NonDiario Sanremese Extratime – Articoli postumi

Mercoledì 12 febbraio, giorno 4 d.F. (dopo Festival, va da sé) in base al calendario stilato la scorsa settimana.

L’epopea sanremese è un enorme sabato sera intervallato da altrettanto enormi lunedì mattina. Di conseguenza, l’immediato presente somiglia a una domenica da coma di cui non si vede la fine. Ovatta negli orecchi, ferro in bocca. Inteso come gusto amarognolo ma pure pistola, per i più audaci.

La serata di sabato, quella vera, ha giocato secondo regole tutte sue. Sipario sul Festival intorno alle 2 e mezza. La spedizione di Campuswave, con l’ovvia destinazione del dj set di Radio 2 a Casa Sanremo, abbandona il campo base alla soglia delle 3. Parecchia selezione all’ingresso: c’è chi rischia di non entrare. Giammai, tutti o nessuno! Alle 4 passate siamo finalmente dentro e al gran completo: chi a ballare, chi a tentare dichiarazioni d’amore acrobatiche all’insegna della coppia che scoppia in console, Ema Stokholma e Andrea Delogu.

Un paio d’ore e persino Casa Sanremo spranga i battenti. L’alba. Cos’è, un giro in piazza Bresca non lo fai?

Ritroviamo Massimo Morini, the Special One. U Speciâle. Ci sediamo ai tavolini di un bar, che definire chiuso è eufemismo indegno delle nostre pagine. Attorno a noi, Caporetto. SuperMax ci spaccia i soliti retroscena: la platea comincia ad accusare le angherie di Morfeo, ma pendiamo dalle sue labbra. Lo abbracciamo, ci diamo appuntamento al ’21 (“Non perdiamoci di vista, eh!”) e prendiamo il cammino della Visitazione.

Rincasiamo alle 7 e mezza, freschi come Riviera dei Fiori impone. Buonanotte principi del Maine, re della Nuova Inghilterra.

Il rientro di domenica ha rappresentato la consueta scalata al K2. I minuti di sonno messi in cascina? Un centinaio. Le borse da caricare in macchina? Eccessive. Mi tocca guidare? Naturale. Posso fiondarmi a casa a dormire? Alle 15 c’è Genoa-Cagliari e sono 18 anni ininterrotti che vado allo stadio. Capisco l’antifona e, come in sogno, mi arrendo all’evidenza.

Alla guida nelle ore notturne

Io e Nadia, sui seggiolini del Ferraris, sembriamo lobotomizzati. La partita va come deve. Lunedì mattina passo un’ora e mezza in banca. Faccio la spesa (dal frigo uscivano solo sterpaglie rotolanti stile Vecchio West) e abbozzo delle pulizie di casa. Il lavoro arretrato mi guarda dall’angolo in alto a destra della scrivania. Gli sorrido, sornione.

Martedì cedo ai primi morsi di nostalgia e passo la giornata in radio, al campus, registrando un podcast (presto su questi schermi, stimati follower). Oggi allungo la mano fino all’angolo dx di cui sopra, ma negli intervalli compongo questo requiem.

Allegria!, annunciava il titolare della statua vicino all’Ariston. Ed è lì che torniamo.

A distanza, posso confermare i gradini del mio personalissimo podio. Elodie (Andromeda una volta al dì, prima dei pasti), Levante e Gualazzi, probabilmente in quest’ordine. MA. Al di là di ogni possibile valutazione a bocce ferme, sappiamo bene quale sia il solo criterio a cui prestare orecchio, la Cassazione, l’ultima e insindacabile verità. Il canticchiare ossessivo-compulsivo. E qui, inatteso, compare il VincitoreVincitoreVincitore (Festival, Critica 1 e Critica 2). Diodato.

Il cantante vincitore di Sanremo Diodato

Ho visto uomini tutti d’un pezzo sciogliersi in lacrime, dinanzi a Fai rumore, ed è da quando ho poggiato piede in casa che faccio partire e ripartire il video. Il testo mi parla, io lo ascolto. Dicono sia una dichiarazione d’amore, postuma pure lei, alla ex Levante. Giusto per aggiungere gravità al carico.

Postilla. Recuperate anche il video di Ringo Starr, uno spasso.

Chiusa. Diversi amici, miscredenti e infedeli: sia detto con affetto, si e mi domandano come faccia a piacermi tanto, questo nostro Festivàl della Canzone Italiana. Per loro rappresenta – con un’ingenuità che, in momenti di indulgenza, reputo persino tenera – nulla più di una sagra allargata, un momento di insostenibile orgoglio nazionalpopolare, una carnevalata mal riuscita. Once again: poveri, teneri ingenui.

Ditemi, amici cari. Da quando andare al circo ha significato travestirsi da pagliacci?

Con l’instillato dubbio, vi saluto. Buonanotte, Festival VentiVenti. E grazie a Campuswave, ogni volta e ogni volta ancora.

Alla prossima. Pace.

Matteo Faccio

Rassegna Stanca #4

Rassegna Stanca è il commento assonnato della mattina dopo: dove per mattina, naturalmente, si intenda un intervallo di tempo che non per forza si esaurisca col sole allo zenit. Rassegna Stanca è editoriale, cronaca, contrappunto, esperimento. Giacché la penna, l’autore o l’autrice, cambia di giorno in giorno, di articolo in articolo. Davide Rissotto chiude le danze, con la sua About last night.

La Rassegna di quest’oggi è Stanca, stanchissima, praticamente in pigiama.

La settantesima edizione del Festival ci costringe a un tour de force serratissimo. Nonostante le polemiche ricorrenti, da quest’anno si sfonda quotidianamente il muro delle due di notte.

Fortuna che la nostra kermesse preferita sa sempre regalarci grandissimi momenti di televisione, perle di spettacolo destinate a segnare per sempre l’immaginario comune del nostro Paese. No, non mi riferisco alla consacrazione di Leo Gassman come vincitore della sezione Nuove Proposte, né alle magistrali performance di Achille Lauro, per una volta passate in secondo piano. Punto il faro su Morgan, mi sembra chiaro.

In seguito alla sua rivisitazione futuristica di Sincero, il suo (ex) compagno di merende decide di abbandonare il palco, provocando l’uscita di scena dalla gare dei due. Insomma, Musica e Bugo scompare.

E pensare che solo qualche ora prima sembrava essersi placato l’altro grande “scontro” che aveva incendiato il Festival nelle serate precedenti: quello tra Fiorello e Tiziano Ferro. I due, che in più occasioni avevano battibeccato a suon di hashtag e interviste piccate, si sono ritrovati sul palco per duettare sulle note di Finalmente tu, concludendo la loro esibizione con un simbolico bacio sulle labbra che, forse, pone la parole fine alle loro incomprensioni.

Il bacio tra Honecker e Breznev nel celebre murale sul Muro di Berlino

Gioia, amore e sentimentalismo si sono imposti prepotentemente come temi ricorrenti in gran parte dei 24 brani in gara, ieri sera affidati al solo giudizio della sala stampa. La classifica finale (che non si capisce bene in che modo vada ad intaccare le classifiche precedenti, stilate nel corso della settimana) ha visto il trionfo di Diodato, tallonato da Francesco Gabbani (che a questo punto si candida ad essere il favorito per la vittoria finale) e dai Pinguini Tattici Nucleari.

Mai come in questa edizione, il risultato finale sembra incerto: la sensazione da Casa Sanremo è di totale equilibrio tra 4 o 5 artisti, apprezzati trasversalmente da buona parte del pubblico.

Siete impazienti di sapere come andrà a finire? Cenate leggeri, riposatevi nel pomeriggio e preparate i thermos, because I think it’s gonna be a long long night!

Davide Rissotto

Rassegna Stanca #3

Rassegna Stanca è il commento assonnato della mattina dopo: dove per mattina, naturalmente, si intenda un intervallo di tempo che non per forza si esaurisca col sole allo zenit. Rassegna Stanca è editoriale, cronaca, contrappunto, esperimento. Giacché la penna, l’autore o l’autrice, cambia di giorno in giorno, di articolo in articolo. Oggi tocca a Letizia Valle.

La Rassegna Stanca oggi è stanchissima e siamo sicuri ci perdonerete il clamoroso ritardo. Dopo due ore di sonno e sei di lavoro sono qui a raccontarvi la nostra serata cover Sanremo 2020.

Com’è andata la puntata più o meno lo sapete tutti, i TG ne parlano e sui social le notizie riempiono le nostre bacheche. Farò comunque un breve riassunto: 54,5% di share, Cristiano Ronaldo in prima fila, il monologo di Benigni, Tosca (con Piazza Grande) al primo posto, seguita da Pelù (Cuore matto) e dai Pinguini Tattici Nucleari (medley Papaveri e papere / Nessuno mi può giudicare / Gianna / Sarà perché ti amo / Una musica può fare / Salirò / Sono solo parole / Rolls Royce).

Come abbiamo vissuto la terza serata noi dalla casa del Grande Fratello però non lo sapete, eccetto qualche spoiler sui social (principalmente sui nostri profili privati). Serata alternativa. Campuswave si è divisa in due formazioni, la “nuova guardia” ha seguito il Festival dalla lounge di Casa Sanremo, mentre la “vecchia” è rimasta a casa a goderselo come ai tempi passati.

Come sia andata a casa non ve lo so dire, però posso raccontarvi qualcosa di come ce la siamo passata noi al Palafiori. Prima una doverosa precisazione: solo i più attenti e fedeli ascoltatori dei contenuti di Campuswave Radio avranno colto il riferimento alla casa del GF. Non sono impazzita e non siamo realmente a Cinecittà, ma potrete capire di più su questa citazione andando a vedere la nostra diretta Facebook di ieri di 2 alle 8.

A questo punto vi starete chiedendo: “Ma quando ci racconta qualcosa, questa?”. Tranquilli, è arrivato il momento!

Tra un drink e l’altro ci siamo scatenati sulle note delle cover più movimentate, in particolare la Non succederà più di Elettra Lamborghini e Myss Keta. La partecipazione della folla nella lounge non è stata particolarmente attiva, ma l’ambiente si è decisamente surriscaldato durante le esibizioni di Achille Lauro (molto apprezzata è stata la performance di Annalisa) e dei Pinguini Tattici Nucleari, oltre a qualche sussulto al momento della classifica.

Pochi istanti prima che Mika salisse sul Nutella stage abbiamo perso all’appello due componenti del gruppo, corse in piazza Colombo a sentire il loro idolo dell’adolescenza e tornate dopo l’esibizione decisamente soddisfatte.

Non vi racconterò altro della nostra prima serata del Festival a Casa Sanremo perché il bello è stato viverla. A domani con una nuova rassegna stanca, stanchissima, pressoché distrutta.

E visto che ormai siamo più vicini alla puntata di stasera che a quella di ieri, buona quarta serata di Festival!

Letizia Valle

NonDiario Sanremese – Elenco puntatA

  • La puntata di ieri è durata un sacco. Veramente tanto. Troppo. Michele Zarrillo arriva sul palco quando si svegliano i fruttivendoli. Nell’estasi o nel fango o nei kiwi in offerta speciale.
  • “Demoscopico” parola della settimana, direbbe Gramellini. Quindi noi diciamo del mese.
  • Giovani. Non ci dispiace Fasma e Marco Sentieri ci convince proprio. Ma poi è di Casal di Principe, birthplace dei boss di Gomorra, e ha sfondato a X-Factor Romania: un intreccio che manco Ammaniti sotto ketamina.
  • Big. Seconda tornata meglio della prima: Pelù e Tosca ne hanno viste tante e si mangiano il palco, con appena un giro d’olio locale a crudo.
  • I Pinguini Tattici Nucleari dopo Ringo Starr si sono fatti prendere la mano e ora sostengono che la loro Bergamo sia la Liverpool italiana. Fa già ridere così. In the town where I was born lived a man who costruì un sacco di case a Milano.
  • Capitolo a parte per la Principessa. Si contorce, ci mette l’anima (c’è chi parla di 21 grammi, la sua peserà almeno mezzo chilo), scandisce le parole che neanche all’Actors Studio. Che ci volete fare, è un’infatuazione di vecchia data. Avevo proprio gli occhi a cuoricino.
  • A Elettra Lamborghini e Levante (la Principessa, appunto) hanno scambiato i titoli, stile neonati nelle culle. Musica (E il resto scompare) e Tikibumbum, valutate voi.
  • Ospiti 1. Perdere l’amore non è la miglior variazione sul tema solo perché a De André è girato di scrivere Verranno a chiederti del nostro. E ogni volta è un pugno sul muso.
  • Ospiti 2. I Ricchi e Poveri si sono passati un tot di corna ma adesso sono tornati insieme. E Franco Gatti sembra il papà di Nadia, non fosse che il papà di Nadia è molto più ganzo.
  • Ospiti 3. Dopo l’esibizione di Paolo Palumbo ci sono stati 25” di silenzio, qui da noi. Ho cronometrato.
  • Marco Masini ieri sera non c’era ma sono due giorni che voglio dire che mi sembra un muezzin e ancora non c’ero riuscito.
  • Nole Djokovic è uno dei miei sportivi di riferimento: l’ho riconosciuto alla prima mezza inquadratura sulle prime file e per farci due scambi venderei la felpa di Campuswave. Non so se.
  • Nole Djokovic fa ben più ridere di Fiorello. Andate a vedervi le sue imitazioni dei colleghi su YouTube.
  • Foto con fiorellini gialli per staccare un attimo.
fiori gialli
  • Esordio stagionale di Campuswave a Casa Sanremo. Paghiamo i cocktail col QR Code e questa smaterializzazione del danaro non facilita eventuali regimi disintossicanti. Tantomeno regimi di spending review. Tipo fare la spesa col bancomat (io evito i contanti solo perché ho paura di essere foderato di centesimi di rame) e bippare il telepass al casello.
  • Stasera monologo di Benigni. L’affermazione si spiega da sé. Chi si dovesse lamentare del cachet subirà una sessione di cura Ludovico con tutta la controprogrammazone di Mediaset.
  • Amadeus non incappa in goffaggini. Niente scivola-scivola-scivola-scivoloni. Resisterà?
  • Giada, esponente delle nuove leve, a mezzanotte e 50 si è messa a registrare la puntata di un podcast. Nell’altra stanza tutti sbabbiavano per Tiziano Ferro e a fianco a lei c’era uno che russava. Uno dei nostri eh, non un passante sfiancato.
  • A proposito dei regaz di Campuswave. Nonostante sia il terzo giorno sbaglio ancora i nomi, ma non mollo e mi prendo delle confidenze. “Ciao Yle!”, “Io sono Letizia, Ylenia è andata via ieri”. Ciao, grazie.
  • Ho parecchio lavoro da fare. Durante un paio di call con delle agenzie di comunicazione stavo per chiedere un parere sui testi di Junior Cally.
  • Facevamo redazione su Leo Gassmann e per poco non ci picchiavamo. Motivo della faida, quante enne ci siano in coda al cognome. Io, ad esempio, ero dalla parte della doppia. Non ci credete? Ok, andiamo a controllare: sull’Internet si trovano entrambi i risultati. Ok, proviamo con i celebri avi: Vittorio Gassmann nasce nn ma ne leva una all’anagrafe; Alessandro Gassman fa il percorso inverso e torna Gassmann. Il figlio se ne sta. Vinciamo noi sostenitori della doppia, ma è una botta di culo.

Ecco, mi sembra una parola azzeccata con cui chiudere. Non fosse che un’altra ancora non la posso evitare.

Pace.

Matteo Faccio

Rassegna Stanca #2

Rassegna Stanca è il commento assonnato della mattina dopo: dove per mattina, naturalmente, si intenda un intervallo di tempo che non per forza si esaurisca col sole allo zenit. Rassegna Stanca è editoriale, cronaca, contrappunto, esperimento. Giacché la penna, l’autore o l’autrice, cambia di giorno in giorno, di articolo in articolo. Al secondo giro, Giulia Turri.

Ieri sera secondo appuntamento con il Festival della Canzone Italiana, che ha segnato l’entrata in scena di nuove figure, come Emma D’Aquino, Laura Chimenti e Sabrina Salerno.

Le prime a salire sul palco dell’Ariston sono state le nuove proposte con due sfide che hanno visto trionfare Fasma e Marco Sentieri, consentendo loro l’accesso diretto alla finale di venerdì sera.

Protagonisti della puntata, oltre ai cantanti in gara, molti ospiti di spicco come i Ricchi e Poveri in formazione completa, Zucchero, Gigi d’Alessio e infine Massimo Ranieri, che ha duettato con Tiziano Ferro sulle note di Perdere l’amore, riscuotendo molto successo in teatro.

La classifica provvisoria vede in testa Francesco Gabbani, seguito da Le Vibrazioni, Piero Pelù e i Pinguini tattici nucleari con la loro Ringo Starr.

Molto attesa, soprattutto dai giovani, Elettra Lamborghini, che si guadagna la ventunesima posizione, a soli tre posti di distanza da Achille Lauro e la sua esibizione stravagante della prima serata.

Nelle ultime tre posizioni troviamo Rancore, Bugo & Morgan e Junior Cally, che già prima della sua performance aveva fatto parlar di se per i suoi testi e per la sua partecipazione al Festival.

La città non si ferma neanche dopo la fine del Festival, nonostante sia già notte inoltrata. I cantanti danno vita a veri e propri concerti a Casa Sanremo per festeggiare la vittoria o per dimenticare la sconfitta, come nel caso degli Eugenio in Via Di Gioia che ieri sera hanno ironizzato sulla loro breve presenza in gara sulle note di Ho perso.

Giulia Turri

NonDiario Sanremese – Sorrentino o Garrone?

Interno giorno, sala degli sceneggiatori.

“Ok, il set ce l’abbiamo e mi sembra che ci trovi tutti d’accordo: festival musicale in cittadina sul mare. Divertente, nazionalpopolare, rassicurante, piace a nonne e bambini. Il problema è cosa metterci attorno. Fuori dal teatro, intendo. Idee, proposte?”

“Ci mettiamo attorno un sacco di gente strana, boss. Semplice ma d’effetto, ci lascia campo libero.”

“Togliamoci subito il pensiero, bravo Guidi. Aggiudicato. Gente strana tipo? Ognuno dica la sua e valutiamo.”

“Mmh… una vestita da antica romana?”

“Ti ascolto, Bernardini, ti ascolto. La traccia è quella giusta, ma dammi di più.”

“Una vestita da Cleopatra?”

“Bingo, fratello! Gli altri?”

“Una specie di santone. Con tonaca, crocifisso, capelli lunghi e sporchi, sguardo da pazzo. Uno di quelli che ti indica col dito e ti dice che sei destinato alla dannazione eterna se non smetti di ascoltare la trap.”

“Roba buona! Stiamo rifacendo Fellini, ragazzi!”

“Uno incatenato alle transenne?”

“Ok… e per cosa protesta?”

“Vuole farsi togliere una multa dalla municipale. No, banale. Vuole farsi togliere una multa dall’Agenzia delle Entrate. Facciamo critica sociale e ci accaparriamo commercianti e piccoli imprenditori.”

“Bene, sì. E poi tanta gente che sbrocca, naturalmente. Tutti pazzi per i cantanti, i presentatori, gli ospiti. Li guardano come fossero la Madonna in processione.”

“Un carrozzone, un circo!”

Una torcida delle meraviglie del trash: ai giornalisti la vendiamo così. I David di Donatello li raccogliamo col retino!”

“L’Italia al suo massimo. Cazzo, quanto amo questo Paese!”

“I genitori che portano a spasso i figli per farli conoscere ai discografici. Quelli che si fanno le foto con i manifesti del festival. I sosia dei vip.”

“Ma sei un king, Russo! Bene, signori, per adesso fermiamoci qua. Benchmark, riferimenti. Di Fellini abbiamo già detto, non possiamo farne a meno. Anche Pasolini ce lo riguardiamo… più recenti?”

“Beh, La grande bellezza e Reality mi sembrano più che in target.”

“Senza ombra di dubbio. Uno più visionario, l’altro la butta più sulla favola. E qui si pone la questione successiva. Pensiamo già a chi affidare la regia…”

“Boh, io resterei su questi due, intanto il budget non ci manca.”

“Ma infatti. Per una volta che i soldi ce li hanno dati, spendiamoli. E sia. Forza ragazzi, per alzata di mano. Sorrentino o Garrone?”

Sanremo Goes to the Movies: sarà certamente un colossal. Indiscrezioni sul titolo parlano di un ermetico Parà-papapa-parà. La critica lo amerà, i botteghini sono pronti a esplodere. Appena lo passano in chiaro lo guardiamo assieme, vi va?

Pace.

Matteo Faccio

Rassegna Stanca #1

Rassegna Stanca è il commento assonnato della mattina dopo: dove per mattina, naturalmente, si intenda un intervallo di tempo che non per forza si esaurisca col sole allo zenit. Rassegna Stanca è editoriale, cronaca, contrappunto, esperimento. Giacché la penna, l’autore o l’autrice, cambia di giorno in giorno, di articolo in articolo. Nel ruolo di capovaro, Diego Rubiera.

Secondo giorno a Sanremo e ne abbiamo già viste delle belle. Approdati in questa pittoresca cittadina due giorni fa, abbiamo avuto la possibilità di assistere in prima persona a quello che succede per le strade durante il Festival: visitatori provenienti da tutte le parti d’Italia, giornalisti e, udite udite, i cantanti in gara. In quale contesto? Mentre passavano sul red carpet e, come vedremo, non soltanto.

Passo dopo passo, prima di parlare dell’élite, partiamo da noi, il gruppo di Campuswave. Pochi mesi di pratica sono stati sufficienti per riuscire a fare riprese, foto e podcast (di qualità, concedetelo), ma soprattutto interviste ad alcuni dei big del Festival, esperienza che i nostri reporter non dimenticheranno facilmente. Ieri mattina l’onore è toccato ai Pinguini Tattici Nucleari.

Passiamo ora alle nostre considerazioni su quello che abbiamo visto sullo schermo ieri sera. Le Vibrazioni hanno saputo differenziarsi dagli altri grazie al loro pezzo decisamente di alto livello, ma anche grazie ad un altro aspetto che i demoscopici sembrano avere apprezzato, l’introduzione del linguaggio dei segni. In seconda posizione troviamo l’interpretazione energica e passionale di Elodie, con il pezzo scritto per lei da Mahmood, il campione in carica.

A seguire, in ordine, compaiono in classifica altri nomi di certo non sconosciuti al grande pubblico, di giovani ma anche di vecchietti. Infatti, artisti come Marco Masini e Rita Pavone, veterani di Sanremo e divenuti famosi prima che tanti ragazzi del gruppo di Campuswave nascessero, hanno sicuramente dato il loro contributo trasmettendo una carica al pubblico che, a mio modesto parere, è invidiabile, considerata la… notevole esperienza che hanno alle spalle. Non sta mica bene usare la parola età

Impressionante l’interpretazione di Tiziano Ferro della canzone di Mia Martini Almeno tu nell’universo. Indubbiamente toccante il discorso della giornalista italo-israeliana Rula Jebreal sulla violenza e le discriminazioni di cui le donne sono vittime nel mondo.

Noi di Campuswave siamo pronti a scommettere che vedremo ancora grandi sorprese a questo settantesimo Festival di Sanremo. E voi, cosa ne pensate?

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Diego Rubiera

NonDiario Sanremese – Una serie di fatti e considerazioni di cui potrebbe non fregarvi granché ma che mi preme raccontare (aka “L’essenza stessa di un diario”)

Sarò telegrafico. Più o meno, insomma. Sono quelle cose che si dicono – si scrivono – tanto per dichiarare le proprie intenzioni. E già telegrafico non lo sei più, se ti metti a spiegarlo.

Fatto potenzialmente irrilevante n. 1. Il ritorno a Sanremo.

L’ultima volta che sono stato qui, con testa e corpo oltre al corazòn espinado, porta la data di cinque anni fa. Da lì in poi – e dunque edizioni 2016, ’17, ’18 e ’19 – ho potuto soltanto assistere da lontano, sventolando il proverbiale fazzoletto bianco di chi, tra un’incombenza e l’altra, si ritrova fermo sul molo a sospirare verso la nave ormai al largo. Melodrammatico ma sincero.

Una certa elasticità impiegatizia mi ha ora permesso di tornare, anche se con il fardellino di qualche lavoro da chiudere. Che vuoi che sia. Gongolo.

Fatto potenzialmente irrilevante n. 2. Il rientro da Israele.

La stessa elasticità impiegatizia mi ha permesso di passare la scorsa settimana in un minitour di Israele & Palestina. Ieri pomeriggio ero a Tel Aviv, oggi in Riviera. Devo ancora riconnettere i cavi, riprendermi dal jet lag emozionale.

Che Terra, amici! Un luna park della spiritualità, che prende a schiaffi anche l’anima di uno che scriverebbe “laico” nelle prime righe dei segni particolari. E mi sorge il sospetto che non si possa dire di conoscere questo mondo ‘nfame senza due passi nella Città Vecchia di Gerusalemme, tre volte santa e mille volte conquistata.

Fatto potenzialmente irrilevante n. 3. Non ho più vent’anni ma altri sì.

Team singolare, quello messo su da Campuswave Radio per Sanremo VentiVenti (non riesco a non leggerlo così, quest’anno sedotto da una simmetria che rimette a posto le tessere oppure ce la dà soltanto a bere). A parte Nadia, la boss, e Roberto, che va e viene, sono tutti ragazzi del primo o secondo anno di Scienze della Comunicazione. Nascevano quando Totti scucchiaiava Van der Sar, per citarne una che mette d’accordo il Paese intero.

A me, conti alla mano, tocca la parte del decano, del tutor, del correttore di bozze. Ma de che?

Giorni fa riflettevamo: trovarsi in mezzo al Festival dopo un misero quadrimestre di università è come prendere la patente e, nel giro di un’ora, dare gas a una Ferrari. Eppure, i suddetti giovinastri sembrano avere tutte le potenzialità per tenerla in pista, la fuoriserie. Divertendosi pure.

teatro Ariston
Davanti all’entrata del teatro Ariston

Fatti potenzialmente irrilevanti, che spero rendano l’idea di quel che sta accadendo nel nostro quartier generale, a due passi dalla stazione.

Il Festival comincia stasera ma io ancora devo capire da che parte si legga il programma. A carte coperte, mi viene da puntare forte su Anastasio, Achille & Levante, ma forse voglio solo spacciarmi per alternativo. Niente (Resilienza ’74) stacca ogni avversario nella volata del titolo più ganzo, anche se Rita Pavone ha paragonato Salvini a Togliatti e la connessione non può che lasciare perplessi (ma forse voglio solo spacciarmi per sardina, non so).

Sanremo è sempre più bella, spazzata da un vento criminale ma sotto 20 gradi di sole. La consueta cartolina che fa invidia ai nordeuropei. Hanno montato un palco in piazza Colombo, per ridare il Festival alla città e farlo uscire per le strade. Ma forse vogliono solo spacciarsi per sardine anche loro.

Mi pare sia tutto. O tutto quello che la stanchezza mi concede. Non vedo l’ora che l’orchestra attacchi, anyway.

Ci si vede sui social tra poco, ci si sente qui. Tanto telegrafico non sono stato, ma già dal titolo dispersivo e disperatissimo – te lo aspetteresti da un fanatico di Foster Wallace, toh – l’inganno si poteva subodorare.

Pace. Shalom.

Matteo Faccio

Al via il Festival di Sanremo 2017

Il buio è già sceso e ormai siamo tutti pronti alla prima serata del 67° Festival di Sanremo.
Ancora poche ore e, finalmente, vedremo come se la caveranno Carlo Conti e Maria De Filippi sul palco dell’Ariston, coppia stravagante ma dalle grandi aspettative.

Probabilmente saprete già tutto sul Festival di Sanremo ma, nel caso foste stati disattenti, vi daremo noi le informazioni più salienti.

I big in gara, che ora si chiamano campioni, (attenzione a non sbagliare), sono 22: si passa da mostri sacri come Albano e Fiorella Mannoia ai partecipanti dei talent come Elodie  e Sergio Sylvestre. In mezzo ci sono il neo melodico Gigi D’Alessio, la novembrina Giusy Ferreri, la televisiva Lodovica Comello e tutto il meglio della musica italiana.

Le nuove proposte sono 8 e si sfideranno nelle serate di mercoledì e di giovedì per poi avere il vincitore della categoria nella serata di venerdì.

Moltissimi gli ospiti: Robbie Williams, Biffy Clyro, LP, Robin Schultz, Mika, Alvaro Soler, Giorgia, Zucchero, Keanu Reeves, Sveva Alviti, Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Diana del Bufalo, Brignano, Cirilli, Luca e Paolo e tanti altri.

La prima serata del Festival di Sanremo

Finite le informazioni generali passiamo a quelle della prima serata del Festival. Si sfideranno i primi 11 big… Ops, i primi 11 campioni. Potremmo dirvi chi sono, ma meglio lasciarvi la sorpresa.

Gli ospiti ve li diciamo: Richy Martin che con la sua “Maria” ha fatto ballare tutto il mondo, i Clean Bandit, Tiziano Ferro e Carmen Consoli, Paola Cortellesi e Antonio Albanese, Raul Bova e Rocio, Diletta Leotta, Marco Cusin e Valentina Diouf.

Gli ospiti ci faranno ballare e divertire ma a pensare e a ridere con la sua satira ci penserà Maurizio Crozza che tutte le sere si collegherà con l’Ariston per alcune strisce comiche.

A domani con i nuovi aggiornamenti.

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Buon Festival di Sanremo a tutti.

#Sanremo2016, Il primo Sanremo non si scorda mai

Il mio Festival è iniziato così, scendo dal treno con una valigia, due borse, un sacchetto pieno di roba e una cassa di birra su una spalla. Sì, proprio una cassa di birra, perchè anche questo è il bello della goliardia Sanremese. Mi sembra già tutto meraviglioso, essere lì, tutti insieme, sotto lo stesso tetto, la mia prima trasferta Campuswave. La prima nottata, accampati come non mai,  di quelle poche ore di sonno ricordo i gomiti alti di Ale Mazzeo stile Paolo Montero in aria di rigore e il russare del Cigno, ma dove li mettiamo gli scherzi, i commenti pre sonno, i risvegli traumatici della Capobaracca Nadia.

E’arrivato il giorno della primissima, il ritiro del pass per Casa Sanremo, un giro per la piovosa capitale della Kermesse musicale, le dirette di Robi e la Gio con Bar Ariston, Cigno e Nax con Happy Hour Sanremo e infine il duo intellettuale Ale-Desso sul Red Carpet. In questa avventura mi sono occupato della parte social cioè la live tweeting su Twitter (non poteva essere altrimenti per l’autonominatosi Re del social dell’uccellino) e i post sulla pagina Facebook di Campuswave. Pasta, birra e commento libero, ma silenzio durante le canzoni: è iniziata la 66° edizione del Festival di Sanremo, Carlo Conti è impeccabile, ma lo sapevamo già, Madalina Ghenea è fantastica, Virginia Raffaele si dimostrerà la regina di questo Festival e Garko….bè….andiamo avanti…Wake Up ci aveva già conquistato, Robi su tutti, bocciati un rauco Morgan e gli immobili Iurato-Caccamo, rinviati al prossimo ascolto Fragola, Arisa e Noemi, sempre immortale Ruggeri. Gli ospiti, non posso essere magnanimo con Laura Pasini, la capobaracca mi bloccherebbe l’articolo, ma che forza d’animo e fisica il centenario atleta Giuseppe Ottaviani, infine il trio Aldo Giovanni e Giacomo con il quale si ride ma lo sketch ha fatto il suo tempo, da ricordare gli addominali di Giovanni.

Arriviamo alla seconda giornata, la prima in sala stampa, e mi sento come un bambino a cui hanno donato un giocattolo che aspettava da tempo, speaker, giornalisti, facce giovani, alcune meno, che dalle 9 di mattina fino alla fine della serata lavorano imperterriti per la loro testata giornalistica. Le conferenze stampa, hanno qualcosa di eccezionale, sono tutti molto disponibili, divertenti, le domande irriverenti di Matte Di Palma, vecchia conoscenza Campuswave, hanno messo un pò di pepe alla situazione. Si cena alla “Lucio Dalla”, cinese, twitter aperto con due profili (il mio e quello di Campuswave) e l’invasatura sta per iniziare. Le danze vengono aperte dai giovani, e ho già chi tifare, Chiara Dello Iacovo, mia ospite di Retweet una settimana prima, vince la sfida, sono già in visibilio, passa il turno anche Ermal Meta intervistato da noi la mattina stessa. I big, tanta attesa per Elio con i suoi 7 ritornelli, bene la freschezza della Michielin e i vestiti mozzafiato di Dolcenera e Annalisa, il resto è poco più che noia. O anzi, ci ha risvegliato dal torpore, Alessio Bernabei (sì, il fu Dear Jack) o per meglio dire Ariana Grande. Ramazzotti fa emozionare e cantare tutta la Sala e Ezio Bosso ci insegna cos’è la vita e la musica.  Poi arriva il momento tanto atteso, dopo 12 ore consecutive là dentro non vedevo l’ora, gli aneddoti ne precedono la fama, il  teatro dei sogni post Sanremo è il  Drunken Clam (cit. Griffin), le storie che escono da quel locale rimangono in quel locale, sentirsi come a casa.

La serata delle cover, sono settimane che ne parliamo, Dolcenera per noi aveva già vinto, Amore Disperato LA canzone di Campuswave, che nonostante non ci abbia fatto ballare per la sua versione modificata ci ha fatto emozionare, il resto è noia, tranne che per la Napoletanissima rappresentazione di 5 grandi testi cantati da Fragola, Rocco Hunt, Ruggeri, Neffa e Clementino, a fine serata immenso in Piazza Bresca, in pieno cuore sanremese, in mezzo alla gente, a Giletti sotto al palco, a noi a bocca aperta, la strofa cambiata e reppata con dedica a De Andrè. Il senatore Razzi ha dato un pò di trash al fine serata ma il clou è stato un altro, l’esibizione delle restanti 4 nuove proposte, Mahmood vince contro Michael Leonardi e Miele contro Francesco Gabbani. O forse no, perchè qua esce la destrezza dei social, soffiata dalla sala stampa e da twitter e riusciamo a dare la notizia per primi che il voto è da rifare, i voti al Roof, la sala stampa dell’Ariston non sono pervenuti del tutto, rifanno la votazione e si cambia il verdetto passa l’Amen di Gabbani e Miele rimane gabbata. Non potete capire come sia stato gasato da questo scoop, grazie alla mia passione più grande per Twitter, casa madre di Retweet il mio programma, l’esultanza sui sedili della Sala Stampa mi ha ricordato tanto Benigni alla vittoria del premio Oscar con La vita è bella. Quando il lavoro paga.

Ho iniziato sempre le mie mattine girando per Casa Sanremo, casa madre di Radio 105 e Radio Montecarlo, ma soprattutto ghiotta di occasioni da selfata per un maniaco come me, le interviste d’assalto a Alan Caligiuri e Fred De Palma le chicche di giornata. Le dirette su Periscope sanno di invasatura pura, ma immancabile nel 2016 per un corretto servizio pubblico in diretta live sul campo, rendendo tutta la sala una grande famiglia. Siamo un pò agitati, si giocano la vittoria Chiara Dello Iacovo e Ermal Meta del grande maestro Morini, Mahmood e Gabbani, il testo di quest’ultimo è molto forte, radiofonico, sanremese e infatti da rimesso in gara diventa vincitore, sono sinceramente dispiaciuto tifavo per Chiara e la sua “Introverso”, la Lucio Dalla la premia e a fine serata ci raggiunge per festeggiare con noi. Perchè il secondo posto è un risultato immenso per una ragazza di 20 anni con una voce e il sorriso di chi avrà un grande futuro. I big in gara, rischiano gli Zero Assoluto, Irene Fornaciari, Neffa, Dear Jack e Blue Vertigo, si rafforzano Rocco Hunt oramai nella testa degli italiani e un Ruggeri immortale con il suo romantic rock. Miele ha l’amara soddisfazione di cantare fuori gara, come ospite, Brignano ci fa ridere, per Elisa i 15 anni dalla sua vittoria con Luce, sembrano non essere mai passati, illuminando il palco dell’Ariston con la meravigliosa voce che la contraddistingue, ma all’urlo di Reality di Lost Frequencies, la genialata che non ti aspetti, mi improvviso CapoTreno e inizia lo show della Sala stampa Lucio Dalla, con in testa noi, tutti noi, le molle impazzite pronte a esplodere da un momento all’altro, veder ballare tutti ma proprio tutti che soddisfazione.

Siamo arrivati all’ultima, le 3/4 ore di sonno a notte iniziano a farsi sentire, Ale, Nadia e Desso rappresentano la Radio sul Red Carpet per un servizio su di noi creato proprio da quel genio che andrò a ringraziare fra poco.

Inizia a partire la malinconia, lo so, sono fatto così, sembra volato tutto via, tra le risate, il lavoro, l’emozione della prima, ma ci prepariamo, mangiamo a casa, la Gio ci prepara una cena fantastica e siamo lì incollati al televisore, tutti insieme, tranne un Robi giustificato per la sua Juve, che si gioca una fetta di scudetto contro il Napoli (padrone di casa a Sanremo tra cantanti,canzoni e compaesani) e un Koulibaly che fa gasare i bambini.

E’ il Festival dei record, 50% di share, uno spettatore su due incollato alla tv, è il giorno della finale ma anche di chi minaccia di buttarsi da un palazzo, la paura ma il servizio pubblico immancabile in diretta Periscope, perchè in fondo i giornalisti proviamo a farli, anche se in quei momenti ci viene molto difficile. Purtroppo anche quello è Sanremo. Torniamo alle canzoni in gara, fanno fatica a ingranare o a essere ricordate, ma Cristina D’avena ci fa tornare tutti bambini, mannaggia a lei io e la Nax stiamo ancora aspettando Denver e Renato Zero o forse era Panariello questo non lo so, subito dopo visto insieme a Pieraccioni, riunione di famiglia con re Carlo, amici da una vita presto in reunion a Verona. Momento Markettone. Dei 5 a rischio si salva Irene Fornaciari e parte la ricantata, siamo tutti divisi, Gio e Desso per Fragola, Nax con Elio, Roby con Wake up Guagliù nella testa, Cigno innamorato della Michielin, Franci e Ale non si sbilanciano e io mi butto sul fortissimo Ruggeri.

Ci va male, non avevamo contato loro, io li conoscevo per la canzone Acqua e Sapone colonna sonora dell’omonimo film di Carlo Verdone, il Cigno a fine serata mi fa “Ci sono rimasto (cit.), loro proprio non ce li siamo considerati”. Ecco è andata proprio così, ho avuto un dejavu, del 2011 e di Roberto Vecchioni con Chiamami ancora amore, pezzo che ho amato all’inverosimile e che ha riportato in auge il cantautorato, vincono la 66 edizione del Festival di Sanremo gli Stadio con “Un giorno mi dirai” e ne sono felice, la vittoria della rivincita per la musica italiana invasa dai talent. Fanno l’en plein di tutto, premiati anche per la migliore musica (dedica a Marco Pantani mancato il 14 febbraio del 2004), critica e serata cover, seconda Francesca Michielin e terzi gli inspiegabili, o forse sì, Deborah Iurato e Francesco Caccamo.

Il tutto con chiusura alle 2 di notte, “chiusura” certo, poi si va a festeggiare a Casa Sanremo, Chiaretta Dello Iacovo in coda per prendere da bere con noi si piglia un bel fiore da quel romanticone del Cigno proprio nel giorno di San Valentino, Ale in versione Winnie Pooh (ah già i Pooh ospiti mi ero svanito) a cui hanno tolto il Miele e poi il resto è vita vera, i discorsi con Rocco Hunt, forse il tasto big match non  dovevo toccarlo con lui.

Ecco qua, questo è stato il mio Sanremo, ho dimenticato sicuramente qualcosa ma come qualcuno mi ha detto oggi, “Ci aspettiamo un tuo postone di ringraziamento”, voglio farlo qua, uno per uno.

Partendo dal capitano di questo Sanremo, non me ne vogliano gli altri, Andrea De Sotgiu detto Desso, lo sa solo lui quante camicie ha sudato, il re dei DocuFestival, le ore passate a montare video per regalarci, per regalare emozioni e immagini di ciò che è stato, di ciò che siamo, una persona e un professionista pazzesco; la CapoBaracca che è più forte di un capitano, la presidentessa, il suo primo incitamento al risveglio, quante risate, l’ho fatta imbarazzare con la mia spontaneità,  ma lo so che mi vuole bene e poi…A MEEEEE????; Franci Mauro, lui lo sa che è il mio preferito, e lo devo ringraziare per ciò che è, di non cambiare mai che i primi giorni forse battuti da un pò di sconforto dovuti all’esordio nella kermesse, aiutandoci l’uno con l’altro siamo riusciti a fare qualcosa di buono; Ale bè Ale è come un fratello, un maestro a cui ispirarsi, la risata più bella e contagiosa di Campuswave, sempre pronto allo #SpiegoneMazzeo; la Gio, le facce che ci siamo fatti in determinate situazioni non hanno eguali, l’unica che alle 9 era già sveglia, tanta stima; Robi è un socio, ci guardiamo e sappiamo già cosa vogliamo dirci, la coppia è così uno completa l’altro, e poi quanto è unico a Sanremo? gli articoli alla Matte Faccio lo hanno consacrato a suo erede, infine Cigno, la maschera, il comico, l’imitatore, la voce, lui non ha bisogno di presentazioni basta starci insieme mezza giornata, è forte e le bacchettate di Ale lo hanno rianimato. Per non dimenticare i veterani Brux e Matte Di Palma, non più dei nostri ma membri insostituibili di una grande famiglia.

In conferenza stampa Enrico Ruggeri diceva che il Primo Sanremo non si scorda mai. Aveva ragione.

Luciano “Lucio” Parodi.