Formula 1: nel glamour di Monaco, tra bellezze, errori (e orrori), le Ferrari riscrive la Storia. In primis la sua…

Sì, è stato detto e ridetto, ma il succo del discorso alla fine sta tutto lì: la Ferrari, a Monaco 2017, ha riscritto la storia.

La sua, e un pò anche quella della Formula 1. Quantomeno un paio di righe in una pagina importante a livello statistico. Perché se il successo nel Principato che ritorna 16 anni dopo Michael Schumacher (anche allora fu doppietta con Rubens Barrichello secondo, ed è già nostalgia), la prima doppietta dopo sette lunghi anni è qualcosa di ancora più importante. I famosi sette anni di sfiga per lo specchio rotto non c’entrano nulla, ma solo a fatto compiuto ci si rende conto che in casa rossa, un digiuno così lungo, non lo si vedeva dai tempi che hanno preceduto l’era di Kaiser Schumi.

La Ferrari lascia Montecarlo con tante più certezze rispetto ai dubbi con cui va via la Mercedes, battuta sì nella battaglia monegasca (tanti tifosi della rossa hanno solo conosciuto sabato l’esistenza di Stoffel Vandoorne, campione GP2 del 2015 che ha messo fine alla qualifica di Hamilton in Q2, e lì anche alle sue ambizioni per la domenica, anche se Lewis ha abortito talmente tanti giri lanciati prima del patatrac che un pò di mea culpa avrebbe da farlo) ma consapevole che certe caratteristiche che ritroveremo in tanti altri circuiti la mettono un gradino sotto la rossa: ma attenzione al bottone magico, basta azionarlo che oplà la paura sparisce.

Sta diventando una triste abitudine vedere lo sconsolato di turno sul podio di Monaco: dopo Hamilton e Ricciardo, privati dal successo negli ultimi 2 anni da mosse scellerate dei loro team, con Nico Rosberg che sentitamente ringrazia (e intervista i tre del podio a fine gara con una nonchalance da anchorman consumato). questa volta è toccato a Kimi: dopo nove anni di nuovo in pole, la prima metà gara gestita alla perfezione, lo richiamano al pit e Vettel gli offre il benservito con due giri spaventosi a sfiorare i guard rail come le guance di un’amante tanto desiderata. Lui accusa il colpo, quasi non reagisce, non riesce a riprendere il suo compagno, è secondo, deluso, forse anche un pò frastornato: nella sua non-espressività, quella di domenica nasconde nemmeno più di tanto una delusione tipica di chi “volevo, ma non ho potuto”. Inutile parlare di complotti o di favoritismi, la Ferrari ha agito nell’interesse della doppietta, e la differenza l’ha fatta Seb. Povero Kimi, speriamo che quel gradino lassù sia solo rimandato, se lo meriterebbe l’ultimo acuto, prima del probabile addio.

E per chiudere, spazio a chi questo GP a modo suo, lo ha reso speciale: a Sainz e al suo sesto posto stellare, un pò troppo nell’ombra e in attesa della Chiamata con la C maiuscola; a Perez, che forza la porta semi aperta da Kvyat alla Rascasse regalandoci l’unico vero mezzo sorpasso della giornata; a Button, che all’audio messaggio da “big likes” dell’americano-per-un-giorno Alonso (a proposito, Nando, se la Honda ti tradisce anche a Indy, io inizierei a preparare le carte per il divorzio…)  che lo aveva invitato a “portare a casa la macchina”, risponde infilandosi come un coltello al Portier e creando un sandwich con Wehrlein, la sua Sauber e le morbide barriere del circuito. E finiamo con Ericsson, e il suo psicodramma di andare a muro alla Santa Devota in regime di Safety Car per sdoppiarsi: occorrerà accendere un cero, alla Santa Devota, caro Markus, per sperare nel sedile anche il prossimo anno.

Saluti da chi la gara l’ha vista in TV a 20 km dal Loews.

Brux

La bella Verona di Campuswave Radio

Doverosamente, premetto che cominciare un pezzo che parli di Verona citando Romeo e Giulietta ha lo stesso grado di originalità dei commenti sulle stagioni che si allungano o sul fatto che se la Juventus vince 6 scudetti in fila è perché ha programmato i campionati meglio delle altre squadre. Tutto opinabile, tutto scontato. Ma tant’è.
Doverosamente, faccio notare come sia un suicidio letterario impostare il medesimo pezzo su Verona citando non soltanto Romeo e Giulietta (d’ora in poi R&G, mi si perdoni la lesa maestà), ma il suo incipit. Se non sai come iniziare, fai iniziare Shakespeare! Che tanto: 1 non sia mai che nessuno se ne accorga, e 2 scrivere non gli veniva tanto male, al Sommo Bardo Irraggiungibile (d’ora in poi SBI, che sembra un ufficio investigativo e invece non è). Ebbene.
La più grande storia d’amore mai narrata si apre con una frase del Coro, che si avvicina quatto quatto alla sua postazione e declama: “In questa bella Verona, due casate, di pari nobiltà, si scagliano, per antico rancore, in sempre nuove contese che macchiano di sangue veronese mani di veronesi”.


Già il fatto che la più sensazionale avventura romantica a memoria umana si svolga a Verona, mi sembra circostanza da non trascurare, nel descrivere la città. In più, se l’SBI dice che una cosa è bella, non è che se ne possa discutere più di tanto. “Sono il Maestro che ha nobilitato le sorti del teatro innalzandolo allo status di forma d’Arte, ho vergato versi immortali capaci di ridefinire i canoni stessi di bello scrivere, ho reinventato la lingua più diffusa della modernità, e quella città non è poi così male. In fede, WS”.
R&G è un’opera che mi stordisce anima e cuore ogni volta che ne incrocio le mosse, ma volendola leggere da una prospettiva turistica, nel suo attacco c’è tutta Verona. Bellezza, nobiltà, fascino e pure intrighi e pathos. Verona è elegantissima e visibilissima: una bomboniera, nonostante le dimensioni non così ridotte. Le città attraversate dai fiumi, fateci caso, sono tutte particolarmente signorili, hanno un non so che di raffinatezza in più. Verona non fa eccezione.
Il pistolotto sulle bellezze scaligere si sospende qui, ma chi desiderasse ulteriori indicazioni in tal senso, può fermarsi e studiarsi quanto fatto dal nostro Filippo:

Adesso veniamo al punto. C’eravamo io, Mercuzio e Benvolio…
Dal 18 al 21 maggio, quindi nello scorso fine settimana (allungato), l’elegantissima Verona di cui sopra ha ospitato il Festival delle Radio Universitarie, delle cui meraviglie abbiamo già detto tante altre volte. Siccome, però, ogni evento curato o seguito dalla radio non si riconoscerebbe senza il mio articoletto inconcludente e poco produttivo, mi sono sentito in dovere di marcare visita.

Chi, come il sottoscritto, di FRU comincia a segnarsene parecchi, sa quanto queste giornate possano essere speciali; direi quasi imprescindibili, tanto che pure chi ha concluso i suoi percorsi a Campuswave (più o meno definitivamente) non riesce a resistere alla tentazione, e parte.

Questa edizione ha presentato la nostra solita squadra numerosissima (17 persone, ho contato male?) e un bel mix tra veterani e novellini. I primi, di cui faccio orgogliosamente parte, sono come le querce: hanno tanti cerchi (alla testa, the day after) quanti sono stati i Festival ai quali si è presenziato. I secondi sono stati encomiabili: visibilmente un po’ spaesati, ma comunque stoicamente presenti con il corpo e lo spirito, e sempre integrati e coinvolti. Non tocca certo a me dirvelo ma lo faccio comunque: bel lavoro, ragazzi.

Un semplice, spontaneo, grande FRU che ci ha divertito e rilassato. Non sono serviti chissà quali equilibrismi organizzativi, a differenza di altre volte. Si è seguita la scaletta – con qualche variazione sul tema, peraltro indispensabile – e si è portato a casa il risultato. Con letizia e soddisfazione. Il resto, come detto, lo ha fatto la città di Montecchi e Capuleti.

“Beviamoci su che qualcosa qui non funziona
Siamo come i mona a Verona”
Tante belle cose,

Matteo Faccio

JoinMeApp: martedì 16 maggio in diretta al Campus!

I gruppi WhatsApp sono certamente utili e a volte diverti quando nascono per poter rimanere in contatto con i propri amici. Quante volte, invece, ci sentiamo il peso addosso di doverne creare uno per un certo evento – il torneo di calcetto, una cena o un bella gita –  sapendo che poi il gruppo perderà subito la sua vocazione per diventare un ricettacolo di foto raramente divertenti e discorsi senza senso. Oppure, quante volte vogliamo fare qualcosa e scopriamo solo dopo che un nostro amico avrebbe voluto fare quella stessa cosa con noi.

Finalmente è nata una nuova app che risolverà tutti questi problemi rendendoci molto più semplice organizzare gli eventi e che ci permetterà di godere della compagnia dei nostri amici nella vita reale.

 

L’idea dalla quale nasce JoinMeApp è molto semplice: permettere di vedere le proprie amicizie organizzandosi nel breve termine: “sto per andare a pranzo, lo rendo noto ai miei contatti; e trovo qualcuno che pranza con me”. Cosa che sarebbe complessa da fare con, ad esempio, WhatsApp (se non scrivendo a tutta la rubrica, vedendo se qualcuno è disponibile) o con altri strumenti già a disposizione sui nostri cellulari.

 

È ideale anche per trovare amici per aperitivo, dopo cena ma anche partite a calcetto, a pallavolo, prove musicali, e chi più ne ha più ne metta, perché tiene il conto di chi può, non può e chi è in forse.

JoinMeApp cerca quindi di rivalorizzare i rapporti fra le persone, sfruttando le numerose opportunità di socialità che abbiamo ogni giorno e che spesso non sfruttiamo; quante volte si incontra qualcuno dopo tanto; ci si dice “sentiamoci per un caffè” e poi nulla, magari ci farebbe piacere ma, se una persona non rientra nei tuoi contatti più vicini, è difficile ricordarsi di sentirla.

 

 

Per ogni attività che crei o alla quale partecipi ti verranno presentate anche le opportunità, magari da te sconosciute, che il territorio ti offre, che spesso sono alternative rispetto alle tue abitudini: prendo sempre l’aperitivo sempre nei soliti 3-4 bar, ma intorno a me ce ne sono decine che non ho mai provato perché forse non so neanche che esistono.

JoinMeApp è un’applicazione interessata al sociale: promuove gli eventi etici e sociali nel territorio (raccolta sangue, generi alimentari ecc.), per sensibilizzare gli utenti e spingerli a fare “buone azioni”.

 

 

Martedì 16 maggio, dalle 12 alle 14 saremo in diretta con i ragazzi di JoinMeApp dal palco davanti al bar e alla mensa del Campus!

Partecipa con noi e se scarichi l’applicazione ti offriamo l’aperitivo e un sacco di bellissimi gadget!

Se vuoi saperne di più visita la pagina Facebook di JoinMeApp.

Campuswave e JoinMeApp ti aspettano!

Come superare un esame all’Università? Te lo dice la scienza.

La sessione d’esame estiva è ormai alle porte e perché passare tutta l’estate sui libri quando si può imparare il giusto metodo di apprendimento?

Si è sempre pensato che a mandare in tilt la memoria fosse il grado di stress pre esame e la stanchezza delle notti insonni sui libri, ma ad oggi una ricerca scientifica mette in dubbio questa ipotesi e ritiene che l’insuccesso di un esame o il “black out” davanti al professore dipenda in realtà dal metodo di studio utilizzato durante la preparazione.

Un gruppo di ricercatori della Tufts University, negli Stati Uniti, ha chiesto a 120 studenti di memorizzare immagini e parole presenti su uno schermo per alcuni secondi. Dopo la presa visione i partecipanti dovevano scrivere una frase che contenesse tale parola od immagine per simulare l’atto di prendere appunti.
Nella tranche successiva metà di loro a potuto ristudiare la lista nello stesso modo in cui era stata presentata la prima volta, esattamente come siamo abituati a fare durante lo studio; l’altra metà invece si è dedicata a fare esercizi con lo scopo di richiamare alla memoria quante più parole possibili.

Dopo 24 ore la metà dei partecipanti di ogni singolo gruppo è stata sottoposta ad una prova di stress senza nessun preavviso, (risoluzione di problemi matematici e discorsi improvvisi davanti ad esaminatori e telecamere) durante la quale è stato chiesto loro di citare parole ed immagini della lista. L’altra metà invece non ha subito nessuna prova di stress.

Gli studenti che avevano fatto gli esercizi di richiamo alla memoria ed erano stati sottoposti alla prova di stress hanno ottenuto il punteggio più alto ricordando 11 parole, subito dopo si sono classificati chi si era sottoposto agli esercizi ma senza aver subito stress, successivamente i ragazzi che hanno potuto rileggere la lista e non sono stati sottoposti a stress e in ultimo i ragazzi sottoposti a stress che avevano riletto la lista di parole.

Dunque,studiare ripetendo e facendo esercizi per richiamare alla memoria quanto si sta cercando di apprendere non solo sembrerebbe dunque uno dei metodi di studio più efficaci al posto di leggere e rileggere, ma servirebbe anche a non “andare in palla” durante esami ed interrogazioni.

Ed ora niente più scuse per non riuscire a passare un esame.

In bocca al lupo!

 

News dal mondo degli Smartphone

Il nuovo Nokia 331o sbaraglia la concorrenza.

Nostalgia dei vecchi cellulare infrangibili che mantenevano la batteria per giorni interi?… da oggi non più!
Presentato al Mobile World Congress 2017 di Barcellona il Nokia 3310 di ultima generazione. Molto simile agli smartphone, con applicazioni limitate e prezzo decisamente irrisorio. Il design riprende quello del suo antenato, Snake torna ad essere icona caratterizzante del telefono e la batteria avrà di nuovo la stessa interminabile durata ma non mancano nuove caratteristiche che gli permettono di competere sul mercato attuale: display più grande e a colori, fotocamera e connessione ad internet che permettono di mantenere i contatti nei vari social network, memoria di 16 Gb espandibile a 32Gb, MP3 e tante nuove suonerie.

Unica pecca per i più giovani: non è possibile installare l’applicazione di WhatsApp e nessuna altra app dallo Store, alla fine resta un telefono base da 50 euro. Il nuovo Nokia sarà disponibile in due varianti, single SIM o dual SIM ed in quattro colori disponibili: Giallo, blu, grigio e rosso.

L’uscita in Italia è prevista nel secondo semestre del 2017 al competitivo prezzo di 49€.


Il telefono diventa educato e se può non ti disturba.

Posso disturbarti? Ti cercano!
In un futuro non molto lontano, il vostro smartphone potrebbe recapitarvi messaggi solamente nei momenti più opportuni, quando “pensa” che siate disposti a leggerli.

Un sistema di apprendimento automatico consente allo smartphone di inviare notifiche soltanto quando è certo – o quasi – di non interrompere attività importanti.
I ricercatori della Rutgers University hanno elaborato un’applicazione che grazie a un sistema di apprendimento automatico impara a posporre le notifiche fino all’ora e alla situazione più consona. Il sistema sfrutta le informazioni su attività, posizione e personalità dell’utente per predire la finestra di tempo migliore per la “consegna”.
Per quattro settimane un gruppo di volontari ha ricevuto notifiche pop-up dal sistema che chiedeva loro quanto fossero disposti a essere, o a non essere interrotti in quel momento della giornata. Queste risposte sono state confrontate con i dati su posizione e movimento e con i test di personalità dei soggetti per costruire un profilo che svelasse il momento in cui fosse più opportuno ricevere notifiche per ciascuno di noi.
Dopo 16 giorni la app riusciva ad azzeccare nel 75% dei casi la situazione migliore per interrompere i volontari.

Si è così potuti arrivare alla conclusione che, escluso le preferenze individuali, non gradiamo ricevere notifiche mentre stiamo facendo shopping, che le apprezziamo quando siamo di buon umore e che i tratti di personalità influenzano le nostre preferenze solamente per un 10%.

Primo viaggio su Marte. Andata senza ritorno.

Poter andare sul pianeta rosso sembrava una possibilità remota ed invece sono aperte le iscrizione per andare su Marte, 100 mila i volontari pronti a partire. Piccola controindicazione: non si potrà più fare ritorno a casa.

Il progetto, del tutto ambizioso, denominato “ Mars One” è stato ideato da un ingegnere e un fisico della Nasa entrambi olandesi e dall’Agenzia Spaziale Europea. I volontari, dopo aver pagato una tassa d’iscrizione hanno dovuto inviare un breve video di presentazione con la speranza di essere tra i 40 astronauti scelti, di questi  solo 16 saranno i fortunati che potranno vivere questa esperienza unica.

La prima missione vera e propria è prevista per il 2022 e partiranno a squadre di 4 persone, due uomini e due donne.

I due olandesi hanno reclutato uomini da ogni paese avanzato, incluso il nostro, e hanno messo in piedi una squadra di altissimo livello. Nel 2018 il progetto prevede, in prima battuta, di far orbitare intorno al pianeta Rosso una coppia composta da un uomo ed una donna in grado di “ispezionare” la zona per poi fargli fare ritorno a casa.

I prescelti, tra cui un dentista,un medico, un ingegnere e biologo, dovranno affrontare 8 lunghi anni di preparazione: verranno abituati a vivere in condizioni difficilissime, sottoposti ad allenamenti fisici e scientifici molto rigorosi, dovranno essere preparati ad affrontare ogni possibile difficoltà, che sia un guasto meccanico, un operazione chirurgica o la coltivazione di una pianta.

Gli astronauti avranno, quindi, l’arduo compito di creare una “Nuova Terra” con le poche risorse che fornirà il pianeta stesso e con i pochi aiuti inviati dalla Terra.

Non c’è che dire, il progetto è sicuramente molto ambizioso ed avventuroso, i partecipanti passeranno alla storia peccato però che dovranno rassegnarsi all’idea di non poter far più ritorno a casa, di non poter raccontare la loro esperienze e ne di poter riabbracciare più i loro cari.

E’ una Formula 1 viva più che mai. Pochi sorpassi ma stupendi, pochi crash ma determinanti. Speriamo non troppo….

Una doverosa premessa: chi trova ancora questa Formula 1 noiosa ai livelli degli ultimi 2-3 anni, può tranquillamente prendere il primo razzo per la Luna e farci sapere quanto è divertente il mondo delle corse lassù. Chissà, magari scopriamo qualcosa di veramente spaziale!!!

Sarcasmo a parte,  i momenti di piattume ci sono, ma sono dei brevi break all’interno di un evento dove finalmente torna a regnare l’incertezza, in cui l’errore umano torna di nuovo un fattore determinante, da tenere incollati allo schermo in attesa del prossimo crash.

Ne sa qualcosa purtroppo il buon Antonio Giovinazzi, che si fa prendere dalla voglia di sbranare il suo compagno di squadra e finisce per essere sbranato lui, due volte, dal rettilineo principale di Shangai. La sua botta caratterizza, in parte, la strategia Ferrari e soprattutto di Vettel, che si sarebbe risparmiato volentieri un transito in più in corsia box sotto safety car, e magari senza quello avrebbe potuto attaccare di più Hamilton. Con i sè e con i ma non si va da nessuna parte, inutile rimuginare, anche perchè sono troppi. E se Kimi avesse lasciato strada prima a Seb, visto che la sua macchina sembrava avere più problemi dell’Insetto Scoppiettante di Wacky Races? Non sapremo mai come sarebbe andata a finire.

Hamilton vince, la Ferrari resta lì a tenere vivo un duello che ci accompagnerà fino a novembre, speriamo che Giovinazzi abbia un’altra chance e che l’esperienza insegni qualcosa. E poi, preghiera personale ma credo condivisa anche dal mitico Roby di “Bar Sport”, date una macchina decente ad Alonso: vederlo così fa male, a tutti. Pure a chi lo ha ridotto così. Ma chi è causa del suo mal, pianga sè stesso (ma date le origini, non faccia harakiri, sennò sarebbe una carneficina).

-Brux-

IanNight – Il primo varietà notturno

A Campuswave Radio ci sono stati molti programmi di varia natura e genere ma in sette anni non c’è mai stato un varietà notturno. Dopo varie notti brave in compagnia di tutta la redazione, l’ammiraglio Iannaccone ha pensato di creare un format adatto alla programmazione della seconda serata, il nome sarà IanNight e andrà in onda per quattro giovedì dal 06 al 27 aprile dalle 23 alle 24, in replica in venerdì alle 8 e nel fine settimana alle 24.

Il programma sarà formato da sei esilaranti rubriche: Pazzesco, Quarky, Son finite le mignotte, Top Gear CW, Avanti Campuswave! e a completamento della cerchia Fuorum.

Gli argomenti saranno i più vari, trattati tutti dal nostro mattatore ammiraglio.

E’ l’alba di una nuova Formula 1. E non solo per i colori rossi….

Era il primo GP del 2017, ma qualcuno, me compreso, guardando la gara in TV avrà pensato di essere stato catapultato nel 1998. E credetemi, mai tuffo nel passato fu così bello.

Già, pèrchè la nuova Formula 1 ha ritrovato quegli elementi vecchi che la rendevano bella, affascinante, spettacolare. Quello spettacolo che abbiamo invocato per tanto, troppo tempo, e che forse finalmente ora iniziamo a rivivere nella giusta maniera.

Avevamo fatto più o meno tutti l’errore di dire “eh ma con pochi sorpassi non c’è azione, non c’è spettacolo, ci si annoia”. Dobbiamo ricrederci tutti. Sarà anche diminuita la quantità di azione e di sorpassi, ma a beneficiarne è stata la qualità. Pochi ma buoni, come i due sorpassi dei rosei Force India (a proposito, facciamo una petizione per lasciare che almeno le tute di Perez, Ocon e del team restino nere) veri, belli, tutti gustati. Che valgono molto di più di quei 30-35 sorpassi fasulli degli anni passati, dove DRS e usura gomme facevano la differenza al 90%.

Il pilota è tornato a essere padrone del proprio destino, e non a caso dopo 6 lunghi anni ritroviamo un italiano al via. Bravo Antonio, continua così e vedrai che ti capiteranno tante altre chances. Spiace vederti smezzare un sedile con Wehrlein, meritereste tutti e due di stare lì, ma purtroppo il dio denaro ha tristemente occupato due sedili dello schieramento, e uno è quello del terzo incomodo del box Sauber. Meno azione ma molta più incertezza, pochi sorpassi ma di qualità, e quello che ci terrà incollati alla TV sarà il fatto che basta un niente per cambiare le sorti di un GP, perchè la bravura e l’errore umano tornano a fare la differenza e a decidere tutto, o quasi. Vettel ieri ha vinto anche perchè la Mercedes (ma come forse nessun altro) aveva calcolato che queste nuove gommone hanno diminuito l’usura, dando la possibilità di giocarsi tutto non solo ai box, ma anche in pista. La Mercedes farà tesoro degli errori e tornerà, ma la Ferrari ha raccolto, anzi, lanciato lei per prima il guanto di sfida.

Bentornata, cara Formula 1. Quanto ci sei mancata. E quanto ci sono mancate le invasioni di pista a fine corsa di un popolo appassionato. Siamo solo all’inizio, hai ancora tanto da regalarci. Non ci tradire nuovamente.

-Brux-

#TeLoDiceIannaccone : Sanremo 2017 – Quinta serata

La serata finale della 67° edizione del Festival della canzone Italiana, come ormai da tradizione, inizia con il Prima festival e sempre come da tradizione non sono mancate le battute e le gag banali e scontate. Ho apprezzato la grinta con cui Carlo Conti presentava i Ladri di Carrozzelle, un po’ meno quanto presentava la giuria a spizzichi e bocconi. Molto bello l’inizio della serata con la splendida “Ci si arrende”, eseguita magistralmente dall’ospite internazionale Zucchero, anche se personalmente avrei preferito un cantante fisso per tutte le serate per l’esecuzione della sigla iniziale…de gustibus.

L’esibizione di Fiorella Mannoia scatena numerosi applausi sia nel Teatro Ariston che nelle sale stampa Mia Martini e Lucia Dalla. L’ospite Diana Del Bufalo sembra più una presentatrice che un ospite e improvvisa un simpatico siparietto con Conti. Bellissima e divertente la copertina di Maurizio Crozza che imita il Senatore Antonio Razzi con tanto di recitazione sul palcoscenico dell’Ariston. Non ho affatto apprezzato la telepromozione Tim eseguita da Just Some Motion insieme al corpo di ballo, composto da ben 30 ballerini sul palco dell’Ariston e in platea, sulle note di “All night”…non bastavano i mille spot pubblicitari in RVM?

Standing ovation per “Partigiano reggiano” cantata da Zucchero, molto applaudite anche Bianca Aztei e Paola Turci, mentre è stata cantata e ballata da tutti i giornalisti della sala stampa Lucio Dalla “Occidentali’s Karma” di Francesco Gabbani, acclamatissima Rita Pavone in occasione della consegna del premio Città di Sanremo.

La serata però risulta essere troppo lunga, troppi ospiti…mi viene da pesare che si voleva allungare la broda…ad essere malpensanti ci si indovina.

Al momento della proclamazione del vincitore della 67° edizione del Festival della Canzone italiana, Francesco Gabbani ,la sala stampa Lucio Dalla esplode in un boato di gioia e tutti ballano e cantano la canzone rieseguita dal cantante vincitore.

[Andrea Iannaccone]