Festival della Comunicazione 2018 – Ouverture (Più istituzionale del previsto)

La bellezza di Camogli stordisce. Ha confuso anche settembre, che ancora si crede agosto. Il sole è alto, le pietre della spiaggia arroventate. Vacanze italiane. I gozzi sonnecchiano dentro al porticciolo, c’è chi si avventura al largo per mettere nel sacco qualche pesce, tra San Fruttuoso e Punta Chiappa.

Un momento di quiete, l’afa cede il passo a una brezza lieve che sa di sale. Di acqua di mare e di pepite in cima alla focaccia. Le facciate delle vecchie case dei pescatori sempre s’incendiano di mille colori, tanti quanti i bianchi velieri che, all’apice della potenza, gli armatori camuggin riuscivano a mettere in acqua.

Ecco, è in tutto questo che arriviamo. Inizio settembre vuol dire Festival della Comunicazione, in questa cittadella da cartolina, che, dalle prime creste dell’Appennino, si imbelina nel Mediterraneo con la grazia di poche altre.

È il quinto anno di manifestazione, voluta dal venerabile maestro Umberto Eco e portata avanti dai suoi amici e colleghi. Oggi è diventata, con tutta probabilità, il secondo Festival della Liguria, per richiamo da fuori Regione e livello, altissimo, delle ospitate. Sanremo è fuori portata, giocoforza, e nessuno se ne fa una colpa.A cinque anni, si sa, le domande sull’ambaradan che ci circonda sono un’ossessione. Non c’è frase che non cominci con un “perché?”. Ci siamo passati tutti. Il Festival non è da meno: grazie a Dio, o a chi ne fa le veci, non smette di guardarsi attorno e mettere un punto interrogativo via l’altro.

È un mondo di connessioni, di visioni differenti e d’insieme. Quello che è stato normale si è scoperto obsoleto, un giro di giostra ne vale centinaia. Qualche volta rompere le regole significa semplicemente ampliarle, ha scritto una volta Mary Oliver, profetica.

Rompere le barriere dei palinsesti della comunicazione non è più un’avventura per ricercatori intraprendenti: è un obbligo della coscienza. O così, o si perde la bussola. Siamo all’alba di una nuova era. Ogni giorno.

Joi Ito, direttore del Media Lab del MIT, parla di “Antidisciplinarietà”, per tratteggiare quella disposizione dell’animo a non rinchiudersi in una particolare disciplina classica, o anche all’unione di materie differenti, e invece costruire linguaggi originali, nuove architetture, scuole. Qui, tanto per capirci, passiamo da Davide Oldani a Renzo Piano, dai super chef alle archistar. E tutti vogliono comunicare, trasmettere: partire da postazioni distantissime per dire, in buona sostanza, la stessa cosa.

Campuswave Radio, chiamata all’appello, è saltata sulla sedia e ha risposto presente. Saremo dappertutto, promesso. A onor del vero, ci sono luoghi peggiori in cui sgobbare, di questa Camogli da cartolina che non vuole perdere l’abbronzatura. Com’era quella storia del lavoro duro?

A voi non resta che prendere un ticket to ride e godervi il viaggetto. A prestissimo.