#TeLoDiceIannaccone : Sanremo 2017 – Quinta serata

La serata finale della 67° edizione del Festival della canzone Italiana, come ormai da tradizione, inizia con il Prima festival e sempre come da tradizione non sono mancate le battute e le gag banali e scontate. Ho apprezzato la grinta con cui Carlo Conti presentava i Ladri di Carrozzelle, un po’ meno quanto presentava la giuria a spizzichi e bocconi. Molto bello l’inizio della serata con la splendida “Ci si arrende”, eseguita magistralmente dall’ospite internazionale Zucchero, anche se personalmente avrei preferito un cantante fisso per tutte le serate per l’esecuzione della sigla iniziale…de gustibus.

L’esibizione di Fiorella Mannoia scatena numerosi applausi sia nel Teatro Ariston che nelle sale stampa Mia Martini e Lucia Dalla. L’ospite Diana Del Bufalo sembra più una presentatrice che un ospite e improvvisa un simpatico siparietto con Conti. Bellissima e divertente la copertina di Maurizio Crozza che imita il Senatore Antonio Razzi con tanto di recitazione sul palcoscenico dell’Ariston. Non ho affatto apprezzato la telepromozione Tim eseguita da Just Some Motion insieme al corpo di ballo, composto da ben 30 ballerini sul palco dell’Ariston e in platea, sulle note di “All night”…non bastavano i mille spot pubblicitari in RVM?

Standing ovation per “Partigiano reggiano” cantata da Zucchero, molto applaudite anche Bianca Aztei e Paola Turci, mentre è stata cantata e ballata da tutti i giornalisti della sala stampa Lucio Dalla “Occidentali’s Karma” di Francesco Gabbani, acclamatissima Rita Pavone in occasione della consegna del premio Città di Sanremo.

La serata però risulta essere troppo lunga, troppi ospiti…mi viene da pesare che si voleva allungare la broda…ad essere malpensanti ci si indovina.

Al momento della proclamazione del vincitore della 67° edizione del Festival della Canzone italiana, Francesco Gabbani ,la sala stampa Lucio Dalla esplode in un boato di gioia e tutti ballano e cantano la canzone rieseguita dal cantante vincitore.

[Andrea Iannaccone]

#TeLoDiceIannaccone : Sanremo 2017 – Quarta serata

La quarta serata inizia come di consueto con Prima festival e, come di consueto, il conduttore mentre pone le domande ai cantatati in gara non li guarda mai, il suo sguardo, infatti, è rivolto unicamente alla telecamera…errore abbastanza grave. Durante Sanremo start, invece, Carlo Conti utilizza battute banali in varie occasione e mi ha stupito il suo ingresso sul palco.

Suggestivo l’inizio della serata con il fantastico balletto dei Kitonb anche se un po’ troppo lungo. Come al solito anche Maurizio Crozza ha riscontrato un grande successo con la sua copertina irriverente e sfacciata. Le clip istituzionali che seguono, invece, raffiguranti paesaggi liguri sono troppo vecchie: rinnovarsi mai, eh?

Ottima la regia di Maurizio Pagnussat, che durante l’esibizione di Clementino utilizza transazioni e sequenze da videoclip musicale, molto adatte alla canzone. Unica pecca nella splendida scenografia di Riccardo Bocconi sono le scale, in quanto mentre si muovono assomigliano al Mose di Venezia.

Nella sala stampa Lucio Dalla è stato ballato da tutti i giornalisti il balletto di Francesco Gabbani in Occidentali’s Karma. Stand innovation sia al Teatro Ariston che nelle sale stampa per l’omaggio al grande Moroder.

Sono state molto contestate le eliminazioni di Al Bano e Gigi D’Alessio.

[Andrea Iannaccone]

Non diario sanremese 2017 – Prima parte

Milano (mannaggiattè), 10 febbraio 2017

Premessa con la logorrea, per i candidi di cuore. Mi sono lasciato prendere da entusiasmo e ferocia, tratteggiando una storia complessa e articolata, in parziale controtendenza con quanto abitualmente pubblicato sull’Internet.

Premessa scollacciata, per chi non deve chiedere mai. È. Bello. Lungo.

Me sun turna cullegou. Non ce la posso fare. Se ci sono cascato l’anno scorso, al primo Sanremo da esule, non vedo come avrei potuto resistere stavolta.

Mi mangio le mani, oltre a quel poco che mi sono riscaldato per cena. Mi affanno e mi corruccio, perché l’ultima volta in piazza Bresca, invece di finire come l’ostrica del pub di fianco, ci sono andato a mangiare del pesce (per i fan di Alessandro Borghese: Il Sommergibile si guadagna un 7 per location e servizio e un 6 striminzito per menù e conto).

Sono quasi le 2, scrivo con la spossatezza in braccio, una corda al collo e con gli occhi che si incrociano. Scrivo a carte coperte, con due serate d’anticipo sulla vittoria finale. Scrivo a fatica, eppure leggerissimo, facendo finta di avere un editore che pressa, un titolista che pesta i piedi, così mi sento moralmente più vicino a quelli che sono in sala stampa. Capite a cosa mi sono ridotto?

Sanremo ti va sottopelle, se lo lasci fare. Il pezzo non è pronto. Urge adeguata revisione. E allora lo sistemo domani, passando per qualche aggiunta compulsiva nel cuore della notte, così lo mando a Nadia e alla truppa. Un NonDiario di bordo, a ben vedere. A che punto è la notte, si chiedevano Fruttero & Lucentini. Questione non da poco. E allora buon riposo ai suonatori, agli orchestrali e ai Campioni in gara.

Sanremo è come la Semiotica, mi è capitato di pensare: ognuno lo usa per parlare di quel che gli va. Sia chi sale sul palco, sia chi ci gira attorno o soltanto lo segue alla tele.

Le canzoni. Ci sono pure le canzoni. Mi piace quella di Samuel, nello specifico, forse perché esule anche lui, come me. Io lontano dal Festival, lui dai Subsonica. Non mi dispiaceva – l’hanno fatta fuori – Togliamoci la voglia, peraltro cofirmata da Zibba, interpretata da Raige, Giulia Luzi e le sue facce da Cinquanta sfumature di Ariston. Ok il titolo ammiccante, però così si esagera, baby.

Fabrizio Moro porta con sé una bella canzone, che ti suggerisce dieci plagi ma mai nessuno fino in fondo. Lavori di fino.

Il passaggio migliore dell’edizione, se di canto vivo intenso profondo e profumato dobbiamo parlare, lo impersona Ermal Meta su Modugno; mentre mi è parso di capire che Bernabei abbia un attimino stuprato Bennato. Non ci metterei la mano sul fuoco, però. Non perché sia un tifoso dell’ex caro Gianni – che ha pubblicato una deliziosa autobiografia dal titolo Jack è uscito dal gruppo, facendo il verso a Enrico Brizzi e ai Red Hot Chili Peppers e provocandomi un accesso di risa quando l’ho vista sugli scaffali della Feltrinelli – ma perché ho approfittato della sua cover per andare a lavarmi le mani dopo aver sbucciato una mela. Giuro. Se avessi voluto raccontare una balla, come dicono nei migliori gialli da casalinghe, non l’avrei fatta così elaborata. Sta di fatto che, a riprova di una non eccelsa fiducia, ero in bagno, e ‘a voglia a tenere la porta della cucina aperta, ma capire ci ho capito poco, a parte le urla disperate del Capitan Uncino malmenato.

È la volta di Marco Masini, indomabile e barbuto. L’ha sempre avuta, una certa aria da eroe da romanzo. O da romanza. Un sentimentale, un rivoluzionario silenzioso, un capopopolo. Ecco: un Masiniello.

Per il resto non c’è molto, ma ammetto – cilicio! ginocchia sui ceci! frustate! – di non aver seguito il tutto con la dovuta abnegazione. Dei giovani so più niente che poco, li ho praticamente persi, quindi evito.

Le voci in competizione sono sempre le stesse. Nei negozi di dischi, prima di chiudere per sempre, metteranno una sezione apposita, credo: “Marmotte sanremesi”. Nel senso che, come il roditore, ci sono quei cantanti che saltano fuori solo per poche settimane l’anno (pre-durante-post Festival), peraltro a febbraio, proprio quando gli animali letargici non ci pensano neanche a puntare la sveglia la mattina.

Chilometri di pubblicità, che ogni anno paiono di più. Paletti difficili da scansare, quelli degli spot, che in una maratona come Sanremo, però, temo possano far desistere anche i meno scoraggiati. Altro che paletti, sono tralicci dell’alta tensione. Termine che, non so perché, volevo utilizzare. “Tralicci dell’alta tensione”. Suona bene. M’è saltato in testa e non è uscito più. Come pure “imbolsito”, che ha usato un amico al telefono poco fa, e “gelignite”, letto nel libro di Fruttero & Luentini di cui sopra e scoperto essere un esplosivo a base di nitroglicerina. Va’ che la lingua italiana è davvero speciale: e così ogni paroliere, trovo, dovrebbe ricordarsene, sentire la responsabilità della bellezza che ha tra le mani. Pubblicità progresso con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri (a chiunque appartenga). Leggere attentamente il foglio illustrativo.

Il torneo, dunque, langue? Ridiamoci su. Con Crozza, che però sembra abbia sparato a zero sul Festival in ognuna delle sue copertine. Neanche l’avessero costretto. Con Rocco Tanica, che fa sempre sbellicare, ma sospetto che, già sottile com’è, all’una e spicci non venga compreso appieno dagli spettatori rimasti in sella.

E allora le ospitate. Ok. In primis, il limone di Robbie Williams a Maria De Filippi. Emozionante, al punto che si commenta da sé. Keanu Reeves, nonostante la simpatia e un filmetto in promozione, è attuale come il supporting cast di Willy il principe di Bel-Air. Ryan Gosling ed Emma Stone dovrebbero fare incetta di Oscar con un musical: sarebbero stati perfetti, non fosse stato per un cachet pari al PIL della Lettonia. Che vuoi, La La L’andazzo è quello.

La chiacchierata con l’orchestra mi garba, fa molto fiaba in musica, molto Pierino e il lupo. “Non sei Mika Prokof’ev, ma vai pur bene”.

LP somiglia a Bob Dylan, di certo molto più di quello che l’ha imitato la prima sera. Di per sé non mi fa impazzire, nonostante i due successoni in sequenza di qualche mese fa: a parità di iniziali, mi tengo Luca e Paolo, sempre sul pezzo.

Tiziano Ferro, Giorgia, credo pure Zucchero l’ultima sera – sulla scia di molti altri nelle precedenti edizioni – vanno al Festival ma fanno i super ospiti. E perché, giustamente si chiedono profani e addetti ai lavori, non in gara? Logiche discografiche, paura della figura barbina, sovrapposizione di impegni, sponsorizzazioni? Vai a capire. Secoli addietro, esibirsi a Sanremo significava implicitamente battagliare per il primo posto. Stop. Da un bel pezzo non è più così. Sottintendere che alcuni interpreti, i più cool, i più affermati, siano troppa roba per Sanremo è fare un torto alla sua memoria e scavare la fossa alla sua leggenda. Lo scotto da pagare tirando avanti su questa strada, oltretutto, riporta alle marmotte e ai ghiri di poco fa: pure un interessantissimo Gabbani è a rischio, così. Si fanno più Festival che album: bene, sì, ma non benissimo.

Un compagno di università, un paio di giorni fa, sosteneva che la lista dei cantanti in gara non rispecchiasse né i desideri né gli effettivi gusti del pubblico, di chi i dischi ancora se li compra o quantomeno trova un modo per ascoltarli. Allargare il tiro della selezione sarebbe un ottimo affare, magari iniziando con qualche big del momento (Cremonini, Fabi e Gazzè sul piatto d’asta, chi offre di più?), passando per i grandi vecchi alla Venditti, alla Zero, alla Baglioni, fino ad arrivare ai nuovi venuti come Calcutta e Cosmo, tanto per essere imparziale e tirare in mezzo due esponenti della New Wave che neppure mi garbano troppo. Capisco le difficoltà organizzative e le logiche dei contratti e delle strette di mano, ma vuoi mettere la goduria?

Tiziano torna al Festival con costanza marziale: va battuto finché è caldo, si sa. L’omaggio a Tenco, però, è stato da applausi. A seguire, i pezzoni del momento. Quanto mi dà prurito Potremmo ritornare, tanto mi piace Il conforto. Potrei sbottonarmi e dire che mi Consola: a lui, subito prima di esibirsi con quella canzone, è scappato di usare “confortare” (non esattamente un collega di “dire” e “fare” tra i verbi italiani d’uso più frequente), a me è sfuggito il giochino di parole con la Carmen, con buona pace di Bizet. “Perché un conto è chi è la Carmen e un altro è con chi canta la Carmen”, direbbe il poeta in tassì.

La sensazione, insomma, è che il sommo Direttore Artistico, sempre impeccabile sul palco, si sia un poco limitato al compitino a livello di selezione dei concorrenti e anche degli “extra”. Si veda il commento sulle logiche oscure di esattamente nove righe fa, lo si tenga a mente e lo si riproponga ogni volta che fa al caso, va bene, ma a sensazione non si comanda.

Diletta Leotta è un peccato, in opere e omissioni. Vale tante diottrie quanto pesa, ma sembra si sia già appiccicata troppa plastica addosso e s’è messa un vestito che, belinate a parte*, era proprio brutto. Volgarotto, dai. Che al massimo ti aspetteresti alla serata del Comandante in una crociera a prezzo di saldo.

Asterisco. Le belinate, per inciso, sono quelle di alcune post-suffragette indignatissime che, in sostanza, hanno rispolverato e parafrasato il vecchio assioma secondo cui se una si mette la minigonna poi lo stupro se l’è cercato. Colpi di testa su stacchi di coscia: è pur sempre una giornalista sportiva, signori miei. Certo, la denuncia dell’attentato hackeristico e del conseguente cyberbullismo declamata con le zinne di fuori può far sorridere, ma ognuno fa quel che vuole, nei limiti delle proprie convinzioni e delle proprie interpretazioni del buon gusto. Ci sarà poi chi griderà allo scandalo, alla purezza profanata, all’Omicidio in Diletta, per dirla con Brian De Palma, oppure chi si darà semplicemente di gomito col vicino e si godrà il panorama.

To be continued…

Matteo Faccio

#TeLoDiceIannaccone : Sanremo 2017 – Terza serata

Il Prima festival, condotto da Federico Russo, continua ad usare uno standard video e di sceneggiatura adatto per YouTube ma inadatto alla televisione. Durante Sanremo start, gli RVM (brevi filmati di 30”) riguardanti le quattro nuove proposte sono scarni e non fanno capire nulla dell’artista in gara e inaspettato appare l’ingresso in scena di Maria De Filippi per annunciare insieme a Carlo Conti i cantanti che accedono alla fase finale di stasera.

L’inizio di Sanremo 2017, vede Conti e la De Filippi seduti sulla scalinata che collega la platea al palco e mi ricorda più Amici o C’è posta per te invece della 67° edizione del Festival della Canzone italiana. Ho trovato anche l’errore della regia affidata a Maurizio Pagnussat di inquadrare Conti dalla camera che non stava guardando mentre introduceva Il piccolo coro dell’Antoniano. Molto bella l’apertura del Festival con l’esibizione iniziale del coro bolognese composto da 53 bambini diretti dalla maestra Simona Simoni. Spesso la regia tende a dissolvere sequenze di immagini in maniera troppo schematica e ripetitiva prima del cambio di inquadratura.

Carlo Conti e Maria De Filippi variano lo stile di presentazione rispetto alle prime due serate, infatti si alternano nella presentazione dei campioni in gare con le cover. Originale come sempre la copertina di Maurizio Crozza che viene molto applaudita sia dal teatro che dalle sale stampa. Alle 23.45 inizia a cantare il 14° artista in gara per le cover, la serata sembra non finire mai.

Dopo il primo piano di Nesli e le sue orecchie a sventola, un bel primo piano delle orecchie pelose di Alessio Bernabei non poteva mancare.

Notevole successo per Luca e Paolo con la loro satira pungente sulle polemiche del Festival e sugli eventi delle serate precedenti: verso il finale del monologo è stata coinvolta anche la De Filippi. Cosa insolita visto che solitamente con i comici è sempre comparso solo Conti.

Maria De Filippi risulta essere sempre più padrone del Festival.

[Andrea Iannaccone]

#TeloDiceIannaccone : Sanremo 2017 – Seconda serata

 

La seconda serata di Sanremo 2017, inizia con Prima Festival un programma pieno di gag a mio avviso molto banali, tra finti giornalisti che formulano improbabili domande ai cantanti in gara e finte fan che cercano in tutti i modi di entrare nella camere d’albergo dei cantanti.

La fascia Sanremo Start è dedicata alla gara tra le prime quattro nuove proposte, in questa copertina manca Maria De Filippi, infatti presenta tutto Carlo Conti, personalmente avrei inserito la De Filippi anche in questa occasione perché fa comunque parte della 67° edizione festival della canzone italiana.

L’apertura della seconda serata inizia con lo spettacolo dell’artista internazionale Hara, al termine Conti e la De Filippi entrano in scena dalla platea con una gag simpatica ma troppo lunga e ispirata, come nella serata di ieri, a logiche comiche già viste e non adatte alla circostanza.

Il primo ospite è Francesco Totti che è stato introdotto da “Hearth of courange”, un po’ pretenziosa, in quanto è la sigla del programma televisivo Ulisse di Alberto Angela.

Esilarante è stata la scelta del regista Maurizio Pagnussat di scegliere il primo piano di Nesli prima della sua esibizione,  le orecchie a sventola si notavano molto, infatti dopo questa prima inquadratura la regia non ha più inserito il primo piano del cantante.

Astuta la strategia di Carlo quando per non sembrare piccolo in confronto all’artista Sergio Sylvestre, lo congeda stando distante in modo che per un effetto ottico i due sembravano alti uguali.

Maurizio Crozza con la sua copertina ha scatenato molte risate ed è stata molto apprezzata sia dal pubblico in teatro che nelle sale stampa, lo stesso per il siparietto che si è creato tra Totti, De Filippi e Conti dove i conduttori proponevano domande particolari al capitano della Roma, nessuno però poteva aspettarsi il bacio tra Maria De Filippi e Robbie Williams.

Molto bella e inaspettata l’interazione tra l’orchestra e Francesco Gabbani, spontanea stand innovation e applausi del pubblico e delle sale stampa per la splendida Giorgia.

Ottime le inquadrature su l’orchestra e sul pubblico durante le canzoni anche se spesso Maurizio Pagnussat tende ad utilizzare gli stessi cambi di camera con le stesse dinamiche di ripresa, nota stonata le inquadrature del backstage le trovo un po’ inutili e troppo statiche.

Molto simpatico il quadretto di Flavio Insinna, Enrico Brignano e Gabriele Cirilli e sembrano i padroni di casa quando scherzano con Carlo Conti, mi dispiace sia stata totalmente esclusa Maria De Filippi.

[Andrea Iannaccone]

 

#TeLoDiceIannaccone : Sanremo 2017 – Prima serata

Il giorno dopo la prima serata di “Sanremo 2017”, mentre tutte le testate giornalistiche cartacee e on-line, vi propongono analisi e contro analisi sulle canzoni presentate dai “campioni” in gara, io vi propongo le mie opinabili opinioni della prima puntata della 67° edizione del festival della canzone italiana dal punto di vista televisivo.

L’inizio è stato tra i più suggestivi ed emozionanti grazie al contributo audiovisivo contenente le canzoni delle sessantasei passate edizioni che pur non essendo state vincitrici, hanno riscontrato un grandissimo successo e che hanno scatenato cori sia all’interno del teatro che nelle sale stampa.

Il contributo audiovisivo sui protagonisti in gara, aveva una grafica e una sequenze di immagini molto bella, peccato che i cantanti apparivano sempre con uno sfondo bianco durante l’intervista e sarebbe stato preferibile intervistarli all’interno del teatro “Ariston” per poter dare un legame inteso tra contanti e la splendida scenografia.

Molto emozionante la preapertura “Mi sono innamorato di te” cantata da Tiziano Ferro seguita dal buio totale in teatro per poi passare alla progressiva accensione del palco mentre l’orchestra esegue l’apertura “Vedrai, vedrai”, entrambe dedicate a Luigi Tenco per il 50° anniversario della sua morte avvenuta durante “Sanremo 1967” creando un forte legame tra Tenco e il Festival di Sanremo, purtroppo il momento è stato spezzato dallo stacco musicale che ha introdotto Carlo Conti sul palco staccava troppo dall’atmosfera creata dall’apertura in memoria di Luigi Tenco, sarebbe potuto entrare dalle scale sul finire di “Vedrai, vedrai” senza stacco musicale.

Maria De Filippi più che fare una partecipazione, come da lei specificato durante “L’intervista” di Maurizio Costanzo andata in onda la settimana scorsa su Canale 5, sembra fare la conduttrice della 67° edizione e Carlo Conti sembra la “spalla”.

Ottima la regia di Maurizio Pagnussat e altrettanto bella la scenografia futurista di Riccardo Bocchini.

I siparietti tra Carlo Conti e Maria De Filippi, sembrano ispirati allo stile di conduzione di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, che hanno condotto le edizioni 2013 e 2014.

[Andrea Iannaccone]

Al via il Festival di Sanremo 2017

Il buio è già sceso e ormai siamo tutti pronti alla prima serata del 67° Festival di Sanremo.
Ancora poche ore e, finalmente, vedremo come se la caveranno Carlo Conti e Maria De Filippi sul palco dell’Ariston, coppia stravagante ma dalle grandi aspettative.

Probabilmente saprete già tutto sul Festival di Sanremo ma, nel caso foste stati disattenti vi daremo noi le informazioni più salienti.

I big in gara, che ora si chiamano campioni, (attenzione a non sbagliare), sono 22: si passa da mostri sacri come Albano e Fiorella Mannoia ai partecipanti dei talent come Elodie  e Sergio Sylvestre. In mezzo ci sono il neo melodico Gigi D’Alessio, la novembrina Giusy Ferreri, la televisiva Lodovica Comello e tutto il meglio della musica italiana.

Le nuove proposte sono 8 e si sfideranno nelle serate di mercoledì e di giovedì per poi avere il vincitore della categoria nella serata di venerdì.

Moltissimi gli ospiti: Robbie Williams, Biffy Clyro, LP, Robin Schultz, Mika, Alvaro Soler, Giorgia, Zucchero, Keanu Reeves, Sveva Alviti, Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Diana del Bufalo, Brignano, Cirilli, Luca e Paolo e tanti altri.

La prima serata del Festival di Sanremo

Finite le informazioni generali passiamo a quelle della prima serata del Festival. Si sfideranno i primi 11 big… Ops, i primi 11 campioni. Potremmo dirvi chi sono, ma meglio lasciarvi la sorpresa.

Gli ospiti ve li diciamo: Richy Martin che con la sua “Maria” ha fatto ballare tutto il mondo, i Clean Bandit, Tiziano Ferro e Carmen Consoli, Paola Cortellesi e Antonio Albanese, Raul Bova e Rocio, Diletta Leotta, Marco Cusin e Valentina Diouf.

Gli ospiti ci faranno ballare e divertire ma a pensare e a ridere con la sua satira ci penserà Maurizio Crozza che tutte le sere si collegherà con l’Ariston per alcune strisce comiche.

A domani con i nuovi aggiornamenti.

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Buon Festival di Sanremo a tutti.

 

#Sanremo2016, Il primo Sanremo non si scorda mai

Il mio Festival è iniziato così, scendo dal treno con una valigia, due borse, un sacchetto pieno di roba e una cassa di birra su una spalla. Sì, proprio una cassa di birra, perchè anche questo è il bello della goliardia Sanremese. Mi sembra già tutto meraviglioso, essere lì, tutti insieme, sotto lo stesso tetto, la mia prima trasferta Campuswave. La prima nottata, accampati come non mai,  di quelle poche ore di sonno ricordo i gomiti alti di Ale Mazzeo stile Paolo Montero in aria di rigore e il russare del Cigno, ma dove li mettiamo gli scherzi, i commenti pre sonno, i risvegli traumatici della Capobaracca Nadia.

E’arrivato il giorno della primissima, il ritiro del pass per Casa Sanremo, un giro per la piovosa capitale della Kermesse musicale, le dirette di Robi e la Gio con Bar Ariston, Cigno e Nax con Happy Hour Sanremo e infine il duo intellettuale Ale-Desso sul Red Carpet. In questa avventura mi sono occupato della parte social cioè la live tweeting su Twitter (non poteva essere altrimenti per l’autonominatosi Re del social dell’uccellino) e i post sulla pagina Facebook di Campuswave. Pasta, birra e commento libero, ma silenzio durante le canzoni: è iniziata la 66° edizione del Festival di Sanremo, Carlo Conti è impeccabile, ma lo sapevamo già, Madalina Ghenea è fantastica, Virginia Raffaele si dimostrerà la regina di questo Festival e Garko….bè….andiamo avanti…Wake Up ci aveva già conquistato, Robi su tutti, bocciati un rauco Morgan e gli immobili Iurato-Caccamo, rinviati al prossimo ascolto Fragola, Arisa e Noemi, sempre immortale Ruggeri. Gli ospiti, non posso essere magnanimo con Laura Pasini, la capobaracca mi bloccherebbe l’articolo, ma che forza d’animo e fisica il centenario atleta Giuseppe Ottaviani, infine il trio Aldo Giovanni e Giacomo con il quale si ride ma lo sketch ha fatto il suo tempo, da ricordare gli addominali di Giovanni.

Arriviamo alla seconda giornata, la prima in sala stampa, e mi sento come un bambino a cui hanno donato un giocattolo che aspettava da tempo, speaker, giornalisti, facce giovani, alcune meno, che dalle 9 di mattina fino alla fine della serata lavorano imperterriti per la loro testata giornalistica. Le conferenze stampa, hanno qualcosa di eccezionale, sono tutti molto disponibili, divertenti, le domande irriverenti di Matte Di Palma, vecchia conoscenza Campuswave, hanno messo un pò di pepe alla situazione. Si cena alla “Lucio Dalla”, cinese, twitter aperto con due profili (il mio e quello di Campuswave) e l’invasatura sta per iniziare. Le danze vengono aperte dai giovani, e ho già chi tifare, Chiara Dello Iacovo, mia ospite di Retweet una settimana prima, vince la sfida, sono già in visibilio, passa il turno anche Ermal Meta intervistato da noi la mattina stessa. I big, tanta attesa per Elio con i suoi 7 ritornelli, bene la freschezza della Michielin e i vestiti mozzafiato di Dolcenera e Annalisa, il resto è poco più che noia. O anzi, ci ha risvegliato dal torpore, Alessio Bernabei (sì, il fu Dear Jack) o per meglio dire Ariana Grande. Ramazzotti fa emozionare e cantare tutta la Sala e Ezio Bosso ci insegna cos’è la vita e la musica.  Poi arriva il momento tanto atteso, dopo 12 ore consecutive là dentro non vedevo l’ora, gli aneddoti ne precedono la fama, il  teatro dei sogni post Sanremo è il  Drunken Clam (cit. Griffin), le storie che escono da quel locale rimangono in quel locale, sentirsi come a casa.

La serata delle cover, sono settimane che ne parliamo, Dolcenera per noi aveva già vinto, Amore Disperato LA canzone di Campuswave, che nonostante non ci abbia fatto ballare per la sua versione modificata ci ha fatto emozionare, il resto è noia, tranne che per la Napoletanissima rappresentazione di 5 grandi testi cantati da Fragola, Rocco Hunt, Ruggeri, Neffa e Clementino, a fine serata immenso in Piazza Bresca, in pieno cuore sanremese, in mezzo alla gente, a Giletti sotto al palco, a noi a bocca aperta, la strofa cambiata e reppata con dedica a De Andrè. Il senatore Razzi ha dato un pò di trash al fine serata ma il clou è stato un altro, l’esibizione delle restanti 4 nuove proposte, Mahmood vince contro Michael Leonardi e Miele contro Francesco Gabbani. O forse no, perchè qua esce la destrezza dei social, soffiata dalla sala stampa e da twitter e riusciamo a dare la notizia per primi che il voto è da rifare, i voti al Roof, la sala stampa dell’Ariston non sono pervenuti del tutto, rifanno la votazione e si cambia il verdetto passa l’Amen di Gabbani e Miele rimane gabbata. Non potete capire come sia stato gasato da questo scoop, grazie alla mia passione più grande per Twitter, casa madre di Retweet il mio programma, l’esultanza sui sedili della Sala Stampa mi ha ricordato tanto Benigni alla vittoria del premio Oscar con La vita è bella. Quando il lavoro paga.

Ho iniziato sempre le mie mattine girando per Casa Sanremo, casa madre di Radio 105 e Radio Montecarlo, ma soprattutto ghiotta di occasioni da selfata per un maniaco come me, le interviste d’assalto a Alan Caligiuri e Fred De Palma le chicche di giornata. Le dirette su Periscope sanno di invasatura pura, ma immancabile nel 2016 per un corretto servizio pubblico in diretta live sul campo, rendendo tutta la sala una grande famiglia. Siamo un pò agitati, si giocano la vittoria Chiara Dello Iacovo e Ermal Meta del grande maestro Morini, Mahmood e Gabbani, il testo di quest’ultimo è molto forte, radiofonico, sanremese e infatti da rimesso in gara diventa vincitore, sono sinceramente dispiaciuto tifavo per Chiara e la sua “Introverso”, la Lucio Dalla la premia e a fine serata ci raggiunge per festeggiare con noi. Perchè il secondo posto è un risultato immenso per una ragazza di 20 anni con una voce e il sorriso di chi avrà un grande futuro. I big in gara, rischiano gli Zero Assoluto, Irene Fornaciari, Neffa, Dear Jack e Blue Vertigo, si rafforzano Rocco Hunt oramai nella testa degli italiani e un Ruggeri immortale con il suo romantic rock. Miele ha l’amara soddisfazione di cantare fuori gara, come ospite, Brignano ci fa ridere, per Elisa i 15 anni dalla sua vittoria con Luce, sembrano non essere mai passati, illuminando il palco dell’Ariston con la meravigliosa voce che la contraddistingue, ma all’urlo di Reality di Lost Frequencies, la genialata che non ti aspetti, mi improvviso CapoTreno e inizia lo show della Sala stampa Lucio Dalla, con in testa noi, tutti noi, le molle impazzite pronte a esplodere da un momento all’altro, veder ballare tutti ma proprio tutti che soddisfazione.

Siamo arrivati all’ultima, le 3/4 ore di sonno a notte iniziano a farsi sentire, Ale, Nadia e Desso rappresentano la Radio sul Red Carpet per un servizio su di noi creato proprio da quel genio che andrò a ringraziare fra poco.

Inizia a partire la malinconia, lo so, sono fatto così, sembra volato tutto via, tra le risate, il lavoro, l’emozione della prima, ma ci prepariamo, mangiamo a casa, la Gio ci prepara una cena fantastica e siamo lì incollati al televisore, tutti insieme, tranne un Robi giustificato per la sua Juve, che si gioca una fetta di scudetto contro il Napoli (padrone di casa a Sanremo tra cantanti,canzoni e compaesani) e un Koulibaly che fa gasare i bambini.

E’ il Festival dei record, 50% di share, uno spettatore su due incollato alla tv, è il giorno della finale ma anche di chi minaccia di buttarsi da un palazzo, la paura ma il servizio pubblico immancabile in diretta Periscope, perchè in fondo i giornalisti proviamo a farli, anche se in quei momenti ci viene molto difficile. Purtroppo anche quello è Sanremo. Torniamo alle canzoni in gara, fanno fatica a ingranare o a essere ricordate, ma Cristina D’avena ci fa tornare tutti bambini, mannaggia a lei io e la Nax stiamo ancora aspettando Denver e Renato Zero o forse era Panariello questo non lo so, subito dopo visto insieme a Pieraccioni, riunione di famiglia con re Carlo, amici da una vita presto in reunion a Verona. Momento Markettone. Dei 5 a rischio si salva Irene Fornaciari e parte la ricantata, siamo tutti divisi, Gio e Desso per Fragola, Nax con Elio, Roby con Wake up Guagliù nella testa, Cigno innamorato della Michielin, Franci e Ale non si sbilanciano e io mi butto sul fortissimo Ruggeri.

Ci va male, non avevamo contato loro, io li conoscevo per la canzone Acqua e Sapone colonna sonora dell’omonimo film di Carlo Verdone, il Cigno a fine serata mi fa “Ci sono rimasto (cit.), loro proprio non ce li siamo considerati”. Ecco è andata proprio così, ho avuto un dejavu, del 2011 e di Roberto Vecchioni con Chiamami ancora amore, pezzo che ho amato all’inverosimile e che ha riportato in auge il cantautorato, vincono la 66 edizione del Festival di Sanremo gli Stadio con “Un giorno mi dirai” e ne sono felice, la vittoria della rivincita per la musica italiana invasa dai talent. Fanno l’en plein di tutto, premiati anche per la migliore musica (dedica a Marco Pantani mancato il 14 febbraio del 2004), critica e serata cover, seconda Francesca Michielin e terzi gli inspiegabili, o forse sì, Deborah Iurato e Francesco Caccamo.

Il tutto con chiusura alle 2 di notte, “chiusura” certo, poi si va a festeggiare a Casa Sanremo, Chiaretta Dello Iacovo in coda per prendere da bere con noi si piglia un bel fiore da quel romanticone del Cigno proprio nel giorno di San Valentino, Ale in versione Winnie Pooh (ah già i Pooh ospiti mi ero svanito) a cui hanno tolto il Miele e poi il resto è vita vera, i discorsi con Rocco Hunt, forse il tasto big match non  dovevo toccarlo con lui.

Ecco qua, questo è stato il mio Sanremo, ho dimenticato sicuramente qualcosa ma come qualcuno mi ha detto oggi, “Ci aspettiamo un tuo postone di ringraziamento”, voglio farlo qua, uno per uno.

Partendo dal capitano di questo Sanremo, non me ne vogliano gli altri, Andrea De Sotgiu detto Desso, lo sa solo lui quante camicie ha sudato, il re dei DocuFestival, le ore passate a montare video per regalarci, per regalare emozioni e immagini di ciò che è stato, di ciò che siamo, una persona e un professionista pazzesco; la CapoBaracca che è più forte di un capitano, la presidentessa, il suo primo incitamento al risveglio, quante risate, l’ho fatta imbarazzare con la mia spontaneità,  ma lo so che mi vuole bene e poi…A MEEEEE????; Franci Mauro, lui lo sa che è il mio preferito, e lo devo ringraziare per ciò che è, di non cambiare mai che i primi giorni forse battuti da un pò di sconforto dovuti all’esordio nella kermesse, aiutandoci l’uno con l’altro siamo riusciti a fare qualcosa di buono; Ale bè Ale è come un fratello, un maestro a cui ispirarsi, la risata più bella e contagiosa di Campuswave, sempre pronto allo #SpiegoneMazzeo; la Gio, le facce che ci siamo fatti in determinate situazioni non hanno eguali, l’unica che alle 9 era già sveglia, tanta stima; Robi è un socio, ci guardiamo e sappiamo già cosa vogliamo dirci, la coppia è così uno completa l’altro, e poi quanto è unico a Sanremo? gli articoli alla Matte Faccio lo hanno consacrato a suo erede, infine Cigno, la maschera, il comico, l’imitatore, la voce, lui non ha bisogno di presentazioni basta starci insieme mezza giornata, è forte e le bacchettate di Ale lo hanno rianimato. Per non dimenticare i veterani Brux e Matte Di Palma, non più dei nostri ma membri insostituibili di una grande famiglia.

In conferenza stampa Enrico Ruggeri diceva che il Primo Sanremo non si scorda mai. Aveva ragione.

Luciano “Lucio” Parodi.

 

 

 

Sala Stampa disertata dai big? No problem, nasce “Il Divin Sanremo”

Che noia la sala stampa senza conferenze! No, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia.. .Maledetta noia (Er Califfo sempre nel cuore).

E adesso che si fa? Ma si dai, giochiamo un po’. Divertiamoci a valutare chi ha cantato al Festival. Il classico pagellone ha però stancato, creiamo qualcosa di nuovo.

Dunque, cosa ci possiamo inventare? Trovato! Ecco l’idea: immaginiamo #Sanremo 2016 (rigorosamente con tanto di hashtag) come una sorta di Divina Commedia,  che poi la firma è pur sempre toscana – Carlo Conti novello Dante!

E allora dividiamo in Inferno, Purgatorio e Paradiso i protagonisti della kermesse e avanti con “Il Divin Sanremo”…

E così, nel mezzo del cammin di nostro Sanremo, ci ritrovammo per una selva oscura,  ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era cosa dura vedere sul palco dell’Ariston gente come Bernabei o come i Dear Jack, da rispedir senza pietà, seduta stante, dalla Maria Nazionale. E che dire della voce roca del Morgan che tanto piace alla Capobaracca Nadia, lei che tanto gentile e tanto onesta pare? Non pervenuta nella città dei fiori:  Castoldi, Una cochina bella fresca è quello che ci vuole (super cit). Ahinoi anche Caccamo e la Iurato, novelli  Paolo e Francesca, che arriveranno sicuramente in alto nella graduatoria per poi finir nuovamente congelati in attesa del prossimo Festival!  Fuggiamo da tale inferno onde evitar di incontrar anche lo Scanu, che la giuria di qualità ce ne scampi!

Comincia la seconda parte overo cantica de la Comedia dei fanciulli di Campuswave, ne la quale parte si incrociano coloro che a onor del vero, al Festival, non sono apparsi né in virtù né in peccato. La divina Patty, che citiamo in primis per l’enorme rispetto che nutriamo alla sua carriera, l’Annalisa fasciata nei suoi lussuosi vestiti da ballo delle debuttanti e l’Arisa (ma come ti vesti? Cit);  Irene Fornaciari, dal tema toccante che a Sanremo è una perla ai porci, un Neffa da chi l’ha visto? (in sala stampa) e Noemi sperduta tra le cose della sua borsa. Per non citar gli Zero Assoluto, aggrappati al televoto.

Sulla via per il Paradiso ci si può imbatter negli Stadio (con tanto di pass concesso da Lucio Dalla), nella tenace Francesca (Michielin per gli amici) e in Dolcenera che sembra un angelo caduto dal cielo (super mega cit). Un po’ più in là, così lontani e così vicini (cit), Clementino  (aizzatore della Bresca Piazza) e Fragola che alle porte del cielo bussa Infinite Volte.

Nel paradiso, tutto fiori e note musicali, Elio e compagnia cantante tengon banco tra battute e (tanti) ritornelli. Con Ruggeri,  a decantar lo primo amore che non si scorda mai c’è Rocco, un simpatico guagliò che suona la sveglia a tutti.

E quindi uscimmo a riveder le stelle: Irama e Cecile, Michael e Miele (risarcita della beffa), Mamhood ed Ermal . Fino a Francesco e Chiara, la stella più brillante, AMEN.

Piaciuta?

#Sanremo2016 il Festival visto dalla sala stampa: il quinto ed ultimo giorno

E allora avanti popolo…”  direbbe il buon Francesco Gabbani, vincitore del Festival 2016 tra le nuove proposte.  Un popolo di 10 milioni 164 mila spettatori che ha assistito alla serata del venerdì, quella che ha sancito il successo di Amen: un pezzo costruito magistralmente, una macchina da guerra che a Sanremo ha convinto (nonostante il pasticciaccio del televoto).

Grazie, grazie, grazie, per la vostra onestà. La mia vittoria dipende dalla vostra determinazione nel voler risolvere quel brutto inghippo della votazione”  così Gabbani ha ringraziato i giornalisti dell’Ariston Roof, gli stessi che lo hanno premiato con il premio della critica Mia Martini. “Essere qui è un sogno. Sono lusingato per il Premio della critica, Amen è una canzone che credo lo meriti” ha poi concluso il ragazzo originario di Carrara.

La Nuova Proposta più amata della sala stampa Lucio Dalla, quella in cui siamo presenti anche noi, è Chiara Dello Iacovo. A lei il premio della critica sancito dai giornalisti delle radio e del web, oltre ad un secondo posto incassato con grandissima signorilità: “Francesco se lo è meritato. Ha fatto più gavetta di me e credo che sappia dare il giusto valore a questa vittoria. Comunque io lo avevo detto subito che avrebbe vinto Amen”. Chapeau Chiara, una bellissima sorpresa di questo Sanremo. La più bella aggiungiamo noi di Campuswave Radio, estasiati dal suo talento e dalla sua personalità.

Al Palafiori è stata l’ultima giornata di conferenze stampa, presenti pochi personaggi. Saltano le apparizioni di Beppe Fiorello, ospite di questa sera, ma soprattutto marca visita Neffa : il cantautore per motivi di salute ha annullato l’appuntamento con le domande provenienti dalla mondo radiofonico e della rete. Peccato.

A dare un senso al sabato della sala dedicata a Lucio Dalla, due conferenze: Guglielmo Scilla e gli Zero Assoluto.

Guglielmo Scilla, youtuber approdato in tv, che ha presentato la fiction Rai Baciato dal Sole: “La fiction tratta la storia di un ragazzo che si trova catapultato nel mondo della televisione. Sono rimasto sconvolto quando ho capito che la Rai aveva intenzione di fare un storia di questo tipo. Il perché del mio successo sul web? Onestamente non ne ho idea. Apprezzo la rete perché è un luogo dove puoi mostrare chi sei”.

Dopodiché è arrivato il momento degli Zero Assoluto. Il duo, alla vigilia della serata finale, è nella zona rossa della classifica: “Si, siamo a rischio eliminazione e non ci stupiamo di questo.  Siamo venuti qui per cercare di fare del nostro meglio; quando abbiamo saputo che eravamo stati scelti da Carlo Conti, ci siamo chiusi in un lavoro di 2 mesi e pensiamo di aver creato il nostro disco più completo”. Il duo in gara con Di me e di te ha poi rievocato i tempi in cui era protagonista in radio: “Quando facevamo radio funzionava solo una cosa: l’improvvisazione. Prima di andare in onda, non abbiamo mai preparato nulla. Portiamo noi stessi e diamo priorità al contatto con il pubblico. Il bello della radio? Tiene compagnia e fa ascoltare la musica”.

Termina così, in attesa di scoprire chi trionferà, il racconto del Festival di Sanremo 2016 vissuto dalla sala stampa. Una grande avventura,  vissuta sognando di trasformare in lavoro, una passione travolgente. Grazie per averci seguito e buona finale del Festival a tutti voi.

 

Roberto Vassallo