NonDiario Sanremese – Lascio che le cose…

Un po’ di melina, un po’ di giropalla, in questo articoletto pre-chiusura che pone fine alle nostre chiacchiere live from Sanremo. Ci sentiremo col consueto commento a distanza – ultima pagina da strappare a un diario che diario non è – la prossima settimana.

Gassmann vince tra i Giovani, al termine di una sconfortante finalissima vs. Tecla. Risulta evidente come soltanto gli Eugenio in Via di Gioia e Marco Sentieri avessero qualche spunto da lasciare sul tavolo.

Ho realizzato quali siano i miei Big preferiti, al di là di ogni ragionevole classifica. Anastasio, Levante, Pelù, Allahu Akbar Masini, Gualazzi. Ancor di più Elodie: se Mahmood incide il testo sugli spartiti di Durdust, tanto male non ti può andare. Per la bonus track ci rivediamo tra qualche riga, e mi si perdonerà l’allusione dozzinale.

Campuswave è stravolta ma bella come il sole, a ‘sta squadra di giovinastri già gli si vuole un gran bene. Fare Sanremo assieme vale stringere la mano a Sinatra, per dirla con Danny Ocean.

Un 2alle8 come quello di ieri sera non lo sappiamo quasi definire. Mai visto un paciugo così. A Casa Sanremo piove Amaro del Capo e i badge funzionano a mo’ di porte girevoli. Restiamo in pista fin quando fa male, fin quando ci sono limoni da strizzare e tuffare in gin tonic troppo dolci per essere veri. Tutto attorno al totem di una Suzuki Ignis color mentina, main sponsor di una bruttezza rara.

Melina conclusa, si arriva infine al motivo per cui siamo qui.

La appunto, così impararla a memoria vien più facile:

Le brutte intenzioni, la maleducazione / La tua brutta figura di ieri sera / La tua ingratitudine, la tua arroganza / Fai ciò che vuoi mettendo i piedi in testa / Certo il disordine è una forma d’arte / Ma tu sai solo coltivare invidia / Ringrazia il cielo sei su questo palco / Rispetta chi ti ci ha portato dentro / Ma questo sono io…

La dissipatio di Bugo è già un meme, è situazionismo, è rock ‘n’ roll. Con tanto di schiaffi, pugni e sputazzi. Uno schizzo di Hopper, il fantasma dell’Opera, la sfilata di Zizou a fianco alla Coppa nel 2006.

Chi fa la musica di mestiere, è con la musica che si esalta ed è con la musica che si vendica. Con sotto i coristi che intonano la strofa per come dovrebbe essere, con un “Che succede?” conclusivo che riassume disfatta e compiacimento.

Avevo 17 anni: a X-Factor il Pirata raccontava dei Talking Heads e di Umberto Bindi e sembrava dedicarmi Altrove. Galleggia per le strade colme di luce della tua città, adolescente disperato, e sappi che non ti ritroverai mai più così libero e altrettanto grigio.

Stasera, il Gran Ballo. Domani, con la coda tra le gambe, il rientro – lemma che andrebbe messo al bando dai dizionari, e con lui tutto ciò che rappresenta. Finirò dritto dritto nelle viscere del Ferraris, perlomeno. A riprova del fatto che soltanto gli atti d’amore conoscono il modo di imbrigliare la nostalgia.

Ma smettila. Pace.

Matteo Faccio