Il calcio italiano stava meglio quando si stava peggio – Cronaca di un inesorabile declino

Le fotografie digitali non possono subìre i segni del tempo, non ingialliscono. Eppure, a guardarle bene, ognuno di noi riesce a percepire di quanto e come il tempo sia passato, facendoci ricordare di un periodo in cui si stava meglio, o peggio, dipende dai singoli casi. In questo caso, di quando si stava molto, ma molto meglio. Dal tetto del Mondo allo scantinato d’Europa in soli 11 anni: quella foto del 2006, a guardarla bene, sa di un tempo che chissà se mai ritornerà.

Per anni la nazionale, massima esponente del sistema calcio italico, è stata un castello di pietra costruito su delle fondamenta di sabbia. Inevitabile che prima o poi qualcosa succedesse. Chi si ferma solo a guardare le due partite con la Svezia, o l’intera gestione Ventura, totalmente fallimentare da dopo Madrid, forse non sa che sta guardando la punta di un Iceberg. Il fallimento del calcio italiano è cominciato diversi anni fa, se proprio troviamo una data, proviamo a fissarla nel 2010: la generazione dei campioni del mondo al capolinea dopo un mondiale da campioni uscenti concluso ai gironi. È vero, da lì in poi ci sono state le parentesi positive del 2012 e del 2016 agli europei (una finale persa e un quarto di finale raggiunto con una squadra mediocre ma con un cuore e un allenatore con le palle grandi così), ma negli ultimi anni è il serbatoio che rimpinguava la macchina azzurra ad essersi bucato sempre di più, fino alla rottura totale.

Ed è proprio lì che si trova la causa, la falla, il marcio. I settori giovanili hanno investito spesso, sì, ma poco sugli italiani. E quel poco di buono che producevano, puntualmente veniva bruciato quasi sul nascere di carriera, con un sacco di eterne promesse che i palcoscenici importanti li hanno visti solo in TV, e la nazionale solo in cartolina. Il calcio italiano è ormai in mano a procuratori e dirigenti che appena scorgono un mezzo talento pensano a incensarlo e a ricavarci la cifra migliore, senza tenere conto della qualità e senza ragionare sul lungo periodo. E in questo gioco di devozione al dio denaro, si sa, gli stranieri introdotti nel nostro calcio sono più facili da intortare: hanno meno pretese e portano maggiore profitto nelle tasche dei sapientoni calcistici di turno.

E allora ecco che, concentrandosi sempre più su chi arriva da fuori e non su chi abbiamo in casa (mi ricorda qualcosa… non mi pare succeda solo nel calcio…) la macchina azzurra non ha più benzina da mettere nel serbatoio, non ha più talenti e forze utili alla causa azzurra: ci si arrangia come si può, e la macchina, quando rimane senza benzina, si pianta lì.

Ripartire. È quello che invocano tutti all’indomani della seconda più grande disfatta del calcio italiano. E la macchina, per ripartire, ha bisogno di benzina, di nuova linfa. Intervenire là dove si può trovarla sarebbe la soluzione. Ma in questo “sistema” in cui a tanti, troppi, forse tutti “va bene così”, forse non ce n’è la volontà. Un dirigente serio, dopo l’eliminazione, avrebbe dovuto licenziare in tronco il tecnico. Il tecnico, dopo un’umiliazione del genere, avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni. Ma dodici ore dopo siamo ancora lì a leggere “ne parliamo domani”. Questa frase dice tutto. La volontà di intervenire come si deve e ripartire da capo non c’è, o se c’è tarderà ad arrivare. E allora continueremo a guardare quella foto degli ultimi campioni del Mondo come un pallido ricordo, pensando che in questo triste declino, che non si sa se e quando avrà fine, il calcio italiano stava molto meglio in quel periodo che ormai definiamo tutti come “quando si stava peggio”.

Siete a un bivio: tenervi il vostro schifoso business o valorizzare e far tornare grande quel movimento, quel mondo, quella maglia, che a tanti italiani regala piccole grandi gioie nel quotidiano. A tutti quanti piacerebbe un colpo di scena come nei film con il lieto fine, ma viste le premesse, temo che il finale della storia ci sia già stato svelato.

-Brux-

Formula 1: nel glamour di Monaco, tra bellezze, errori (e orrori), le Ferrari riscrive la Storia. In primis la sua…

Sì, è stato detto e ridetto, ma il succo del discorso alla fine sta tutto lì: la Ferrari, a Monaco 2017, ha riscritto la storia.

La sua, e un pò anche quella della Formula 1. Quantomeno un paio di righe in una pagina importante a livello statistico. Perché se il successo nel Principato che ritorna 16 anni dopo Michael Schumacher (anche allora fu doppietta con Rubens Barrichello secondo, ed è già nostalgia), la prima doppietta dopo sette lunghi anni è qualcosa di ancora più importante. I famosi sette anni di sfiga per lo specchio rotto non c’entrano nulla, ma solo a fatto compiuto ci si rende conto che in casa rossa, un digiuno così lungo, non lo si vedeva dai tempi che hanno preceduto l’era di Kaiser Schumi.

La Ferrari lascia Montecarlo con tante più certezze rispetto ai dubbi con cui va via la Mercedes, battuta sì nella battaglia monegasca (tanti tifosi della rossa hanno solo conosciuto sabato l’esistenza di Stoffel Vandoorne, campione GP2 del 2015 che ha messo fine alla qualifica di Hamilton in Q2, e lì anche alle sue ambizioni per la domenica, anche se Lewis ha abortito talmente tanti giri lanciati prima del patatrac che un pò di mea culpa avrebbe da farlo) ma consapevole che certe caratteristiche che ritroveremo in tanti altri circuiti la mettono un gradino sotto la rossa: ma attenzione al bottone magico, basta azionarlo che oplà la paura sparisce.

Sta diventando una triste abitudine vedere lo sconsolato di turno sul podio di Monaco: dopo Hamilton e Ricciardo, privati dal successo negli ultimi 2 anni da mosse scellerate dei loro team, con Nico Rosberg che sentitamente ringrazia (e intervista i tre del podio a fine gara con una nonchalance da anchorman consumato). questa volta è toccato a Kimi: dopo nove anni di nuovo in pole, la prima metà gara gestita alla perfezione, lo richiamano al pit e Vettel gli offre il benservito con due giri spaventosi a sfiorare i guard rail come le guance di un’amante tanto desiderata. Lui accusa il colpo, quasi non reagisce, non riesce a riprendere il suo compagno, è secondo, deluso, forse anche un pò frastornato: nella sua non-espressività, quella di domenica nasconde nemmeno più di tanto una delusione tipica di chi “volevo, ma non ho potuto”. Inutile parlare di complotti o di favoritismi, la Ferrari ha agito nell’interesse della doppietta, e la differenza l’ha fatta Seb. Povero Kimi, speriamo che quel gradino lassù sia solo rimandato, se lo meriterebbe l’ultimo acuto, prima del probabile addio.

E per chiudere, spazio a chi questo GP a modo suo, lo ha reso speciale: a Sainz e al suo sesto posto stellare, un pò troppo nell’ombra e in attesa della Chiamata con la C maiuscola; a Perez, che forza la porta semi aperta da Kvyat alla Rascasse regalandoci l’unico vero mezzo sorpasso della giornata; a Button, che all’audio messaggio da “big likes” dell’americano-per-un-giorno Alonso (a proposito, Nando, se la Honda ti tradisce anche a Indy, io inizierei a preparare le carte per il divorzio…)  che lo aveva invitato a “portare a casa la macchina”, risponde infilandosi come un coltello al Portier e creando un sandwich con Wehrlein, la sua Sauber e le morbide barriere del circuito. E finiamo con Ericsson, e il suo psicodramma di andare a muro alla Santa Devota in regime di Safety Car per sdoppiarsi: occorrerà accendere un cero, alla Santa Devota, caro Markus, per sperare nel sedile anche il prossimo anno.

Saluti da chi la gara l’ha vista in TV a 20 km dal Loews.

Brux

E’ una Formula 1 viva più che mai. Pochi sorpassi ma stupendi, pochi crash ma determinanti. Speriamo non troppo….

Una doverosa premessa: chi trova ancora questa Formula 1 noiosa ai livelli degli ultimi 2-3 anni, può tranquillamente prendere il primo razzo per la Luna e farci sapere quanto è divertente il mondo delle corse lassù. Chissà, magari scopriamo qualcosa di veramente spaziale!!!

Sarcasmo a parte,  i momenti di piattume ci sono, ma sono dei brevi break all’interno di un evento dove finalmente torna a regnare l’incertezza, in cui l’errore umano torna di nuovo un fattore determinante, da tenere incollati allo schermo in attesa del prossimo crash.

Ne sa qualcosa purtroppo il buon Antonio Giovinazzi, che si fa prendere dalla voglia di sbranare il suo compagno di squadra e finisce per essere sbranato lui, due volte, dal rettilineo principale di Shangai. La sua botta caratterizza, in parte, la strategia Ferrari e soprattutto di Vettel, che si sarebbe risparmiato volentieri un transito in più in corsia box sotto safety car, e magari senza quello avrebbe potuto attaccare di più Hamilton. Con i sè e con i ma non si va da nessuna parte, inutile rimuginare, anche perchè sono troppi. E se Kimi avesse lasciato strada prima a Seb, visto che la sua macchina sembrava avere più problemi dell’Insetto Scoppiettante di Wacky Races? Non sapremo mai come sarebbe andata a finire.

Hamilton vince, la Ferrari resta lì a tenere vivo un duello che ci accompagnerà fino a novembre, speriamo che Giovinazzi abbia un’altra chance e che l’esperienza insegni qualcosa. E poi, preghiera personale ma credo condivisa anche dal mitico Roby di “Bar Sport”, date una macchina decente ad Alonso: vederlo così fa male, a tutti. Pure a chi lo ha ridotto così. Ma chi è causa del suo mal, pianga sè stesso (ma date le origini, non faccia harakiri, sennò sarebbe una carneficina).

-Brux-

E’ l’alba di una nuova Formula 1. E non solo per i colori rossi….

Era il primo GP del 2017, ma qualcuno, me compreso, guardando la gara in TV avrà pensato di essere stato catapultato nel 1998. E credetemi, mai tuffo nel passato fu così bello.

Già, pèrchè la nuova Formula 1 ha ritrovato quegli elementi vecchi che la rendevano bella, affascinante, spettacolare. Quello spettacolo che abbiamo invocato per tanto, troppo tempo, e che forse finalmente ora iniziamo a rivivere nella giusta maniera.

Avevamo fatto più o meno tutti l’errore di dire “eh ma con pochi sorpassi non c’è azione, non c’è spettacolo, ci si annoia”. Dobbiamo ricrederci tutti. Sarà anche diminuita la quantità di azione e di sorpassi, ma a beneficiarne è stata la qualità. Pochi ma buoni, come i due sorpassi dei rosei Force India (a proposito, facciamo una petizione per lasciare che almeno le tute di Perez, Ocon e del team restino nere) veri, belli, tutti gustati. Che valgono molto di più di quei 30-35 sorpassi fasulli degli anni passati, dove DRS e usura gomme facevano la differenza al 90%.

Il pilota è tornato a essere padrone del proprio destino, e non a caso dopo 6 lunghi anni ritroviamo un italiano al via. Bravo Antonio, continua così e vedrai che ti capiteranno tante altre chances. Spiace vederti smezzare un sedile con Wehrlein, meritereste tutti e due di stare lì, ma purtroppo il dio denaro ha tristemente occupato due sedili dello schieramento, e uno è quello del terzo incomodo del box Sauber. Meno azione ma molta più incertezza, pochi sorpassi ma di qualità, e quello che ci terrà incollati alla TV sarà il fatto che basta un niente per cambiare le sorti di un GP, perchè la bravura e l’errore umano tornano a fare la differenza e a decidere tutto, o quasi. Vettel ieri ha vinto anche perchè la Mercedes (ma come forse nessun altro) aveva calcolato che queste nuove gommone hanno diminuito l’usura, dando la possibilità di giocarsi tutto non solo ai box, ma anche in pista. La Mercedes farà tesoro degli errori e tornerà, ma la Ferrari ha raccolto, anzi, lanciato lei per prima il guanto di sfida.

Bentornata, cara Formula 1. Quanto ci sei mancata. E quanto ci sono mancate le invasioni di pista a fine corsa di un popolo appassionato. Siamo solo all’inizio, hai ancora tanto da regalarci. Non ci tradire nuovamente.

-Brux-

Alle 12 appuntamento con Bar Sport “speciale sorteggi” per scoprire i prossimi avversari di Juve, Napoli, Roma e Fiorentina nelle coppe europee

Puntata speciale per Bar Sport, il programma sportivo della nostra web-radio, condotto da Roby e Lucio. La trasmissione odierna per l’occasione non prenderà il via come di consuetudine alle 14, ma partirà alle 12. Il motivo? Semplice, verranno seguiti in diretta i sorteggi degli ottavi di finale di Champions League e dei sedicesimi di Europa League. Quattro le squadre italiane interessate (Juventus e Napoli in Champions League, Roma e Fiorentina in Europa League) per un appuntamento tra i più attesi dell’intera stagione calcistica.

Non saranno però solo i sorteggi ad animare la puntata di Bar Sport. Come al solito non mancherà il consueto punto sul recente turno di Serie A; inoltre ampio spazio anche per il calcio locale dalla Serie D fino alla Promozione e per diversi approfondimenti su altre discipline sportive.

L’appuntamento è dunque fissato per le ore 12 su Campuswave Radio, non resta che collegarsi con noi…

Vi aspettiamo!

Bar Sport ft. ControCampus: una puntata clamorosa, con un grande ospite: Francesco Repice! Riascoltalo qui

Quella di lunedì 31 ottobre è stata una bella giornata, a suo modo storica e importante: tre anni dopo l’addio dal palinsesto della nostra radio, Cesco e Brux hanno fatto ritorno in coppia negli studi della Palazzina Lagorio del Campus, affiancando i loro eredi, nonchè nuovi principi dello sport di Campuswave Radio, Roby e Lucio, per uno speciale “Bar Sport ft. ControCampus” (uno dei pochi feat. della storia senza Pitbull!).

Due ore intense, sportive, spettacolari, e “clamorose”: mai termine fu più azzeccato per arricchire la puntata con la presenza del “Falco”, Mattia, storica presenza fissa in ControCampus e comparsa saltuaria delle prime stagioni di Bar Sport. Ma per un’occasione speciale, non poteva mancare un ospite speciale: direttamente dai microfoni di RadioRai e di “Tutto il Calcio Minuto per Minuto”, il radiocronista Francesco Repice assieme al nostro ROberto ha analizzato la vittoria della Juve sul Napoli di sabato sera.

Clicca qui per riascoltare l’intervento di Francesco Repice!

#Bar Sport: i grandi ospiti intervenuti in puntata

È stato un lunedì ricco di spunti quello offerto dallo scorso weekend sportivo. Dal derby di Genova a Milan Juve, fino al calcio locale: tanti gli argomenti da approfondire nel corso di Bar Sport, il programma sportivo di Campuswave Radio, per il nostro Roby Vassallo.

Una puntata, quella odierna, arricchita da tanti ospiti prestigiosi:

Tarcisio Mazzeo (Caporedattore del Tg Regione Liguria nonché ex voce di “Tutto il calcio minuto per minuto”) con cui si è parlato di Sampdoria-Genoa.

 

Enrico Zambruno (Telecronista di Juventus TV) ha invece discusso con noi del big match di San Siro, analizzando in particolare la situazione della Juventus.

 

Gian Luca Firpo (giornalista di rsvn.it e voce delle partite del Savona Calcio su Radio Savona Sound) è intervenuto per raccontarci la prima vittoria casalinga stagionale degli Striscioni contro il Sestri Levante.

 

Mario  Pisano (allenatore del Pietra Ligure, attualmente primo in classifica nel campionato di Promozione – Girone  A) ha infine commentato il pareggio della sua squadra sul campo del Ceriale.

 

Se vi siete persi l’appuntamento in diretta, potete ascoltare la replica di Bar Sport questa sera alle 22 oppure domani alle 12 sempre sulle nostre frequenze. Nel frattempo qui, trovate i podcast con gli interventi dei nostri ospiti.

Super puntatona e grandissimi ospiti oggi nel nostro Bar Sport!

Sarà davvero un appuntamento imperdibile quello di oggi alle 14, con una puntatona super di Bar Sport.

Ospiti del nostro Roberto Vassallo, ci saranno infatti Gianluca Firpo, radiocronista del Savona Calcio su Radio Savona Sound per parlare della vittoria degli stricioni di ieri sul Sestri Levante, Tarcisio Mazzeo, caporedattore del TGR Liguria in onda su Rai 3 ed ex radiocronista di “Tutto il Calcio minuto per minuto” per parlare del derby della Lanterna vinto dalla Sampdoria, Enrico Zambruno, telecronista di Juventus TV, per parlare della sconfitta dei bianconeri di sabato sera a San Siro con il Milan. Non mancherà la pagina dedicata al calcio locale: ospite Mario Pisano, allenatore del Pietra Ligure primo in classifica nel girone A di Promozione. Infine si parlerà di Formula 1 con Federico Bruzzese.

Gli ingredienti per un super appuntamento ci sono tutti: vi aspettiamo alle 14 su www.campuswave.it

Le parole di Mister Riolfo a Bar Sport: “Non siamo contenti dei nostri risultati”

Per la Sanremese non sono giornate facili. La squadra di Giancarlo Riolfo sta faticando particolarmente (seppur sia ancora imbattuta) ad emergere in un campionato come la Serie D che resta comunque molto equilibrato. Essendo ancora nella fase iniziale della stagione, nulla si può definire compromesso: serve però un deciso miglioramento, soprattutto a livello mentale. Troppi infatti i punti gettati per strada, specialmente nei minuti finali. A confermarlo è lo stesso Riolfo che ieri ha partecipato in collegamento telefonico a Bar Sport:

Domenica scorsa, per come si era messa la partita ad un quarto d’ora dalla fine – ha dichiarato il tecnico matuziano rispondendo alle domande di Roby e Brux – bisognava essere chiusi, maturi e bravi da non farsi recuperare. Quella dei minuti finali è una pecca su cui siamo cascati in più di una partita. Noi squadra di categoria superiore? Dobbiamo dimostrarlo e fino ad adesso non l’abbiamo ancora fatto. Dobbiamo migliore certi aspetti mentali“.

L’intervista è stata anche l’occasione per un aggiornamento sulle condizioni di Caboni, attaccante della Sanremese, uscito anzitempo contro il Ligorna: “Non sta bene – ha confidato Riolfo – l’avversario con un mezzo calcetto gli ha allungato la gamba mentre era già estesa: speriamo sia un’assenza breve, ma sicuramente non sarà brevissima“.

Dopodiché, uno sguardo ai prossimi impegni: “A Sestri Levante cercheremo prestazione e risultato: dobbiamo trovare dentro di noi la molla che ci faccia crescere ed ottenere risultati pieni. Inoltre, non snobbiamo la Coppa Italia: a Viareggio cercheremo di fare il meglio possibile“.

Infine, una considerazione sullo stato d’animo che si sta vivendo all’interno dello spogliatoio biancazzurro: “Non siamo contenti e per nulla appagati di quelli che sono stati i nostri risultati. Sappiamo che possiamo fare di più“.

Clicca qui per ascoltare il podcast dell’intervista all’allenatore della Sanremese Giancarlo Riolfo:

L’allenatore della Sanremese Giancarlo Riolfo e Riccardo Fabri ospiti di “Bar Sport”

Andrà in onda quest’oggi la seconda puntata stagionale di “Bar Sport”, il nostro programma sportivo in onda tutti i lunedì dalle 14.

Come di consuetudine non mancheranno grandi ospiti. In studio, assieme al conduttore Roberto Vassallo, ci sarà il gradito ritorno a casa di Federico Bruzzese; mentre interverranno telefonicamente Giancarlo Riolfo (tecnico della Sanremese) e Riccardo Fabri (direttore responsabile di Radio Savona Sound nonché giornalista sportivo del Secolo XIX – redazione di Savona).

Per interagire con il programma ed i suoi protagonisti, vi ricordiamo che potete scrivere via SMS, via What’s App e via Telegram al ‪340 254 7953; oppure scrivete ai profili Facebook e Twitter di Campuswave Radio