l’ultimo, ndr).

Roberto Vassallo

NonDiario sanremese (a distanza)

Milano, 9 febbraio 2016

Sapete che c’è? C’è che Sanremo mi manca un po’. Due miseri anni di sala stampa – mannaggia a lei! – e ho finito per assuefarmici, ci ho fatto il callo e l’abitudine.

Si, ma per quest’anno niente. I motivi sono diversi e non meritano di essere enumerati. Però due righe te le mando, Festival. Una pagina strappata ad un taccuino, un post-it giallo di quelli che mai una volta che restino incollati. Quasi una Lettera, o una NonLettera. Quasi una Cartolina, o una NonCartolina. Quasi un Diario, o… beh, l’antifona s’è capita. Il solito cacciapalle.

Dite ciò che volete e pensate, di queste mie parole, ciò che vi va. Ignoratele o condividetele. Mi è venuto da tirarle fuori e l’ho fatto. È tipo il flusso di coscienza di Joyce… o il riflusso gastrico allo stomaco, per volare più bassi. Non è che uno ci pensi, stai buono e ne paghi le conseguenze.

È stato un gesto impulsivo, una roba scritta a mano senza il tempo di pensarci su, in preda alla foga e all’invidia verso chi sta passando la settimana che vorrei passare io. Una scarica di vanità, un esercizio di stile. Oppure un modo per esorcizzare le tentazioni e allontanare l’agitazione. Per mettermi a sedere e tirare il fiato. Come una sbronza ben presa. Una sorta di masturbazione emotiva: mi do piacere da solo e tanto basta. Chissà.

A me Sanremo piace. La città, dico: raffinata, elegante come una villeggiatura anni ’30, profumata dai venti di Ponente. Bella come una ragazza spiata di nascosto. Dal profilo francese, come l’Andrea di Faber. Non ci avevo mai messo piede, prima del Festival del 2014, e ora ci torno sempre volentieri. Piacevoli congiunzioni hanno fatto sì che, di recente, frequentassi spesso e volentieri la Riviera dei Fiori, l’estremità occidentale della nostra meravigliosa striscia di rocce sul mare.

Ebbene, di sovente non ho resistito alla tentazione e mi sono allungato fino a Sanremo. In periodi extra Festival, va da sé. Senza confusione, quasi ai limiti della noia. Comunque, ogni maledetta volta, ai piedi dell’Ariston o ai varchi del Palafiori, ricordo. Irrimediabilmente. E, anche senza volerlo, sorrido. Percorro tutta la passeggiata del centro, quella che arriva fino al casinò, con i nomi dei vincitori della kermesse incisi sulle piastrelle di ottone, e faccio l’italiano medio. Con piacere e senza la minima traccia di vergogna. Perché è senza vergogna che dichiaro il mio amore per il Festival: è un’unione civile per gioco, la nostra, ma è pura e sentita. E mi fa bene allo spirito, come un bicchiere di vino buono o un bacio rubato.

Così, adesso, ascoltando Sorry Seems To Be The Hardest Word, penna voce e piano del baronetto più posh del pianeta, ho scritto di te, Sanremo. Perché ti voglio bene, anche se stavolta ci siamo traditi, allontanati senza ragione, e a stento salutati, oggi, incrociandoci sui marciapiedi grigi di quest’altra città. Però, mi domando, chi ha detto che tradirsi voglia dire non amarsi più?

Mandami uno dei tuoi fiori, piccola, anche il più striminzito, e sarò sempre qui a perdonarti, farti la corte e correrti dietro a perdifiato.

Mi hai visto crescere, ché sono cresciuto più da quando ti ho vista che in tutta la mia vita precedente. Anche se non mi andava.

Sanremo risate e sbadigli, sbattimenti e notti senza fondo. Incazzature, maroni che girano, mal di pancia, colpi di fulmine, palpeggiamenti, sudore, puzzo, alcol, sigarette, grida e stonature. Scalette e gradini vari, per non si sa dove. Tutta roba inutile, in fin dei conti. Ma non c’è nulla di più appagante dell’inutilità. O sbaglio?

Mi va a genio tutto del Festival: le transenne, gli incontri che non ti aspetti in Piazza Bresca, persino le canzoni. Forse non subito, ma col tempo tutto si aggiusta. Casa Sanremo, poi, ti manda fuori di testa: è La grande bellezza, suppergiù. Mi piacciono i programmi del pomeriggio di Rai2, che fanno a gara a chi è più trash ma vorrei guardare per ore. I ristorantini che non spostano una sedia da decenni, figurarsi cambiare i menù. Mi piace il luvego di febbraio, i raffreddori, gli scrosci di pioggia che non si perdono un’edizione. Perché anche loro lo sanno: esserci, fuor di buonismi, è tutta un’altra vita.

E proprio per questo, siccome sono arrabbiato, stavolta ti ho guardato con la coda dell’occhio. Ho pure cambiato canale (Sacrilegio!), più spesso di quanto sia disposto ad ammetterti. Per dirla tutta: mi sono perso la fine. Echissenefregadelleclassifiche. Ho guardato l’inizio, comunque. Chi voglio prendere in giro: l’ho aspettato in trepidante attesa, roba che neanche le mie nipotine coi regali di Natale. Caspita, la carrellata dei vincitori è stata davvero notevole. Parole e musica della storia del dopoguerra italiano. Giù il cappello. Applausi e felicitazioni. Ma sarà l’unica lusinga che ti faccio, sia chiaro. Anzi, ora forse mi guardo un film. Tiè.

Anche se…

268 chilometri. Tre ore di auto. Peccato che l’auto qui non ce l’abbia. Oppure due giorni di cammino. Se mi sbrigo, va a finire che arrivo per la sera dei duetti. È sempre stata la mia preferita, a pensarci bene. Ah no! Per quest’anno, no. Io e Sanremo abbiamo litigato.

Ma sapete che c’è? C’è che mi manca. Ci avevo proprio fatto il callo e l’abitudine.

Sennò la bicicletta… Voglio dire: sulla Milano-Sanremo ci fanno pure la corsa. Che sarà mai.

Buonanotte, Festival. Ti auguro ogni bene.

Grazie dello spazio concessomi, Campuswave. Passo e chiudo.

Quasi dimenticavo! Pace.

Matteo Faccio

#Sanremo2016 il Festival visto dalla sala stampa: il primo giorno

Pronti, partenza, via! Ritorna il Festival della Canzone Italiana e ritorna anche il racconto della kermesse sanremese da parte di Campuswave Radio. Direttamente dalla sala stampa “Lucio Dalla” del Palafiori, ogni giorno sulle pagine del nostro sito tutto il meglio delle conferenze stampa dei protagonisti.

Elio e le Storie Tese e Patty Pravo hanno aperto il valzer delle dichiarazioni del Festival 2016, nel mezzo ha parlato anche il direttore artistico, nonché presentatore della kermesse, Carlo Conti in compagnia dei protagonisti del Dopofestival (Nicola Savino, Max Giusti e la Gialappa’s band) e del direttore di RaiUno Giancarlo Leone.

Elio e le Storie Tese (in video collegamento dall’Ariston Roof , la sala stampa riservata alle testate cartacee) sono apparsi in gran forma, con il consueto bagaglio di simpatia travolgente:

“Il nostro pezzo Vincere l’odio sintetizza la nostra carriera, siamo sempre stati a favore dell’amore e contro l’odio. Non siamo qui per puntare al podio o al primo posto, vogliamo essere eliminati e poi ripescati! Solo così si vive in maniera entusiasmante ed intensa il cammino al Festival. Come band siamo degli sperimentatori, degli abbattitori di muri: ad esempio siamo stati i primi a parlare a Sanremo di “femminiello” (in tempi ben lontani dall’attualità, ndr)”.

Sul palco assieme a Elio e agli altri componenti del gruppo, non ci sarà Rocco Tanica che ha dichiarato: “A settembre 2015 ho preso l’impegno con la RAI per ripetere l’ironica rassegna stampa come nella passata edizione. Solo dopo questo accordo, abbiamo presentato la canzone che è stata accettata in gara. Ho ritenuto che fosse più coerente rispettare l’impegno preso in precedenza per cui non mi esibirò sul palco dell’Ariston con i miei compagni”.

Sempre attraverso i microfoni dell’Ariston Roof, Carlo Conti ha anticipato qualche chicca in programma nella serata d’apertura: “Inizieremo con una clip dedicata ai vincitori delle passate edizioni, un tuffo nel passato che mai nessuno ha fatto. Dopodiché un omaggio musicale a David Bowie precederà l’ingresso dei cantanti: il primo ad esibirsi sarà Lorenzo Fragola”.

La sessantaseiesima edizione del Festival della canzone italiana segna anche il ritorno ufficiale del Dopofestival: “Sarà un confronto tra giornalisti e cantanti, sullo stile delle interviste post partita” così l’ha definito Nicola Savino che condurrà l’approfondimento post kermesse in compagnia di Max Giusti e della Gialappa’s band.

Giancarlo Leone, direttore di Rai Uno, incalzato sulla presenza di Gabriel Garko (personaggio legato a Mediaset, storica concorrente della Rai) ha tenuto a precisare: “Il Festival è di tutti e come tale ha sempre attinto dalla concorrenza. In passato è successo, ad esempio, con Maria De Filippi, con Paolo Bonolis e altri personaggi ”.

Il compito di chiudere la prima giornata di conferenze stampa è toccato a Patty Pravo, giunta personalmente al Palafiori: “Sono concentrata su Eccomi, il disco che uscirà il 12 febbraio. Come si resta ai vertici per tanto tempo? Si lavora, la cosa che più amo è stare sul palcoscenico, non ho nessun segreto particolare, sono così di mio. In questi 50 anni non mi sono fatta mancare niente, ho fatto tutti i generi musicali dal beat alle canzoni d’autori francesi, passando per il rock e l’heavy metal: adesso vedremo cosa succederà. Chi apprezzo delle altre cantanti in gara? Mi piacciono molto Arisa e Noemi, non sono della mia generazione ma mi sento come loro. Io icona gay da tempo? Sono a favore delle unioni civili, ma non mescolerei questi argomenti con le canzoni”.

Roberto Vassallo

Sanremo 2015, il Festival visto dalla sala stampa: l’ultimo giorno

Quarto appuntamento e quarto grandissimo successo per il Festival targato Carlo Conti che si afferma ancora una volta come leader degli ascolti televisivi con il 47,81% di share. Nella serata in cui Giovanni Caccamo ha stravinto è definitivamente sbocciato l’amore tra il sottoscritto (o the underwritten come preferirebbe il Cigno) e i Kutso, la band classificatasi in seconda posizione tra le nuove proposte.
A proposito di nuove proposte, il livello di tutta la categoria è stato altissimo e se per Caccamo e per i Kutso parla la classifica, bisogna doverosamente elogiare anche gli altri sei nuovi prospetti che hanno calcato il palco dell’Ariston.

Menzione d’onore per Enrico Nigiotti: ricordatevi bene la sua Qualcosa da decidere perché potrebbe essere il vero grande tormentone radiofonico del futuro prossimo. Impossibile ascoltarla e non provare a canticchiarla poco dopo, il ritmo è travolgente e il testo facile da imparare. Bravo Enrico!

Applausi anche per Chanty. Una voce ipnotica (copyright di Matteo Faccio) che sulle note di Ritornerai, un pezzo dal tema complicato e profondo, ha emozionato tutti. L’eliminazione precoce dalla gara non rende giustizia al talento della nostra concittadina ma senza ombra di dubbio siamo sicuri che il suo futuro sarà più che roseo.

Anche la brava, bella e simpatica Amara ci ha conquistato. Dopo anni di delusioni è finalmente arrivata la tanto sospirata vetrina sanremese anche per lei, un meritatissimo premio alla sua costanza esemplare. E poi signori permettetemi di farle i complimenti per l’eleganza e la gentilezza esibite durante l’intera durata del Festival, chapeau! E la sciarpa in testa come la indossa lei è una chicca…

Da rivedere Serena Brancale, Rakele e il giovanissimo Kaligola. Le esibizioni non permettono un giudizio completo per cui auguriamo loro un grande in bocca al lupo unito alla speranza di poterli ritrovare al più presto in scena.

Tornando alla stretta attualità della sala stampa oggi scena interamente dedicata ai Dear Jack che appena arrivati hanno omaggiato l’intera platea con il loro nuovo disco. Un’ondata di ragazzine impazzite per i talenti (?) usciti da Amici ha letteralmente preso d’assalto le porte d’ingresso sorvegliate a fatica dagli addetti alla sicurezza. Per rendere l’idea di quello a cui abbiamo assistito oggi vi invito a guardare il prossimo episodio del docufestival prodotto dal nostro Andrea De Sotgiu, anticipandovi solamente che ho provato a passare in mezzo all’esercito di ragazzine con in mano alcune copie del cd.

Purtroppo questo sarà l’ultimo articolo che scriverò per il Festival, il mio primo Sanremo. Un’esperienza indimenticabile, vissuta a tremila all’ora. Grazie a tutto il team di Campuswave Radio per la compagnia e grazie anche a tutti i colleghi della sala stampa Lucio Dalla che con me hanno condiviso questa avventura.
Grazie Sanremo, speriamo di ritrovarci anche il prossimo anno.

Roberto Vassallo

Sanremo 2015, il Festival visto dalla sala stampa: giorno 4

Sarà ricordato come uno dei Festival più seguiti di sempre. La terza serata di Sanremo 2015 centra il 49,50% di share, record assoluto per questa edizione che probabilmente sarà superato solamente il giorno della finalissima.
Soddisfazione evidente per gli organizzatori anche se la stanchezza e lo stress cominciano a manifestarsi come è successo quest’oggi al Palafiori: scintille immediatamente sedate tra il responsabile dell’Ufficio Stampa Rai Antonio Manzi e alcuni operatori del mondo radiofonico.
Ma fortunatamente alla Lucio Dalla oggi si è parlato anche di musica grazie agli artisti che si sono concessi ai microfoni.

Apertura di giornata affidata ad Anna Tatangelo: “Negli ultimi anni si è quasi più parlato della mia vita privata che di quella professionale e se dopo dieci anni di gossip in Italia ne parliamo ancora credo ci si debba preoccupare. Libera è una canzone che mi rappresenta poiché è priva di pregiudizi e preconcetti e questo Festival è “normale”, come doveva già essere ai tempi di Baudo”. E a chi la vedrebbe bene alla conduzione della kermesse la sig.ra D’Alessio risponde: “Magari, mi prenoto per l’edizione dell’anno prossimo”.

“Non siamo tre tenori, basta chiamarci così. Siamo due tenori e un baritono”. Parole e musica dei ragazzi del Volo che aggiungono “Siamo tre anime differenti, tre emozioni diverse unite in una sola voce. Noi funzioniamo perché stiamo bene insieme”. E in chiusura una tirata d’orecchio all’universo musicale italiano: “Qui in Italia non sappiamo valorizzare i nostri talenti mentre all’estero ci amano”. Modesti…

Ritornato sul palco dell’Ariston dopo diciotto anni Nek, fresco vincitore della serata dedicata alle cover, commuove la sala stampa citando la sua canzone: “Biologicamente e spiritualmente noi siamo fatti per amare”. E temprato da esperienze forti quali la nascita della figlia e la morte del padre ammette che questo è il disco della consapevolezza “Ma non fatemi maturo a tutti i costi, diciamo che prima ero un ragazzino e ora sono un dilf”.

Splendida e splendente Annalisa esalta la sua Liguria: “Ci sono persone che si sentono a casa ovunque e altre che si sentono tali solo quando sono davvero a casa loro, io appartengo alla seconda specie”. Anche a lei tocca la domanda su un eventuale futuro da valletta: “Non so se lo farei ma trovo che le mie colleghe attualmente impegnate in questo ruolo inusuale  siano brave e divertenti”.

Gianluca Grignani dedica Sogni infranti agli italiani che vivono una situazione difficile: “Una delle canzoni più belle che abbia mai scritto e che si pone l’obiettivo di andare oltre al palco, oltre al Festival e arrivare alla gente”. E sul paragone con Vasco Rossi dice: “Lui è inarrivabile e io sto prendendo un’altra direzione. Ciò non toglie che un giorno mi piacerebbe collaborare con lui”. Un pensiero anche per Papa Francesco “Anche se non vado in chiesa lui mi ha colpito molto perché parla direttamente alla gente”.

Felice di essere nella città dei fiori Marco Masini ripercorre la sua carriera sanremese: “ La prima volta qui mi ha cambiato la vita poi è arrivata la consacrazione grazie a Perché lo fai. Nel 2000 sono arrivato penultimo e nel 2004 ho vinto. Ho avuto momenti di salita e di discesa in cui ho nuotato a bocca chiusa per restare a galla”. E per chiudere: “Non rifarei i Festival del 2005 e del 2009”.

L’ultima parola al Palafiori è affidata ad uno dei principali artisti della musica italiana Enrico Ruggeri, ospite della serata finale con un omaggio a tre grandissimi come Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e Giorgio Faletti. “Non sarà una canzone lugubre ma sorridente. Si parlerà di Gaber e Jannacci che accolgono Faletti tra loro con sorriso e sarcasmo. Ho pensato di presentarla ma non avrei fatto in tempo e comunque essendo stata ascoltata in anteprima da Carlo Conti ho ritenuto che non fosse adatta ad andare in gara”.

Roberto Vassallo

Sanremo 2015, il Festival visto dalla sala stampa: giorno 3

E’ un Festival che piace sempre di più. Sanremo 2015 non accusa il tipico calo fisiologico del secondo appuntamento e ottiene il 41,67% di share, un risultato di assoluto prestigio.
Numerosi gli ospiti quest’oggi al Palafiori. Dalla giovane Serena Brancale ad Alex Britti, passando tra gli altri per Lorenzo Fragola, Irene Grandi e il duo Biggio – Mandelli. Presenti anche il giovanissimo Kaligola, Nesli e Bianca Atzei.

Ventisei anni e tanto entusiasmo, Serena Brancale presenta Galleggiare:  “L’ho scritta quattro anni fa, parla d’amore, ma nello specifico di una sensazione che abbiamo vissuto tutti anche non nell’amore quando siamo in bilico. Racconto quello che provo come se parlassi a un diario segreto e staserà comunque andrà mi divertirò. Sono consapevole che non sia il brano canonico da Festival di Sanremo, ma io voglio crederci lo stesso”.

Passare da X Factor al teatro Ariston può essere più complicato di quanto si possa immaginare. Lorenzo Fragola ha confidato le sue prime impressioni sanremesi: “Qui l’emozione è più forte rispetto  a X Factor che per me è stata sicuramente una grande scuola. Nonostante la mia giovane età devo dire che tutti i big mi hanno accolto molto bene e per me è un onore ricevere complimenti da artisti più esperti che ho sempre stimato”. E a proposito della sua canzone Siamo uguali e delle sue prospettive di carriera ha poi aggiunto: “Mi sono imposto componendo brani in inglese ma credo fosse giusto variare un po’ mostrando un’altra parte di me. In futuro cercherò di produrre brani dalle diverse identità poiché ritengo limitante dedicarsi solamente a pezzi acustici”.

Grintosa e solare, Irene Grandi ha conquistato la sala Lucio Dalla: “Cambia il mondo ma Sanremo non cambia mai e per fortuna , rimane un momento importante per rappresentare tanti diversi artisti e modi di fare musica. Sono qui con un pezzo al femminile, ispirato dalla voglia di crescere di tante donne e dalle persone coraggiose che hanno voluto trovare nell’amore per se stesse la ragione per cambiare ciò che nelle loro vite non andava”. In chiusura il pensiero vola a Pino Daniele: “Quando ora sento una sua canzone sono più triste, mi manca e sono dispiaciuta di non poterlo più sentire con delle canzoni nuove”.

La critica non l’ha risparmiata affatto ma Bianca Atzei non ha comunque perso il sorriso e la determinazione: “Non ho mai fatto un talent per cui mi aspettavo di finire nella zona rossa, ma sono comunque felicissima e soddisfatta. E poi sono sarda, per cui non mi arrendo”. La bellezza incantevole dell’artista – che ha ammesso di credere ai colpi di fulmine – ha ammaliato uno dei giornalisti (pare che questo a Campuswave sia conosciuto ndr) il quale ha raccolto la standing ovation della sala consigliando alla cantante di passare dalla sua postazione a fine intervista.
Infine la Atzei ha lasciato il Palafiori con una richiesta alle testate radiofoniche: “Ho bisogno di voi che fate la radio, votatemi!”

Irriverenti Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli i  Soliti Idioti presenti in gara con il brano Vita di inferno : “Siamo degli outsider, partecipiamo con una canzone poco radiofonica ma che speriamo possa diventare la preferita dai muratori. Sanremo è uno show televisivo, noi vorremmo vincere il premio canzone più cantata sotto la doccia”.

Eliminato al primo turno il giovane Kaligola, all’anagrafe Gabriele Rosciglione, rimane ottimista e si concentra sul futuro: “Cosa farò dopo Sanremo? Oggi esce il mio disco nei negozi, penso che girerò dei video per le mie canzoni”. Doverosi i complimenti per il diciassettenne figlio d’arte esibitosi sotto la direzione del nonno.

Convincente anche Francesco Tarducci in arte Nesli: “Credo in questo evento e per questo sono qui. Mi emoziono tanto quando canto e le emozioni che provo in quel momento mi piacerebbe riuscire a trasmetterle a chi ascolta. Il pezzo in gara è più pop ma non certo per fini commerciali, il rap è comunque presente nel mio album”.

L’ultima conferenza stampa è stata quella di Alex Britti: “Non sono venuto al Festival per vincere, qui ultimamente vincono quelli che hanno il pubblico dei ragazzini. Largo giustamente ai giovani io adesso faccio un altro tipo di carriera per cui per me la gara vera inizierà da lunedì quando la mia canzone comincerà ad andare nelle radio e nei negozi”. Britti a Sanremo partecipa da protagonista alla gara dei big ma è presente anche come produttore dei Kutso: “Sono dei punk metallari allegri. Con loro faccio un po’ il fratello più grande regalandogli qualche consiglio”.

Roberto Vassallo

Sanremo 2015, il Festival visto dalla sala stampa: giorno 2

La seconda giornata del 65esimo Festival di Sanremo è iniziata sotto i migliori auspici. La soddisfazione per l’ottimo risultato ottenuto dalla prima serata in termine di ascolti (49,34% di share) ha acceso ulteriormente l’entusiasmo intorno alla rassegna principale della musica italiana.
Entusiasmo palpabile anche in sala stampa web, radio e tv, dove quest’oggi si sono alternati i big Raf, Malika Ayane, il duo Grazia Di Michele – Mauro Coruzzi, Chiara e Moreno, uniti alle nuove proposte Enrico Nigiotti e Amara. Anche le vallette Arisa ed Emma si sono concesse ai microfoni della sala stampa “Lucio Dalla” e a sorpresa sono state raggiunte da Carlo Conti.

Il primo a presentarsi al Palafiori è stato Raf, tornato al Festival con il brano Come una favola a ventiquattro anni di distanza dall’ultima apparizione: “Le canzoni d’amore, come quella che presento, hanno sempre avuto un ruolo importante nel mondo della musica popolare. Sanremo è sempre stato pop, gli italiani apprezzano la musica leggera e non c’è niente di male in questo. Ho deciso di tornare qui perché nell’epoca dei talent il palcoscenico dell’Ariston è diventato l’unica alternativa popolare per promuovere i propri dischi. Inoltre Carlo Conti è un mio carissimo amico da quando io ero un adolescente punk e lui un giovane deejay. Se parteciperei ad un talent show? D’istinto direi di no perché non credo che si debba gareggiare per la musica, ma se penso che dopo così tanto tempo sono tornato a Sanremo mai dire mai”.

Dopo Raf è toccato alla giovane proposta Enrico Nigiotti rispondere alle domande dei cronisti: “Il mio disco Qualcosa da decidere mi rappresenta totalmente perché rispecchia tutte le parti di interesse che posso avere io per il pubblico. C’è la mia musica, la mia chitarra, le mie canzoni frutto di anni in cui ho cercato di attirare l’attenzione del mondo discografico. Ho già un passato e non potendo più sbagliare sono maturato molto. La mia presenza ad Amici è stata una gavetta come tante altre, diciamo che è come essere stati con una ragazza un po’ stronza che poi ti ha lasciato. Se però mi dovete etichettare come uno uscito da quel talent allora mi date un disco di platino e vado tra i big e non tra i giovani. Sono la Cenerentola di questo Festival, i potenti non ti possono obbligare a smettere di fare una cosa che ami. Nessuno mi ascoltava, ero considerato come un lebbroso perché mi ero autoeliminato da un talent, ma ho stretto i denti e non ho mollato. Sul palco dell’Ariston porterò proprio questa convinzione: non mollare mai”.

Emma ed Arisa, giunte in sala stampa entrambe in bombetta, si sono presentate ancora emozionate e soprattutto provate dalla serata d’apertura. Nonostante ciò sono state abili a evitare i tentativi di mettere zizzania tra di loro da parte di alcuni giornalisti e se Arisa ha manifestato la volontà in futuro di lavorare all’estero, Emma ha orgogliosamente sottolineato il suo lato meno rude e più emotivo mostrato ampiamente ieri sera durante l’esibizione in coppia con la compagna di conduzione.

Apprezzatissima l’irruzione nella sala riservata tra le altre suo primo grande amore (la radio) del conduttore nonché direttore artistico del Festival Carlo Conti: “Non potevo non abbracciarvi”.
Raggiante per l’esordio da record, Conti ha glissato sul tweet polemico di Zucchero che qualcuno tra i cronisti gli ha fatto notare e ha promosso le sue due vallette “8,5 ad entrambe”.

Malika Ayane ha aperto la serie pomeridiana delle conferenze stampa :“Il mio nuovo album Naif nasce dall’esigenza di ballare. Ho cercato di portare in Europa ritmi tribali rielaborati. I testi parlano della necessità di non sprecare neanche un attimo del tempo a disposizione e per la stesura ho chiesto aiuto a Pacifico, artista che è accanto a me dal mio primo disco. Per quanto riguarda il picco di ascolti durante la mia esibizione posso dire che forse mi sono trovata nel posto giusto al momento giusto. Fa piacere anche se mette ansia, significa che tutti ti stanno a guardare. Questa è la mia quarta apparizione a Sanremo: il primo anno c’era l’incoscienza della prima volta, la seconda volta l’arroganza con me stessa, la terza volta ormai sapevo come funzionava e ora che conosco tutti gli elementi sono esplosa. Se penso di vincere? La cosa più importante è far crescere il progetto che presento e avere la possibilità di farne un altro il più presto possibile”.
Ad accompagnare la cantante di origine marocchina c’era Caterina Caselli la quale ha commentato la scelta di Malika di esibirsi in Vivere di Vasco Rossi durante la serata dedicata alle cover del passato: “Quando ha deciso di fare questo pezzo sono rimasta spiazzata, pensavo fosse intoccabile. Poi ho pensato a come avrebbe potuto farla lei e mi sono convinta. Quando l’ho ascoltata mi sono commossa”.

Nonostante la loro canzone sia già a rischio eliminazione dopo solo una serata, Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi possono essere soddisfatti. La loro Io sono una finestra ha vinto il premio Lumezia quale miglior testo. E mentre la Di Michele definisce l’album in uscita domani “jazz, pittorico e impressionista“, Coruzzi (ben più conosciuto nelle vesti di Platinette) ha commentato: “Il messaggio che vogliamo trasmettere con il nostro pezzo non è di facile approccio” – aggiungendo inoltre che – “Il pubblico che ha apprezzato la nostra canzone non popola i social network”.

Dopo aver aperto la prima serata del 65esimo Festival di Sanremo, anche Chiara si è confessata ai giornalisti della “Lucio Dalla”: “Aprire Sanremo e la realizzazione di un sogno, sembra banale ma è davvero così. Mi sentivo una bella responsabilità ma è stato bellissimo. La visibilità che ti concede la tv è una fortuna, altrimenti la gente pensa che non canti più. Sui social mi è capitato di rispondere a persone che pensavano che mi fossi fermata solo perché non mi vedevano quando magari in quel periodo facevo quattro concerti a settimana. Se farò mai un album in inglese? Se mi capiterà di certo non mi tirerò indietro.

Dopo Chiara è stato il turno di Moreno, giovane rapper genovese attesissimo tra i big, che ha risposto a proposito delle difficoltà che si possono trovare passando dal freestyle “di strada” al palco dell’Ariston, mondi che appaiono assai lontani: “Credo che il rap ormai sia stato sdoganato anche a Sanremo. Per arrivare a livelli elevati c’è bisogno di questi grandi appuntamenti e perciò bisogna aprire la mente. Io voglio diventare cantante di musica rap però rispetto chi intende mantenere un profilo underground continuando a suonare nei centri sociali. La mia presenza al Festival? Stasera, nel mio piccolo, cercherò di stupire”.

L’ultima conferenza stampa di giornata è stata quella di Amara arrivata al Festival dopo una gavetta durata diversi anni: “Sono molto emozionata e felice”.
La nuova proposta in arrivo direttamente dal talent Area Sanremo interpellata sul suo modo di fare musica ha dichiarato: “Alla finta moralità preferisco l’essenza e quando scrivo una canzone compio un lungo viaggio interiore che mi aiuta a guardare la vita con uno sguardo universale anziché terreno”.

Roberto Vassallo

L’abito non fa il monaco (?)

La prima puntata del Festival della canzone italiana, andata in onda ieri a partire dalle 21 su Rai1, non è stata esclusivamente centrata sulla musica, ma anche l’estetica ha destato critiche e commenti. Stiamo parlando certamente dello stile e degli outfit che sono entrati in 11 milioni e 767 mila case italiane, senza neanche chiedere il permesso.

Mi soffermerei sui quattro presentatori, o presentamucche.

Come non partire dall’unico e inimitabile Carlone Conti? Il presentatore dal color sequoia 365 giorni all’anno, ha magistralmente condotto il “carrozzone” senza sbagliarne una (o quasi), all’interno del suo impeccabile smoking, esonerandosi da qualsiasi commento pungente, cosa che non si può invece dire delle due vallette al suo seguito Emma ed Arisa.

Tralasciando critiche relative alla loro performance di spalle, personalmente discutibili, si sono presentate in due abiti completamente diversi per quel che riguarda stile e occasione.

Emma, la prima a calcare il palcoscenico per la prima volta (in abiti femminili) ha tentato di sposarsi.

Un’espressione simil paresi facciale che trapelava agitazione e “li mortacci tua”, l’ha accompagnata lungo la fatidica scala che in questi 65 anni ha rischiato di mandare allo scatafascio intere reputazioni. Cara Emma, per fortuna ti sei salvata.

Pochi attimi di gloria prima di salutare il pubblico: braccio teso in alto, mano a cucchiaino ruotato di 180 gradi e vai col tango, la Regina Elisabetta le fa una “Pippa”.

Ma a proposito di Arisa, è stata lei stessa a ironizzare sul suo nome, goliardicamente, in riferimento alla sua discesa.

Probabilmente confusa e/o in preda a follia, ha scambiato il Festival per un corso di alpinismo: con il microfono in una mano e il vestito nell’altra, ha voluto sollevare parte dell’abito per mostrarci le ciaspole.

È lei la ciliegina sulla torta, proprio in tutti i sensi: in abito rosso, forse un po’ troppo per la sua vocina così rilassante e per il suo humor all’inglese. Uno strascico che ha fatto risparmiare ingenti quantità di denaro altrimenti spesi per imprese di pulizia.

Ma veniamo alla vera rivelazione della serata: prossima colonna portante della comicità targata Colorado (e affini), sto certamente parlando della bellissima Rocio Munoz Morales conosciuta principalmente per il suo ruolo di compagna di Raul Bova. Comparsa quattro volte, con tre abiti diversi: una bomboniera sarebbe stata meno appariscente. Nonostante ciò non è chiaro come un vestito oggettivamente elegante, possa rendere così pacchiana una donna.

La dolcissima ispanica si è lasciata andare, è stata se stessa e ha parlato solo attraverso brillanti proverbi spagnoli.

Vanessa Incontrada, dove sei?

Per oggi mi fermo qui, ma non temete: Enzo Miccio si aggira per Sanremo…e anche io.

Pay attention.

 

La Giò

Sanremo 2015: siamo pronti!

C’è chi conta i giorni rimasti, chi si è appuntato la data sul calendario, chi vorrebbe andarci e chi ci va davvero.

Martedì 10 febbraio è davvero vicino e non è una data qualsiasi. Fino a sabato, infatti, andrà in scena la 65esima edizione del Festival di Sanremo.

Campuswave Radio seguirà l’appuntamento per il quarto anno consecutivo. Tra vecchie conoscenze, graditi ritorni e alcune new entry, la squadra della radio universitaria genovese sarà composta da Nadia Denurchis, Alessandro Mazzeo, Matteo Di Palma, Federico Bruzzese, Andrea De Sotgiu, Matteo Faccio, Federico Salmetti, Giovanna Vittoria Ghiglione e Roberto Vassallo.

Con la passione e le competenze che ci contraddistinguono vi guideremo nel cuore della rassegna musicale direttamente dalla sala stampa “Lucio Dalla” del Palafiori di Sanremo.
Da mattina a sera seguiremo gli sviluppi della kermesse attraverso le conferenze stampa dei protagonisti, le interviste radiofoniche e i contributi televisivi raccolti dalla nostra redazione.
E se vuoi interagire con noi vi basta scrivere via SMS o WhatsApp al numero 340 254 79 53.

Come lo scorso anno, Campuswave Radio rappresenterà nuovamente il portale dei media universitari Ustation e sarà in collegamento continuo con le altre realtà del circuito RadUni.
Ampio spazio alle vicissitudini del Festival anche sui nostri profili Facebook, Twitter, YouTube e Instagram.

Campuswave ti porta a Sanremo. Segui La Voce della Tua Università.

Ritorna la “Scialloteca” !

Martedì 15 Marzo, dopo il programma “Bar Sport”, torna la Scialloteca ! Con la selezione di Poppi Dj questa volta sarà la canzone italiana, legata al festival di SanRemo, ad allietare il nostro pomeriggio. Una puntata speciale dedicata al festival insomma !

Con ciò si apre la Scialloteca “secondo season”, le cui puntate saranno ordinate al contrario (dalla numero 13 alla numero 0) in una sorta di conto alla rovescia in attesa dell’estate. Non mancate all’appuntamento,  sintonizzatevi !