Festival della Comunicazione 2018 – Quarantacinquesimo Minuto

Telegramma dal fronte. Intervallo del secondo giorno. Paghiamo la fortuna di ieri, col clima. Piove col sole. Umidità. Andiamo a mille, di conseguenza cominciamo a sentirci spossati – versione politically correct di “non mi rivolgere la parola finché non ho mangiato”.

La mattinata è congestionata. Due sono le alternative: discendere da un qualche semidio e trovarsi in dote, nel corredo genetico, il sacro dono dell’ubiquità; oppure scapicollarsi senza soluzione di continuità da una location all’altra – piazze, terrazze, bar e porticcioli. Optiamo per la seconda.

Umberto Eco amava le liste e noi ci adeguiamo. Elenco degli incontri seguiti da Campuswave.

Al mattino leggono le poesie al bar. Ah, questi intellettuali. Sergio Claudio Perroni parla di scrittura “in modalità bambina”, come a guardare il mondo dal basso, con lo sguardo teso al cielo. L’età non è altro che un contrattempo: “Quando si tratta dell’esistenza, le generazioni esplodono”. In sottofondo, tintinnano le tazzine.

Alberto Girani – confortante accento di queste parti – ricorda agli avventori quanto sia unico il panorama di Portofino, se mai ce ne fosse bisogno. Aria di derby, di concorso di bellezza levantino. Invettiva su quanto c’è di meraviglioso, ma specialmente di poco encomiabile, attorno a questo nostro mare. L’Ilva, i sorprendenti ruderi del Golfo Paradiso. “Un panorama di degrado”, tra tante meraviglie.

Le colazioni sono terminate, si passa in Terrazza per la guerra mondiale di Salvini, a cura di Furio Colombo, che attacca con l’incipit della sua ultima raccolta di scritti, Clandestino: “Tutto quello che vi hanno raccontato sul traffico in mare, di soldi, barche, navi, soccorso, vita e malavita dei migranti, non è vero: in nessun tempo, in nessun punto. Conservate questa nota e verificate quando qualcuno presenterà le prove”. È un fiume in piena, il pubblico si accende. Attualità a tutto spiano, dalle sparate di Di Maio (“Dice che l’unico modo per non morire in mare è non emigrare: se così fosse, metà del mondo per come lo conosciamo non esisterebbe”), alle fake news (“Non sono notizie false ma realtà inventate”), passando dal paradosso dei clandestini e la morbosità ai limiti dell’incostituzionale di Prima gli italiani.

Passiamo dalle piattaforme digitali di Salvatore Aranzulla alla rassegna stampa dei giornali, con Pierangelo Buttafuoco e Aldo Cazzullo, che sa tenere in mano un quotidiano come pochissimi, in senso letterale e allargato. Si va da un estremo all’altro: la Comunicazione, ormai lo sappiamo, è comunicazione.

A Carlo Freccero dedichiamo una diretta personalizzata sui social. Tra i temi salienti, le migliori bufale dello scorso anno (a proposito di liste…) e i due concetti opposti di verità con i quali ci dobbiamo confrontare: una versione mainstream, istituzionalizzata, da galassia Gutenberg; l’altra della Rete, semi spontanea, grassroots.

Evgeny Morozov, sociologo bielorusso trentacinquenne, è diventato quasi un guru, per le sue posizioni critiche rispetto al diffuso ottimismo sulle potenzialità democratizzanti e anti-totalitaristiche di Internet. L’attuale conformazione del Web, dice, è il risultato di evoluzioni, involuzioni e rivoluzioni più geopolitiche che prettamente tecnologiche: la storia della Rete si comprende con quella del neoliberismo nato e cresciuto negli anni ottanta. “Internet non è un medium, non è una tecnologia, è un mezzo di riorganizzazione delle conoscenze e delle economie.

A chiudere la prima metà di gara arrivano, di gran carriera, Pierluigi Pardo e Davide Oldani: il sacerdote di Tiki Taka e lo chef stellato con la fissa della cucina pop. Fanno un programma assieme in radio, Mangia come parli. È l’ora di pranzo e, neanche a dirlo, parlano di cibo. Non aiuta. Si sfiora la rivolta popolare sui riccioli di burro nel pesto e la ricotta al posto della prescinseua.

Intervista al volo, allegati pansoti con salsa di noci. Per non allontanarci dall’argomento. A dopo.