Festival della Comunicazione 2018 – Pezzo Unico

Legenda. Il qui presente pezzo non è unico per uno slancio di megalomania né per una lontana connessione con chi si gode il sole in spiaggia, a pochi metri dalle nostre postazioni. Lo è perché, a differenza di quanto accadrà nei prossimi giorni, il Day 1 del Festival della Comunicazione è cominciato alle 17. Da domani, incontri al mattino e al pomeriggio. Di conseguenza, articoli al mattino e al pomeriggio. Più qualche bonus qui e là, se scappa.

Teatro Sociale di Camogli. Un gioiello da cinquecento posti a sedere, ristrutturato da poco. Ore 17, per l’appunto.

Parola agli organizzatori, in primis. Danco Singer e Rosangela Bonsignorio di Frame fanno gli onori di casa, col petto gonfio d’orgoglio. Francesco Olivari, sindaco di Camogli, presenta la Medaglia da poco consegnata dal Presidente Mattarella e dichiara che questo è “un mare aperto, di accoglienza”.

L’incontro di lancio, il varo del Festival è un formidabile Piano sequenza. Un atto d’amore disperato, da brivido, per Genova e i genovesi, che per l’architetto più celebre del pianeta non sono avari ma parsimoniosi, sono taciturni ma non chiusi. Perché Genova sembra una nave, e come tale va governata. Attentamente. Soprattutto quando, dopo un’imbarcata disastrosa, serve tenderle una mano per rimettersi bene in rotta.

La comunicazione è un ponte. Lo è sempre stata, lo è oggi. Adesso. A tre settimane dal Morandi. Lanciamo un suggerimento, un’idea per l’argomento cardine del prossimo Festival, dopo le Visioni di questa edizione. Siamo a Camogli, siamo a Genova, è successo quel che è successo. Il tema dei collegamenti è fondamentale nella comunicazione, in termini di intuizione creativa e di convivenza sociale. Le contingenze politiche sembrano messe lì – diciamo pure architettate – a bella posta, a rinfrescarci la memoria. Festival della Comunicazione 2019: Ponti. Pensiamoci.

“Il ponte è un luogo di luce, come una sorta di nave”. Serve aggiungere altro? Non secondo noi.

Renzo Piano aggiunge di avere tante idee per Genova, per la nostra città fragile e sontuosa e pudica; per le sue periferie, che non si possono costruire o ricostruire in mare né sui monti, dunque rischiano di non poter sorgere per nulla. Non è più possibile edificare sulle alture, se mai lo è stato. I nostri picchi vanno riforestati. Bisogna piantare un milione di alberi, tuona, in un sussurro, il Campionissimo di Vesima. Scatta l’applauso. “Son belinate, ma si può fare”.

Tra Visioni di terra e di mare, tra futuri possibili e prospettive da ribaltare, la sequenza volge al termine. Uno spettacolo – come? – illuminante.

A stasera, per un aperitivo in diretta su Facebook, e a domani, in ogni dove.