Festival della Comunicazione 2019 – Senza passare dal via

Giorno 2, che in realtà è il Giorno 1. Mi tolgo subito l’incombenza promozionale.

Tridente offensivo per l’esordio del Festival. Ferruccio De Bortoli esterno alto, largo sulla corsia di destra. “Senso civico e qualità della cittadinanza”. Walter Veltroni all’ala sinistra, per forza di cose. Metterà sul tavolo un tema di triste attualità: “I rischi dell’odio”.

Centravanti Alessandro Baricco (chi scrive ha frequentato non poco le sale arancionissime della Scuola Holden, negli ultimi due anni, e si sente sinistramente chiamato in causa ogni volta che salta fuori il nome del Preside&Fondatore). Argomento? La vita nel Game, naturale!

La rivoluzione digitale ti stressa? Non sai che pesci pigliare? È l’incontro che fa per te!

Da Einaudi specificano – con tanto di accento farlocco tipicissimo di via Biancamano: “Niente piú confini, niente piú élite, niente piú caste sacerdotali, politiche, intellettuali. Uno dei concetti piú cari all’uomo analogico, la verità, diventa improvvisamente sfocato, mobile, instabile. I problemi sono tradotti in partite da vincere in un gioco per adulti-bambini. Perché questo è The Game.”

Nota di colore. Alle 19, a discutere di Innovazione e Sostenibilità, ci sarà Luigi Ferraris. Che per personale innioranza non sapevo essere amministratore delegato di Terna: per un secondo mi sono ritrovato sul prato di Marassi, sognante.

Andando da tutt’altra parte. Ieri era l’11 settembre. Il crollo delle Torri è diventato maggiorenne. Abbiamo preferito non ricordarlo, ci sembrava di gusto dubbio. Ma è singolare che la nostra copertura di un evento dedicato per intero alla comunicazione abbia coinciso con l’anniversario tondo (si fa per dire) di una contingenza che – oltre a rivoluzionare la politica mondiale e strappare migliaia di vite umane all’affetto dei loro cari, e andarci oltre non è così semplice – ha ribaltato la percezione di ciò che è l’informazione, dell’incidenza dei fatti del mondo nella propria, personalissima esistenza.

Andando da tutt’altra parte: Capitolo 2. L’altra sera sono andato al cinema, tanto per non perdere il vizio. Il fatto che fosse sabato, e che la pellicola (non è vero, ormai è tutto in digitale, ma dire pellicola invece di file compresso è decisamente un’altra storia); il fatto che la pellicola selezionata fosse categorizzata come “TOP” mi ha scucito di tasca 10 dollaroni. Se le inventano tutte, raga. Cavoli miei.

Il TOP film prescelto era. Rullo di tamburi. IT: Capitolo 2.

Non starò qui a fare la recensione. Mi prendo giusto il tempo per sottolineare quanto, a monte, sia geniale il genio pop del vecchio Sire. Pensiamoci un attimo. Stephen King ha trasformato la parola più utilizzata del dizionario (it, appunto) in un personaggio, in un’astrazione. L’ha rivestita di un significato nuovo: ha fatto il miracolo.

Lo stesso vale per “comunicazione”. Termine abusato, piuttosto che no. Darle dignità, rilevanza, spessore spetta a chi ci lavora attorno, ci vive a stretto contatto, ci ravana dentro senza sosta ma col giusto ritegno. Spetta a me che scrivo, a voi che leggete, studiate, e fate due passi a Camogli proprio in questo weekend.

Il primo 2alle8 è andato. Ci ho trovati più abbottonati dello scorso anno, ma forse è stata la ruggine, o il maggior tasso di istituzionalità col quale dobbiamo convivere. Ve ne raccontavo ieri. A riguardarci, però (ovvio: ci siamo riguardati appena tornati a casa), ho dovuto ammetterlo con Nadia: pensavo peggio. Siamo come Luca Bizzarri, che passerà di qua domenica mattina: più borghesi ma non per questo meno wild. Discreta la prima, toh. Sempre a dirselo da sé.

Pace.

[Anche oggi, immagini di copertura a c*zzo di cane – Boris docet – dritte dritte dal press kit.]

Matteo Faccio