Tre letture consigliate per alleviare la disperazione

La vita di un universitario medio è un pendolo che oscilla tra i buoni propositi per una vita attiva ed appagante e l’ansia che ti consuma dentro ad un pigiama osceno.
Occhiaie e mancata voglia di studiare a parte, spesso e volentieri un buon libro ha la capacità di rilassarci, magari davanti ad una tisana fumante (il caffè consuma l’anima!). Quindi, indossa calzettoni pelosi del mercato di quartiere, regalati qualche Natale fa da quei parenti che ancora devi capire da che grado di parentela sono legati a te e, per le ragazze, un “messy bun”, che va di moda tra le vip (anche se a noi fa sembrare solo più sporche, disordinate e disperate).

Quindi, ecco tre consigli da chi, della lettura, ne ha fatto un mezzo per raggiungere la pace dei sensi!

 

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  1. La verità sul caso Harry Quebert, di Joël Dicker: non fatevi spaventare dal numero di pagine perché si legge comunque in fretta. Molti definiscono questo libro un “giallo”, ma si differenzia dal “giallo” classico. Infatti, lo scrittore ha saputo appassionare anche coloro che non sono estimatori del genere grazie al miscuglio di sentimenti forti, amore, stima, amicizia e l’immensa devozione verso la scrittura dei due protagonisti (sono presenti diversi consigli per gli aspiranti scrittori). Praticamente, vivrete incollati al libro e il vostro mondo vi crollerà addosso alla fine della lettura.
  2. Uomini senza donne, di Haruki Murakami: lo scrittore giapponese che fa tanto positivamente parlare di sé, ha scritto questa raccolta di racconti che vede come protagonisti degli uomini legati particolarmente a delle donne. Amore ed altri sentimenti raccontati con la classe e l’unicità di un maestro della letteratura che è stato tradotto circa in ben cinquanta lingue, raggiungendo così una più che meritata fama mondiale.
  3. Orange is the new black – Da Manhattan al carcere: il mio anno dietro le sbarre, di Piper Kerman (racconto che ha ispirato la celebre serie TV): l’autrice riporta la sua esperienza di detenuta all’interno del carcere federale femminile di minima sicurezza di Danbury (Connecticut). La Kerman racconta con uno stile piacevole e fluido alla lettura le emozioni, le paure di donne che hanno commesso errori che hanno marchiato permanentemente la loro esistenza. Alcune di loro sono cresciute in condizioni disagiate e, ad esempio, non hanno potuto conoscere realtà all’infuori delle economie sommerse della droga. La Kerman riprende gli insegnamenti di illustri personaggi come Zimbardo e la Arendt: solo determinate persone possono compiere il male? Noi, in diverse circostanze, agiremmo sempre da “buoni”?

 

 

Per il momento, mi fermo a questi tre consigli, sperando di non deludervi.

Fatemi sapere cosa leggete voi!

 

 

Marta Massardo