La magia dei concerti.

Domenica insieme a Andrea “Desso” De Sotgiu mi sono ritrovato nel Parco di Monza per il concerto di Luciano Ligabue, il cosiddetto #LigaRockPark socialmente parlando. Come molti di voi sanno, o perlomeno chi mi conosce sa questa mia predilezione verso il rocker di Correggio quindi non vi ammorberò su di lui (o perlomeno concedetemi un commento su ciò che é stato) ma sulla bellezza e la varietá del pubblico dei concerti.

Partiamo dal principio, prima di tutto complimenti all’organizzazione, tutto perfetto, ragazze Ricola ovunque e una sicurezza impeccabile; il contest organizzato dalla regione Lombardia con l’esibizione de I Dei Degli Olimpo (con “Mille anni dall’ombra”) e i The Jab (con “Regina”) che hanno allietato il pubblico pre RTL media partner dell’evento. Il concerto è partito in un vortice di luci, colori e immagini fatte scorrere sullo schermo da 850 metri quadri alle spalle della band: la stessa struttura di Campovolo 2015 (700 mq di palco) con un impianto luci potenziato (con 14 torri) e una passerella “a T” per entrare dritto nel cuore del Bar Mario e di fronte al Pit A. Un Liga in ottima forma per 3 ore senza nessuna sbavatura, pezzi storici, recenti, commozione per “Lettera a G” e un medley da pelle d’oca. Tutta la band composta da Federico “Fede” Poggipollini (chitarra), Max Cottafavi (chitarra), Luciano Luisi (tastiere), Davide Pezzin (basso) e Michael Urbano (batteria) che in una parte del concerto si è ritrovata a fondo pedana per alcuni pezzi in acustica i quali li fanno tornare giovani e con una luce speciale negli occhi, novitá la tromba e il flicorno di Massimo Greco, il sax baritono di Corrado Terzi ed il sax tenore e sax soprano di Emiliano Vernizzi. Infine i tre inediti più il singolo “G come Giungla”, non vi spoilero niente vi dò solo appuntamento al 18 novembre per l’uscita di Made in Italy, ne varrá la pena.14518814_10211221784928897_680693266_n

Ma vi voglio parlare di un altra cosa. Non so se vi è mai capitato dopo parecchi concerti di concentrarvi sul pubblico, un orecchio alla musica e gli occhi a chi vi circonda. Ecco, a me dopo qualche anno, capita tutto ciò, sabato 80000 persone, domenica poco più di 50000 e ho visto tante storie diverse in loro. La coppia di fidanzatini innamorati che mano per la mano si baciano sulle note della propria canzone ; un altra coppia in cui Lui probabilmente é stato costretto dalla sua Lei perchè in 180 minuti non ha aperto bocca, le lacrime di felicitá altre di tristezza per parole che ti ricordano un amore finito, qualcuno si emozionava a guardare i musicisti perché sta tirando su una propria band e vedere suonare una batteria ti fa venire ancora piú voglia di continuare a sognare, il “la indovino con una nota” in stile Sarabanda per indovinare il pezzo prima ancora che parta, alcuni si gasano perchè il proprio cantante li ha guardati (nel caso di Ligabue è probabile perché dà proprio l’impressione di controllare il suo pubblico) o gli ha toccato una mano che non si laveranno più. Adele in uno dei suoi ultimi concerti ha bacchettato un fan che faceva il video della sua canzone, e anche consuetudine la registrazione su WhatsApp di un brano preferito all’amico/a, fidanzato/a, parente, personalmente un video nella storia di Instagram me lo sono concesso e nel mondo immerso nei social in cui viviamo non mi sento di fare il bacchettone ma, sarò vintage, amerei vedere degli accendini al cielo invece che degli smartphone.

Mi sono divertito a raccontarvi questa cornice, il mondo meraviglioso del pubblico dei concerti.

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Luciano “Lucio” Parodi.