Non diario sanremese 2017 – Seconda parte

Se ancora di stacchi e stacchetti si deve parlare, per chiudere l’argomento pruriginoso, lodi e felicitazioni a Lodovica Comello. Nonostante più che Mina sia sembrata una Cristina D’Avena in assetto da combattimento, con il bene e il meno bene che ne consegue, la sua figurina l’ha portata a casa.

Non poteva mancare, proprio per obblighi contrattuali con la Station Manager, la postilla imprudente su Maria De Filippi. Ebbene. Campuswave Radio presenta – declinando tutte le responsabilità al presente autore – la Postilla imprudente su Maria De Filippi!

Di sicuro eccellente professionista e donna intelligente e a suo modo garbata, ma punto 1 cavolo se è di ghiaccio e punto 2 ricorderei che ha contribuito ad affossare la tv italiana con due o tre azzardi che sono, per l’appunto, tutto un programma. Per me Amici, C’è posta per te e Uomini e donne sono sempre stati la stessa cosa, davvero. Faccio fatica a distinguere: si scambiano le fasce orarie, le prime serate, i drammi, veri o supposti (sono quasi caduto in tentazione, mettendo la “e” finale).

Bene, l’ho detto. Mi sono tolto un peso. Le orde di sostenitori e sostenitrici della MDF – se lo leggi velocemente sembra quella parola del gatto, quella cat word che in inglese non si può dire – scateneranno gatti a nove code, cani idrofobi, cinghiali incazzati, ma tant’è. Ci vediamo in tribunale, o mi aspetterete nel portone.

A parte gli scherzi (?), e perdonati eccessi e autoerotismi, spero vi siate trovati in discreta parte d’accordo con il sottoscritto. Come di consueto, ho finito per specchiarmi in quanto ho scritto. Dite che ho perso la bussola, qui e là? Può essere, ma c’è da star sicuri di una cosa: Sanremo arriva, ritorna, a ben guardare c’è sempre. Siamo tutti sanremesi, in fin dei Conti.

Lo scorso anno, chiudendo il NonDiario a distanza che quest’anno si è fatto romanzo d’appendice, rammentavo a me stesso quanto, tutto sommato, Sanremo e Milano non fossero eccessivamente distanti. 268 chilometri. Tre ore di auto, due giorni di cammino. Sennò la bici, come la grande classica delle due ruote insegna. Lo dicevo tanto per bluffare. Quest’anno, a fare la pazzia, ci sono andato molto più vicino. Ma non abbastanza. Limitando lo sforzo, ancora una volta, a queste righe da un esilio padano che mi deprime a livello costante, e mi fa sentire Dante, Conte di Montecristo o chissà chi.

Non esattamente un Festival da stropicciarsi gli occhi – “se non per il sonno”, aggiunge il fastidiosissimo commentatore sempre con la battuta pronta – ma pur sempre un Festival. Sunto del meglio e del peggio dello spettacolo e dello stato sociale italiano.

A presto Sanremo. Chi ti ama, ti segue. Sappilo.

Ciao grande giostra, ciao evento dell’anno, ciao Super Bowl al pesto – anche se per il pesto pesto già se vai oltre Cogoleto, per dire, ti assumi i tuoi rischi.

Grazie dello spazio in bacheca e pure della pazienza, Campuswave. Bravi e bravissimi, voi, a metter su cose con quei dannati pc e telecamerine e telecamerone e microfonetti che io neppure lontanamente sarei in grado di fare. Una volta o l’altra mi insegnerete. A Sanremo serve chi sa fare ‘ste cose qui, mica chi guarda dalla finestra. O forse no. C’è solo un modo per scoprirlo. Buon lavoro, nel mentre.

Pace.

Matteo Faccio