Festival della Comunicazione 2018 – L’amore è quell’intertempo

Strane faccende, i pomeriggi. Il mattino avrà pure l’oro in bocca, ma si vede che era pesante da digerire.

Abbiamo la netta sensazione che il tempo rallenti. Chi siamo, dove andiamo? Quando siamo entrati in questa palestra? È mai esistito un mondo prima e fuori di qui?

Note liete. Il pesto del pastificio Fiorella è uno dei migliori che abbia assaggiato. Occhio: se un genovese si sbilancia a ‘sto modo, c’è da credergli. E dire che per chi viene dalla big city, un pesto prodotto al di là di Nervi/Voltri equivale a una salsetta al basilico (non-di-Prà) senza né arte né parte. Sono ancora sotto shock. Chapeau.

Note dolenti. Fa sempre caldissimo e il mare è una tavola. So di averlo ripetuto fin da giovedì e chiedo venia per l’insistenza. Giuro che lunedì torno qui e corro in spiaggia. Per sfregio.

Sondaggione popolare: è, questo di sabato, il sole più cocente della settimana? Plebiscito per il sì.

Storici locali – qui riunitisi per il meeting con Aranzulla, quando chiunque li pensava da Piero Angela – concordano: è il settembre più caldo degli ultimi secoli di Camogli, dai tempi della sorprendente siccità del 1798, quando, con i nuovi ordinamenti francesi, la cittadina fu elevata al titolo di capoluogo del secondo cantone della Giurisdizione della Frutta. Frutta che, di conseguenza, nel giro di poco marcì.

[Postilla per chi non ama il sarcasmo e/o per eventuali storici locali, realmente esistenti, collegati al sito di Campuswave. È tutto inventato, sia chiaro.]

Il Festival tira avanti di gran carriera e ci consoliamo con le ospitate. Scherzi a parte, esserci è una goduria. Tridente pomeridiano da Champions League: Gad Lerner sulla sinistra (e dove altro), Gabriele Muccino sul versante opposto, Piero Angela centravanti di sfondamento, alla maniera di un tempo. Li abbiamo filmati, li stiamo filmando e li filmeremo. Avvicinati, intervistati e importunati. Pacchetto completo. Tutto in onda tra poco, il tempo di sferruzzare i contributi.

La serata non è da meno. Alessandro D’Avenia al Teatro Sociale con Ogni storia è una storia d’amore. A partire dal mito – straziante, ossessivo, ineguagliabile – di Orfeo e Euridice, si alternano sublimi passaggi di letteratura a raccontare storie di grandi donne che hanno tentato di amare altrettanto grandi artisti, con esiti che vanno dal tragico al comico, dall’epico al lirico, dal cinematografico al fiabesco.

Declamano i ragazzi, per ferma volontà dell’autore. Alcuni sono del campus. Siamo tutti con voi, compari.

Per chi invece ama stare all’aperto, il reading Balle spaziali di Marco Travaglio: di come la politica e l’informazione al servizio del potere pontifichino e s’approfittino delle tanto gettonate fake news sorte sul Web.

Alla stessa ora ma in un’altra piazza, Guido Catalano & Dente col loro Contemporaneamente insieme. Manco a farlo apposta. Si parla ancora d’amore, ma oltre non ci spingiamo: cantautori e poeti sono imprevedibili per definizione, tocca sedersi e lasciarli fare.

Mi tornano in mente le gelatine di Harry Potter: ce n’è per tutti i gusti più uno. Ai presenti l’arduo compito di scegliere dove imbucarsi.

Pace.