Festival della Comunicazione 2018 – Sunset Boulevard

Cronache dalla fine della fiera. Di quelle buone anche riscaldate, come le lasagne.

Le battute conclusive del Festival sono il risultato, per noi, di un miscuglio di spossatezza e malinconia, soddisfazione e cortocircuiti cerebrali. Sistemiamo gli ultimi dettagli, sbaracchiamo la postazione e salutiamo gli addetti stampa e i responsabili di produzione con cui abbiamo collaborato. “Grazie a voi” suona come un refrain.

Camogli è sempre splendida, in abito da sera. Il lungomare di via Garibaldi lo abbiamo ormai mandato a memoria. Le ultime scarpinate, dalla nostra palestra alle location degli incontri e viceversa, lo trasformano in una specie di viale del tramonto. Siamo agli sgoccioli, per davvero.

Facciamo l’ultima diretta all’ora dell’aperitivo, coccolati da una luce che non si riesce a dire. Per un attimo mi scordo dell’influenza, che infatti, appena stacchiamo, mi chiede il conto. Poco male.

Il tardo pomeriggio era stato monopolizzato dalla lezione di storia di Alessandro Barbero al Teatro Sociale – meravigliosa bomboniera rimessa in sesto da pochi anni, con nell’aria ancora il profumo del legno appena levigato.

Racconti di previsioni e revisioni, impegni prìncipi di uno storico degno di tal nome. Perché la storia potrà anche essere magistra vitae, ma serve ci sia qualcuno che voglia imparare, comprendere, spiegare. Non si tratta soltanto di ricostruzione dei fatti: conoscere il passato significa intuire lo spirito delle persone, nei secoli dei secoli. Siamo prigionieri del presente, con scarsa memoria di quel “luogo diverso” che è esistito prima di noi. Ebbene, sta allo storico ergersi a giudice inquirente (“Accertare i fatti, poi interpretarli”) e psicanalista (“L’individuo è sempre lui, non importa quali siano le regole della società in cui vive”).

Barbero cita Ray Bradbury e Winston Churchill, tra fantascienze, ucronie e senni del poi. “Sapere come è andata a finire influenza pesantemente la nostra visione del mondo: ne so più io, della battaglia di Waterloo, di quanto ne sapesse Napoleone”.

Si passa dagli editti di Caracalla alle serie tv di grido, a proposito di ricostruzione dei fatti, dell’oggi e dello ieri.

Prendete le sigarette di Downton Abbey. Le poche che trovate nella serie sono quelle dei domestici cattivoni, in un’epoca in cui fumavano persino i bambini. Peraltro, i tabagisti escono in giardino per fumare, mentre farlo all’interno di qualsiasi edificio era considerato più che normale. O ancora il Signor Pamuk, il diplomatico anatolico. Gli sceneggiatori lo ribattezzano come il più celebre scrittore turco contemporaneo (sai che fantasia…) e soprattutto gli affibbiano un cognome, quando in Turchia, per tradizione ottomana e fino all’occidentalizzazione voluta da Ataturk, il cognome non si usava.

Paiono dettagli, ma come tali fanno la differenza. “Chi vuoi che se ne accorga? I turchi, se ne accorgono!”.

Neanche nel fantasy riusciamo a distaccarci dal retaggio delle nostre tradizioni e dei nostri costumi. In Game of Thrones, ad esempio, si celebrano regolari matrimoni in edifici di culto che somigliano a chiese, secondo riti fin troppo simili a quelli attualmente previsti dalla dottrina cristiana.

Al professore viene consegnato il Premio Comunicazione di questa edizione, dalle mani di un commosso Danco Singer, caposquadra degli organizzatori. Singer parla del Festival che, alle prime, non era ben visto in paese e dava addirittura l’idea di voler occupare Camogli in forma semiabusiva; e di una Camogli che, pian piano, ha finito per occupare essa stessa il cuore del Festival.

Il legame è indissolubile, e proseguirà. Save the date: 12-15 settembre 2019, appuntamento con la sesta edizione e col tema #civiltà (il nostro Ponti lo teniamo buono per il 2020).

Alle 19:30 sale sul palco, scalzo, Federico Rampini. È di Camogli anche lui. Il modo migliore di richiudere il sipario.

Che aggiungere d’altro, che non sia già stato detto in quattro infiniti giorni di commenti, articoli, post, interviste e dirette?

Ci prendiamo appena il tempo di ringraziare chi ci ha seguito e ha vissuto insieme a noi l’intensa passeggiata lungo questo sunset boulevard da favola. Per Campuswave è stata, con buona probabilità, la miglior prestazione di sempre. Certo, ce lo diciamo da soli, ma siamo proprio contenti.

Per chi poi non ne avesse ancora abbastanza, di festival culturali e di queste latitudini (si potrebbe, d’altronde?), segnaliamo quello della punteggiatura, il 21 e 22 settembre prossimi a Santa Margherita. Un festival della punteggiatura, capite? Come non amarle, delle cittadine così?

L’ultima riga è in prima persona, l’ultimo articolo si firma. È stato un grande piacere, al solito. Abrazo.

Matteo Faccio