Festival della Comunicazione 2019 – La seconda volta

L’inizio, solitamente, è un buon punto da cui cominciare.

Allora iniziamo col dire che Campuswave Radio è arrivata al Festival della Comunicazione di Camogli. O per dirla ancora meglio, ci è tornata. O per usare un vocabolario consono alla location: abbiamo buttato l’ancora in un porto che conosciamo. Già al termine della scorsa traversata avevamo mandato a memoria le manovre per entrare e fatto amicizia coi galoppini della capitaneria, che scorrazzano sui moli, zigzagando tra le cime. Sapremo persino indicarvi dove servono il rum migliore dell’angiporto. Tra gente di mare, è notorio, ci s’intende al volo.

Quest’anno siamo persino più inseriti, come chi spasima per l’alta società. Ci hanno garantito l’alloggio (“Airbnb è uno dei motivi per cui vale la pena campare in questo secolo”, scriverebbe Marx nel Capitale 2.0), ci hanno chiesto di arrivare in anticipo e messo in mezzo all’organizzazione. “Abbiamo colonizzato Camogli!”, si arrischia a dichiarare chi tra noi non disdegna qualche mira espansionistica.

Quindi ci siamo, ci siete, abbiamo e avete colto il punto. Campuswave è al Festival, termine che di solito ci risulta tutt’altro che indigesto, sia esso in estremo levante (genovese) o estremo ponente (ligure).

Il cartellone è ricco. Non vogliamo fare figli e figliastri, ma cinque o sei ospitate mainstream tocca sbraitarle: l’immarcescibile Piero Angela! il maratoneta Enrico Mentana! Alessandro Baricco, The Gamer! Roberto Burioni senza il codazzo di antivaccinisti inferociti! un Luca Bizzarri di certo imborghesito ma non per forza meno selvaggio! un olimpionico Beppe Sala! and so on.

Lo stesso vogliamo poter dire del nostro palinsesto. A livello di ricchezza, s’intende. Interviste, approfondimenti, articoli, dirette sui social. Vedi anche: 2alle8, il format dell’aperitivo allungato, rigorosamente in onda alle 20 meno 2 minuti, come il mondo ha ormai imparato a calcolare (mire espansionistiche, scrivevo). Anche stavolta consiglieremo il cocktail per ogni serata, anche stavolta vi faremo venire il magone da TRL, o perlomeno proveremo.

Occhio perché attacchiamo già stasera. Nadia, reduce dalla più classica delle illuminazioni oniriche, mi ha guardato con l’occhio spalancato: “Ci mettiamo in spiaggia, come per l’ultima dell’anno scorso. Iniziamo da dove avevamo finito!”

Mica posso dirle di no. Altro che iniziare dall’inizio.

Se una puntata a Camogli per il fine settimana proprio non vi ci stesse, insomma, sapete come fare per non perdervi neanche un passaggio in passerella.

[Sempre Nadia: “Matte, inserisci delle foto nell’articolo!”. Io: * seleziono prima immagine del press kit dal sito del Festival + foto scattata dal balcone dell’appartamento rispettante le basilari leggi, e solo quelle, della composizione *]

Spiegazione del titolo, in coda. Sembra non esserci nulla da spiegare, corretto? Siete lì per la seconda volta e lo schiaffi nel titolo. Che mossa sofisticata, quanto sottotesto!

Invece no. Invece qualcosina da aggiungere lo abbiamo trovato (plurale maiestate-of-mind). Nel cinema, tanto per non perdere il vizio.

La seconda volta è un film del ’95. L’ha diretto Mimmo Calopresti e Valeria Bruni Tedeschi ci ha vinto un David come miglior attrice protagonista. Il fatto singolare, però, risiede nel casting dell’interprete maschile di punta. Nanni Moretti. Un film con Nanni Moretti, ma non di Nanni Moretti, fa sempre effetto.

La morale della fiaba è comunque carica di significato. Un autore può mettersi a pieno servizio di un altro, sì, ma non mettersi a tacere. In questo senso, ci gusta pensare di essere un po’ dei Nanni Moretti.

Dichiarazione d’intenti. Volgiamo imporci come una voce autoriale, riconoscibile, all’interno di un evento che non spetta a noi organizzare, dirigere, pensare.

Lo fate passare, il parallelo?

Se sì, grazie della collaborazione. E adesso all’assalto!

Sempre in pace, naturalmente. Pace.

Matteo Faccio