Campuswave Radio torna in onda!

Le trasmissioni stanno per riprendere, ma prima un grande evento in diretta. Dopo mesi di preparativi possiamo annunciarvi che i microfoni di Campuswave sono di nuovo accesi e bollenti!

Segnati la data! Da lunedì 15 aprile le trasmissioni riprenderanno regolarmente, con un palinsesto rinnovato e ricco di contenuti attuali e stimolanti.

La più grande novità? Lo studio di registrazione a Genova! Finalmente potrai trovarci anche a Genova nella sede del Disfor in corso Podestà! Se sei sempre stato interessato ma non hai mai avuto voglia di arrivare fino a Savona ora non hai più scuse

Se vuoi conoscere il palinsesto seguici su Instagram!

Se volete incontrarci di persona venite sabato 13 aprile alll’Open Day dell’Università degli studi di Genova in via Balbi 5. Noi saremo li dalle 9 alle 17 pronti a tenervi compagnia. Non perdetevi la prima diretta della stagione!

Sabato 13 aprile Open Day di UniGe. Noi ci saremo e tu?

Vuoi conoscere l’offerta formativa dell’Università di Genova? Vuoi capire come funzionano le borse di studio? Vuoi semplicemente toglierti qualche dubbio sul tuo futuro?

Se hai risposto si a una di queste domande, o sei semplicemente curioso, ci vediamo sabato 13 aprile dalle 9 alle 17 in via Balbi 5 a Genova, ci saremo anche noi, a tenerti compagnia!

Durante l’Open Day l’Università apre le sue porte a tutti presentando i suoi corsi di laurea. Saranno presenti stand d’orientamento e informativi dove sarai accolto da professori e tutor, pronti a rispondere a tutte le tue domande.

Qui gli orari delle presentazioni dei corsi di Laurea

Per partecipare: è necessario compilare online, entro mercoledì 10 aprile, il modulo di iscrizione obbligatorio.  Completata la registrazione riceverai una mail: consegnandola all’accoglienza in Via Balbi 5 riceverai in omaggio il kit-open-day UniGe.

Noi di Campuswave Radio saremo in diretta, proprio dal cortile di via Balbi 5, per raccontare tutta la giornata e per tenervi compagnia con la nostra musica!

“Media Ecology e Comunicazione Digitale” la Summer School nata dal Festival della Comunicazione di Camogli.

14 Giorni di formazione intensiva rivolti ai giovani laureati magistrali

L’organizzazione del Festival della Comunicazione, in collaborazione con l’Università degli Studi di Genova, l’Università degli Studi di Torino, l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e il Comune di Camogli, promuove una Summer School sulla comunicazione digitale, altamente professionalizzante che connette aziende, alla ricerca di personale qualificato e laureati.

L’obiettivo della scuola. Il progetto si propone di fornire, combinando approcci teorici e pratici, competenze tecniche e interpretative fondamentali per professionisti nel settore della comunicazione, un ecosistema in continua evoluzione.

Collaborare con la Summer School infatti è un’opportunità anche per le aziende stesse, poiché avranno accesso a una piattaforma di recruiting dedicata, potranno formare le loro risorse interne, ottenere spazi di intervento e partecipare alla giornata conclusiva di career day, dove si presenteranno al pubblico di laureati.

Camogli, città della comunicazione. La Summer School si svolgerà dal 9 al 22 giugno 2019 a Camogli, storico borgo della riviera ligure di levante che, grazie al Festival della Comunicazione, è diventato in questi anni un punto di riferimento del settore.

L’attività sarà articolata in 2 settimane con 8 ore al giorno di corsi, tra lezioni frontali, conferenze, case studies e project work, in cui i partecipanti, divisi in piccoli team di lavoro, potranno sviluppare, sotto la supervisione di un tutor, un proprio progetto, che verrà poi presentato a conclusione del percorso. Il progetto migliore verrà premiato in occasione del Festival della Comunicazione.

L’intero progetto sarà presieduto da Professori specializzati
dell’Università di Genova, dell’Università di Torino, del Politecnico di Torino, della Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa e da professionisti tra i più influenti, in Italia e all’estero, nel marketing e nella comunicazione digitale.

Il programma. I partecipanti alla Summer School potranno incrementare le proprie conoscenze e competenze, attraverso un corso intensivo trasversale ad alto livello, affinando le proprie capacità comunicative, organizzative e di lavoro in team, padroneggiando le principali tecniche di marketing.

Il lavoro sarà centrato su 5 settori:

  • Algoritmi, Data Science, Seo, Data analysis, cloud computing;
  • Sicurezza informatica, dal diritto della rete e dei media alla cyber security;
  • Storytelling, data journalism e copywriting di qualità;
  • Come costruire strategie di comunicazione efficaci su social media e new media, monitorando, interpretando e direzionando le tendenze;
  • Modelli di business e startup building.

Per saperne di più, per conoscere i nomi dei professionisti partecipanti, i costi e le facilitazioni previste visitate il sito School of Communication.

La Summer School è riservata a giovani laureati di secondo livello (laurea magistrale), con priorità per quelli al di sotto dei 32 anni.

CIRCUMNAVIGANDO FESTIVAL XVIII EDIZIONE : LA SUPERBA VA IN SCENA

Fra gli incontri da non perdere : Critica e Visioni sul circo contemporaneo

Dal 26 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019 la nave Circumnavigando Festival, ormai giunta alla sua XVIII edizione, approderà nei porti di Genova, Rapallo e Camogli con un carico ricco di eventi.

Circensi e Artisti di strada provenienti da tutto il mondo invaderanno i teatri, le piazze, i palazzi e i porti delle tre città liguri, accendendo i riflettori sul mondo del circo teatro.

Nell’attesa di vedere la propria città farsi palcoscenico l’Università di Genova offrirà un interessante incontro, giovedì 20 dicembre alle ore 10 e 30 sarà infatti possibile recarsi presso l’aula 1, in Corso Andrea Podestà, 2 (Genova) per assistere al convegno “Critica e Visioni sul circo contemporaneo”.

L’incontro, che verterà ad approfondire i temi del rapporto tra il circo contemporaneo e le arti performative e i processi e le modalità di ricerca alla base dei percorsi creativi di una forma d’arte in continua evoluzione, è soltanto una parte di un tutt’uno più ampio da cui prende il nome.

Critica e Visioni sul circo contemporaneo è infatti un progetto nato dalla collaborazione fra Associazione Sarabanda (con Circumnavigando festival) e Teatro Akropolis (con Testimonianze ricerca azioni) che si compone di ben quattro momenti: due convegni e due spettacoli.

In questa particolare circostanza l’incontro sarà organizzato e promosso grazie al sostegno di Università degli studi di Genova-Scienze della Formazione e ACCI Associazione Nazionale Circo Contemporaneo, e tenuto dai seguenti relatori : Valeria Campo, regista, autrice,presidente commissione circhi e Spettacolo Viaggiante del Ministero e Beni Attività Culturali; Federico Rahola, docente e coordinatore del corso di studi triennale di Scienze della Comunicazione UNIGE; Boris Vecchio, attore,regista e direttore artistico Circumnavigando Festival; Clemente Tafuri, regista e direttore artistico Testimonianze ricerca e azioni; Leonardo Angelini, scrittore.

A coordinare l’incontro sarà Laura Santini, ricercatrice UNIGE – Dipartimento di Lingue e Culture Moderne.

Futura Rapallo: quando gli insegnanti siedono ai banchi di scuola

Dal 30 settembre al 2 ottobre si è svolta una tre giorni dedicata alla scuola digitale e al futuro sottosopra nella cornice di Rapallo. Protagonisti dell’evento studenti e docenti.

Durante Futura Rapallo, Campuswave Radio ha avuto l’occasione di intervistare Monica Cavallini (responsabile del progetto “Scuola Digitale Liguria”) e Angela Maria Sugliano (professoressa universitaria di “Psicologia dei gruppi virtuali” e “Scrittura per i nuovi media”).
Le due professioniste hanno tenuto insieme una conferenza rivolta in particolar modo ai docenti, i quali hanno la necessità di digitalizzarsi per dare un’educazione più completa ai propri studenti.
Il progetto “Scuola Digitale Liguria” ha come scopo principale quello di realizzare una scuola di qualità e offrire strumenti e opportunità. Nasce nel 2016 ed è un progetto con la scuola, mai per la scuola.

Gli strumenti ideati nel primo anno di vita del piano sono stati:

  • L’osservatorio dei progetti innovativi, che funge da contenitore multimediale e favorisce la creazione di relazioni e confronti.
  • Una mappa georeferenziata grazie alla quale, anche le persone che non sono immerse interamente nel contesto scolastico, possono seguire il processo di innovazione tecnologica nel territorio ligure.
  • Un sito tematico.
  • Una community.
  • Un digital team.

Nel corso dell’ultimo anno si sono aggiunte altre azioni. Una di queste riguarda il bando per la formazione cognitiva FSE, senza però tralasciare lo sviluppo dei punti precedentemente trattati. La professoressa Sugliano ha illustrato l’uso di Thinglink, proprio di uno degli strumenti che cerca di supportare e accelerare la digitalizzazione scolastica. Thinglink è un software che permette all’utente di rendere le immagini interattive, in modo da creare lezioni ancora più interessanti.

È bene educare i giovani alla tecnologia, per imparare a gestirla e saperla usare con consapevolezza. Risulta fondametale, quindi, un progetto dedicato al digitale che istruisce prima i docenti (i quali ammettono di fare molta fatica a capire certi meccanismi, elementari per la generazione che istruiscono). Su Facebook è possibile trovare due gruppi dedicati al progetto:

  • Progetto Scuola Digitale (gruppo aperto)
  • Workshop documentazione didattica (gruppo chiuso)

Articolo di Silvia Frattini.

Campuswave per il ponte Morandi – “Presidio”: quello che sarà

Lunedì scorso siamo stati sotto al ponte Morandi, a ridosso della zona rossa tra via Porro e via Fillak. I viali con vista pilone, divisi a metà.

Abbiamo iniziato dalla parte sampierdarenese, poi ci siamo spostati sul versante di Certosa. Li dividono duecento metri di strada, qualche fila di transenne, i mitra spianati e le camionette dell’esercito. Quelle con “Operazione Strade Sicure” scritto sul fianco.

Per andare da un lato all’altro è necessaria una mezz’ora di mezzi pubblici, con la clemenza del traffico cittadino. Un bus navetta fa la spola tra Ponte dei Mille, a Principe, e l’inizio di via Fillak. Si scende a Dinegro, poi metro fino a Brin e si chiude la scarpinata.

Non c’è comunicazione tra le due metà: ci si sente su WhatsApp, sui gruppi creati per la maledetta occasione.

La carcassa del viadotto guarda tutti dall’alto e allunga un’ombra che non si riesce a dire. Gli stralli sembrano fili di ragnatela, ora. È uno scenario da guerra fredda, post apocalittico, insostenibile. Il ponte di Berlino, a due passi da casa.

Dove il rosso sfuma appena nell’arancione, sono sorti gli ormai celebri presidi, degli sfollati e dei loro vicini. I più colpiti, dopo i quarantatré che hanno perso la vita e i cari che li piangono, dal disastro del 14 agosto.

La professoressa Gabriella Petti, prossima coordinatrice del corso di Comunicazione, si è fatta organizzatrice, promotrice e cicerone di questo incontro, e noi ancora la ringraziamo.

Come spesso è capitato, negli anni, abbiamo optato per la via meno battuta. La postazione più cercata dall’informazione tradizionale è infatti quella certosina, più a monte. Noi, pur avendo raggiunto entrambi i presidi, ci siamo fermati a lungo in quello più piccolino, alla prima metà di via Fillak.

Erano i giorni dei primi sensori, piazzati sul moncone e sul pilastro di mezzo. Era il giorno del cambio della guardia, dalla polizia all’esercito. Nessun avvicendamento, invece, tra le fila della Protezione Civile.

Era il giorno della riunione di condominio, per alcuni. La più surreale a cui abbiano partecipato, c’è da scommetterci.

Il presidio è un gazebo, due tavoli lunghi lunghi e quante più sedie si riescano a offrire. La nostra referente è Milena, che studia giurisprudenza a Unige e abita a un portone di distanza dall’inagibilità, si direbbe nella lingua dei suoi prossimi colleghi.

A fianco a Milena, giovani e meno giovani, uomini e donne, temperamenti riflessivi e incazzati neri. Sabato sera si sono fermati fino a tardi: hanno cenato assieme, giocato a carte, ascoltato un po’ di musica.

C’è la signora di novant’anni, dichiarati a voce e testa alta, che fa la maglia. Ci sono i bambini che sbuffano al pensiero di cambiare scuola, ma quella vecchia è “di là” e non si può fare altrimenti. Ci sono i negozianti coi clienti fissi dall’altra parte della barricata, in una zona in cui ancora si faceva vita di quartiere: strade e incroci connotati da un forte senso di appartenenza alla comunità, tra le case dei ferrovieri.

Cogliamo qualche frase sparsa, di quelle che non hanno bisogno di didascalie.

“Il ponte? Per me era un po’ come un cugino, siamo nati insieme…”.

“All’inizio faceva impressione, ma col tempo era diventato una presenza domestica, un vicino di casa. Ora però non lo voglio più vedere, devono togliermelo di lì!”.

Ci rassicurano – loro a noi! – dicendo di percepire la città vicina, nella generosità e nell’impegno di popolazione e istituzioni locali.

Risuonano in testa i commenti di Luca Bizzarri, da un anno presidente del Ducale: “Sembrava ci avessero menati, a ferragosto. Tutti a parlare sottovoce, con lo sguardo basso”.

Genova pare essersi riscoperta più unita, nelle difficoltà di alcuni dei suoi figli, che rischiano di veder raso al suolo il quartiere in cui sono cresciuti e si ritrovano con quindici minuti alla settimana per rientrare in casa a prendere le proprie cose.

Pensateci: avete un quarto d’ora per recuperare quel che potete. Vorreste svuotare l’intero appartamento e uscite con una valigia, quando va bene.

Ecco perché ognuno sente l’obbligo, quantomeno la volontà, di fare la propria parte, nei limiti del consentito e del vantaggioso. Ed ecco dov’è che entra in gioco Campuswave, da sempre divisa tra Genova e Savona, per forza legata ai destini del ponte che le collegava.

L’idea è di impostare un format quindicinale, in forma di diario audio o video, per tenere tastato il polso degli avamposti sotto al Morandi, raccontare le storie delle persone che li animano e commentare assieme le decisioni istituzionali che verranno. Se ne occuperanno i nostri ragazzi, le nostre squadre composte da giovani liguri, genovesi, con una voglia matta di non fermarsi ai tradizionali tempi di maturazione delle notizie, di scavalcare il concetto di informazione e fare del sano, necessario – e magari ingenuo, vivaddio – servizio pubblico.

Sarà un programma in palinsesto, ma vuol essere qualcosa di più. Un organismo multimediale, che corra in autonomia, e un’opera di impegno civile. Una “fascia di rispetto”, per restare in tema.

Potrebbe chiamarsi Presidio, ma ancora non lo sappiamo. Dovrebbe iniziare a brevissimo, a ottobre, ma abbiamo bisogno di un briciolo di tempo tecnico, per definire le cose al meglio. Intanto vi abbiamo avvisato.

 

A chi abitualmente ci segue e, ancor più, a chi abbiamo incontrato ai presidi, quelli veri. Ci sentiamo presto, promesso.

 

Matteo Faccio, per Campuswave

Festival della Comunicazione 2018 – Una domanda a Piero Angela, per via tradizionale

Innanzi tutto, scusate il post scriptum. Un’intervista del genere, anche se breve, andava comunicata in fretta. Lo sappiamo bene. Non che ce ne fossimo scordati, è chiaro. Ma, tra un’emergenza di pubblicazione e l’altra, ci era rimasta impigliata nel taccuino. Passato il rintontimento da pc, siamo finalmente tornati alla cellulosa, per finire in bellezza.

 

Pablo Picasso amava dire che, quando fosse giunta l’ispirazione, l’avrebbe trovato a dipingere. “Sulla rilevanza del tenersi pronti”, insomma.

Per le vie di Camogli, nei giorni del Festival, capita di fare più di un incontro eccellente, è evidente. Nella rincorsa agli eventi, ci si può imbattere in ognuno dei conferenzieri invitati: prima dell’intervento, a microfono appena abbassato, oppure durante una passeggiata in centro, fuori dal cono di luce dei riflettori.

A noi è capitato di incrociare, più che inaspettatamente, il divulgatore dei divulgatori. Piero Angela. Ha quasi novant’anni: li ricorda con fierezza e li porta con l’armonia disarmante che sta dietro a ogni bella intelligenza.

Figuratevi la scena. Esterno giorno, Camogli. Domenica, intorno a mezzogiorno. All’infaticabile collega Daniele Rivara e al sottoscritto (sempre Matteo Faccio) tocca la copertura del secondo intervento al Festival di Marco Travaglio, stavolta in compagnia di Gherardo Colombo e Maria Latella: potrebbe scapparci un’intervista, una diretta, uno spunto per un articoletto.

Ci dirigiamo in piazza Battistone, con buon anticipo sulla tabella di marcia. Sistemiamo l’attrezzatura video e torniamo a prendere una boccata d’aria, prima che suoni la campanella. E lì, tac! Troviamo Piero Angela pronto a varcare le soglie del tendone, in qualità di spettatore, dopo il suo speech nel tardo pomeriggio di sabato.

Non abbiamo neppure una foto valida per la testimonianza: dovete crederci sulla parola. La telecamera è all’interno, piazzata; il telefono di Daniele è scarico e il mio al sicuro nello zaino. Nella press room, dalla parte opposta del paese. Mea culpissima.

Dalla tasca posteriore dei jeans, mi spuntano fuori penna e taccuino (sono un sentimentale, già). Facciamo alla vecchia maniera.

Daniele, con il tatto e i buoni modi che lo pervadono, ostruisce il passaggio al venerabile Signor Quark. Io seguo a ruota, a taccuino spianato. “Abbiamo tempo per una domanda al volo? Una soltanto!”.

Ci è andata bene.

 

Il tema del Festival è Visioni. Per noi, per tanti nostri colleghi universitari, per i giovani in generale, le visioni del futuro sembrano essere sempre più nebulose. Si sente di dare un consiglio, un monito, per confrontarsi al meglio con una fase di incertezza così acuta?

È molto difficile: cominciamo col dire questo. Però ci sono cose che funzionano sempre, in ogni tempo. Oggi, domani, dopodomani. E sono la capacità di fare bene il proprio lavoro e la ricerca costante dell’eccellenza.

Cercate l’eccellenza, perché solo con essa si possono superare le onde più alte del destino. Bisogna essere allenati, non perdere mai la forma.

Purtroppo per loro e per noi, i giovani non sono aiutati, è vero. Ma mi preme sottolineare l’importanza di iniziative come queste, cicli di conferenze in cui persone più esperte vengono a condividere passaggi di vita lavorativa, prima che privata, e a raccontare l’importanza della preparazione e della professionalità. Lo trovo confortante.

È difficilissimo uscire vittoriosi dal confronto con questa società, ma se ci si prepara a dovere prima dell’impatto, si avrà un ottimo salvagente.

Anche perché le cose, i giovani di oggi, le sanno, le sapete. Siete sempre pronti ad aggiornarvi e ad imparare. Ebbene, per il futuro l’atteggiamento giusto dovrà ancora essere questo.

Quindi studiate molto: ma non per gli esami in sé. Gli esami servono, sicuro, ma restano di un’importanza relativa.

Studiate per strutturare una visione d’insieme coerente, studiate per comunicare, per lavorare come si deve. Per essere eccellenti. Così sì che il futuro, vostro e della società che vi troverete ad amministrare, saprà sorridervi.

Grazie Dottor Angela, è stato un onore. Inaspettato.

Festival della Comunicazione 2018 – Sunset Boulevard

Cronache dalla fine della fiera. Di quelle buone anche riscaldate, come le lasagne.

Le battute conclusive del Festival sono il risultato, per noi, di un miscuglio di spossatezza e malinconia, soddisfazione e cortocircuiti cerebrali. Sistemiamo gli ultimi dettagli, sbaracchiamo la postazione e salutiamo gli addetti stampa e i responsabili di produzione con cui abbiamo collaborato. “Grazie a voi” suona come un refrain.

Camogli è sempre splendida, in abito da sera. Il lungomare di via Garibaldi lo abbiamo ormai mandato a memoria. Le ultime scarpinate, dalla nostra palestra alle location degli incontri e viceversa, lo trasformano in una specie di viale del tramonto. Siamo agli sgoccioli, per davvero.

Facciamo l’ultima diretta all’ora dell’aperitivo, coccolati da una luce che non si riesce a dire. Per un attimo mi scordo dell’influenza, che infatti, appena stacchiamo, mi chiede il conto. Poco male.

Il tardo pomeriggio era stato monopolizzato dalla lezione di storia di Alessandro Barbero al Teatro Sociale – meravigliosa bomboniera rimessa in sesto da pochi anni, con nell’aria ancora il profumo del legno appena levigato.

Racconti di previsioni e revisioni, impegni prìncipi di uno storico degno di tal nome. Perché la storia potrà anche essere magistra vitae, ma serve ci sia qualcuno che voglia imparare, comprendere, spiegare. Non si tratta soltanto di ricostruzione dei fatti: conoscere il passato significa intuire lo spirito delle persone, nei secoli dei secoli. Siamo prigionieri del presente, con scarsa memoria di quel “luogo diverso” che è esistito prima di noi. Ebbene, sta allo storico ergersi a giudice inquirente (“Accertare i fatti, poi interpretarli”) e psicanalista (“L’individuo è sempre lui, non importa quali siano le regole della società in cui vive”).

Barbero cita Ray Bradbury e Winston Churchill, tra fantascienze, ucronie e senni del poi. “Sapere come è andata a finire influenza pesantemente la nostra visione del mondo: ne so più io, della battaglia di Waterloo, di quanto ne sapesse Napoleone”.

Si passa dagli editti di Caracalla alle serie tv di grido, a proposito di ricostruzione dei fatti, dell’oggi e dello ieri.

Prendete le sigarette di Downton Abbey. Le poche che trovate nella serie sono quelle dei domestici cattivoni, in un’epoca in cui fumavano persino i bambini. Peraltro, i tabagisti escono in giardino per fumare, mentre farlo all’interno di qualsiasi edificio era considerato più che normale. O ancora il Signor Pamuk, il diplomatico anatolico. Gli sceneggiatori lo ribattezzano come il più celebre scrittore turco contemporaneo (sai che fantasia…) e soprattutto gli affibbiano un cognome, quando in Turchia, per tradizione ottomana e fino all’occidentalizzazione voluta da Ataturk, il cognome non si usava.

Paiono dettagli, ma come tali fanno la differenza. “Chi vuoi che se ne accorga? I turchi, se ne accorgono!”.

Neanche nel fantasy riusciamo a distaccarci dal retaggio delle nostre tradizioni e dei nostri costumi. In Game of Thrones, ad esempio, si celebrano regolari matrimoni in edifici di culto che somigliano a chiese, secondo riti fin troppo simili a quelli attualmente previsti dalla dottrina cristiana.

Al professore viene consegnato il Premio Comunicazione di questa edizione, dalle mani di un commosso Danco Singer, caposquadra degli organizzatori. Singer parla del Festival che, alle prime, non era ben visto in paese e dava addirittura l’idea di voler occupare Camogli in forma semiabusiva; e di una Camogli che, pian piano, ha finito per occupare essa stessa il cuore del Festival.

Il legame è indissolubile, e proseguirà. Save the date: 12-15 settembre 2019, appuntamento con la sesta edizione e col tema #civiltà (il nostro Ponti lo teniamo buono per il 2020).

Alle 19:30 sale sul palco, scalzo, Federico Rampini. È di Camogli anche lui. Il modo migliore di richiudere il sipario.

Che aggiungere d’altro, che non sia già stato detto in quattro infiniti giorni di commenti, articoli, post, interviste e dirette?

Ci prendiamo appena il tempo di ringraziare chi ci ha seguito e ha vissuto insieme a noi l’intensa passeggiata lungo questo sunset boulevard da favola. Per Campuswave è stata, con buona probabilità, la miglior prestazione di sempre. Certo, ce lo diciamo da soli, ma siamo proprio contenti.

Per chi poi non ne avesse ancora abbastanza, di festival culturali e di queste latitudini (si potrebbe, d’altronde?), segnaliamo quello della punteggiatura, il 21 e 22 settembre prossimi a Santa Margherita. Un festival della punteggiatura, capite? Come non amarle, delle cittadine così?

L’ultima riga è in prima persona, l’ultimo articolo si firma. È stato un grande piacere, al solito. Abrazo.

Matteo Faccio

Festival della Comunicazione 2018 – E la chiamano pausa pranzo

Ultimo giorno. Fa strano.

Sospetto di essere mezzo influenzato. Le ragazze della spedizione mi allungano una pasticca e spiegano come funziona la tachipirina 500 ad azione immediata. L’inevitabile ironia su Calcutta e le sue prescrizioni fai da te mi annichilisce, rischio di andare al tappeto. No, non mi avrete (ma chi?). Parto lo stesso per il solito slalom gigante tra le conferenze. Stoico.

Colazioni. Sarò breve, per forza di cose. Sofia Bignamini, psicoterapeuta e autrice de I mutanti, si/ci/vi interroga su sguardi e prospettive dei preadolescenti dei giorni correnti, tra usi e abusi del digitale e autogestione di un tempo che si fa più fatica a definire. Keywords: narcisismo, terra di mezzo, famiglia. Cambio. Silvano Fuso, chimico, fa le pulci ai premi Nobel, nati per uno scrupolo morale, dopo certi attacchi all’omonimo Alfred in seguito alla sua invenzione più celebre e redditizia: la dinamite. Un titoletto sciué sciué? Anche i geni sbagliano.

Cambio location. Promenade, molo. Rassegna stampa dei quotidiani. Il paracetamolo comincia a salire in superficie. Mi sento come fossi dignitosamente brillo, e temo di sembrarlo anche agli occhi di un osservatore esterno. Guarda in basso, conserva le energie. Vai avanti, soldato.

Plauso ad Aldo Cazzullo, uomo ovunque. Fa la rassegna con Annalisa Bruchi, in sostituzione di Freccero, che all’ultimo ha dovuto dare forfait. Gli suonano in testa le campane della domenica, lo interrompono, come è successo ieri coi fuochi di Recco e lo spettacolo di Catalano&Dente. Cazzullo non si scompone, cita Don Camillo e Peppone e con un’acrobazia riesce pure a farsi promozione: “Succedeva anche appena dopo la guerra, quando i comunisti facevano i comizi in piazza e i preti gli rispondevano a modo loro: lo racconto nel mio ultimo libro!”. Poi passa in Terrazza della Comunicazione per la presentazione vera e propria di Giuro che non avrò più fame. L’Italia della Ricostruzione. Professionisti…

Vado da Andrea Vitali per le sue Visioni di lago. Di Como. Sono in ritardo – ma dai! – e non ricordo dove si tenga l’intervento. Sarà la febbre, l’influenza, la peste. Mi basta seguire il suono delle risate, però.

Vitali ha fatto per venticinque anni il medico di base, “di quelli con la lingua per parlare e le orecchie per ascoltare, senza troppa tecnologia, ancora”. Racconta le storie vere dei suoi personalissimi visionari: parenti e pazienti, gente comune capace di guizzi straordinari. Come la signora Fiorella, che chiedeva raccomandazioni al dottore prima di partire per “una crociata nel Mediterraneo”. O la zia Eufrasia, che aveva ospiti e s’era messa in testa di fare gli gnocchi. La farina scarseggiava, così ne ha aggiunta un po’ “di quella scura”. Peccato fossero le ceneri di un altro zio, Esilio.

Evviva la bella, sana, spassosissima provincia italiana, la stessa delle scampanate di Cazzullo.

Il pubblico è in visibilio. Quando a Vitali fanno cenno che mancano cinque minuti, si alza uno di quei “Nooo” che vengono dal cuore.

Dopo, comunque, tocca a Oscar Farinetti. Non ci si può granché lamentare. Mr. Eataly, con la consueta energia contagiosa, parla di imperfezione umana: altro che precisini, onestissimi, inattaccabili. Tonino Guerra gli ha fatto da mentore, in piazza dei Miracoli, prima di girare uno spot pubblicitario: “Mi ha detto che la torre di Pisa è così celebre, così bella, proprio perché non è perfetta”.

Presenta il suo ultimo libro, Quasi, raccolta di poesie. Farinetti è “quasi” un sacco di cose: marito, padre, nonno (i nipotini lo vedono talmente di rado da averlo ribattezzato “Il marito della nonna”), imprenditore. E pure scrittore.

“Vorrei saper scrivere come Baricco, giuro, ma non ci riuscirò mai. Però i miei libri vendono, piacciono. E dire che ho tanti amici nel settore. Le risate che mi faccio, quando li incontro. Tu sei un droghiere, cazzo scrivi? Stavolta, per farli incazzare ancora di più, mi son messo addirittura a scrivere poesie!

I giornali che non mi amano diranno che sono come Bondi. Ve le ricordate, le poesie di Sandro Bondi? Solo che lui scriveva sempre A Silvio, mentre io A Matteo non l’ho scritta mai”.

Ulteriori spunti di riflessione. Sfiducia ed egoismo sono i peggiori dei mali. La ricchezza del Paese più bello del mondo – che ha una liquidità depositata che vale il doppio del debito pubblico, a sentir lui, sempre attento a dati e statistiche – risiede nelle piccole cose.

Dopodiché, Mario Peccerini, attore scafato ed esperto, di Camogli, che ha fatto il marinaio per diciotto anni prima di dedicarsi finalmente alla passione della sua vita, dà il via al reading, declamando una bella sfilza di versi. Gli fa eco Farinetti: “Ora potreste pure non comprare il libro!”.

Consiglio spassionato. Andate a vedere il video che dedicheremo allo spettacolo e aspettate il passaggio sui due orgasmi (ora sì che ho la vostra attenzione). Non anticipo nulla: prendete nota e godetevela.

Da un’altra parte ci sono Willwoosh e Sofia Viscardi: l’età media dell’audience crolla verticalmente. Io passo solo di sfuggita. Ci vanno gli altri e li braccano per l’intervista.

Riesco a sentire Travaglio, anche se per una manciata di minuti appena. Bignami in tre mosse: la disintermediazione come nuovo paradigma; la comunicazione ha cannibalizzato l’informazione; gli amministratori di un tempo oggi sono diventati comunicatori. Non c’è di che.

Ci concediamo una specie di lunch break. Focaccia. Certo che a Camogli si mangia da dio.

Ora posso anche rincarare la dose di tachipirina 500. Sapete che se ne prendo due diventa 1000?

Festival della Comunicazione 2018 – L’amore è quell’intertempo

Strane faccende, i pomeriggi. Il mattino avrà pure l’oro in bocca, ma si vede che era pesante da digerire.

Abbiamo la netta sensazione che il tempo rallenti. Chi siamo, dove andiamo? Quando siamo entrati in questa palestra? È mai esistito un mondo prima e fuori di qui?

Note liete. Il pesto del pastificio Fiorella è uno dei migliori che abbia assaggiato. Occhio: se un genovese si sbilancia a ‘sto modo, c’è da credergli. E dire che per chi viene dalla big city, un pesto prodotto al di là di Nervi/Voltri equivale a una salsetta al basilico (non-di-Prà) senza né arte né parte. Sono ancora sotto shock. Chapeau.

Note dolenti. Fa sempre caldissimo e il mare è una tavola. So di averlo ripetuto fin da giovedì e chiedo venia per l’insistenza. Giuro che lunedì torno qui e corro in spiaggia. Per sfregio.

Sondaggione popolare: è, questo di sabato, il sole più cocente della settimana? Plebiscito per il sì.

Storici locali – qui riunitisi per il meeting con Aranzulla, quando chiunque li pensava da Piero Angela – concordano: è il settembre più caldo degli ultimi secoli di Camogli, dai tempi della sorprendente siccità del 1798, quando, con i nuovi ordinamenti francesi, la cittadina fu elevata al titolo di capoluogo del secondo cantone della Giurisdizione della Frutta. Frutta che, di conseguenza, nel giro di poco marcì.

[Postilla per chi non ama il sarcasmo e/o per eventuali storici locali, realmente esistenti, collegati al sito di Campuswave. È tutto inventato, sia chiaro.]

Il Festival tira avanti di gran carriera e ci consoliamo con le ospitate. Scherzi a parte, esserci è una goduria. Tridente pomeridiano da Champions League: Gad Lerner sulla sinistra (e dove altro), Gabriele Muccino sul versante opposto, Piero Angela centravanti di sfondamento, alla maniera di un tempo. Li abbiamo filmati, li stiamo filmando e li filmeremo. Avvicinati, intervistati e importunati. Pacchetto completo. Tutto in onda tra poco, il tempo di sferruzzare i contributi.

La serata non è da meno. Alessandro D’Avenia al Teatro Sociale con Ogni storia è una storia d’amore. A partire dal mito – straziante, ossessivo, ineguagliabile – di Orfeo e Euridice, si alternano sublimi passaggi di letteratura a raccontare storie di grandi donne che hanno tentato di amare altrettanto grandi artisti, con esiti che vanno dal tragico al comico, dall’epico al lirico, dal cinematografico al fiabesco.

Declamano i ragazzi, per ferma volontà dell’autore. Alcuni sono del campus. Siamo tutti con voi, compari.

Per chi invece ama stare all’aperto, il reading Balle spaziali di Marco Travaglio: di come la politica e l’informazione al servizio del potere pontifichino e s’approfittino delle tanto gettonate fake news sorte sul Web.

Alla stessa ora ma in un’altra piazza, Guido Catalano & Dente col loro Contemporaneamente insieme. Manco a farlo apposta. Si parla ancora d’amore, ma oltre non ci spingiamo: cantautori e poeti sono imprevedibili per definizione, tocca sedersi e lasciarli fare.

Mi tornano in mente le gelatine di Harry Potter: ce n’è per tutti i gusti più uno. Ai presenti l’arduo compito di scegliere dove imbucarsi.

Pace.