Happy (Hippy) Family di Stefania Nascimbeni

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“Happy (hippy) family” di Stefania Nascimbeni è un romanzo che parla di una giovane donna che cerca di trovare il proprio posto nella vita dopo una separazione sofferta.

Copertina libro Happy (Hippy) Family

Il romanzo è raccontato in prima persona e la protagonista volutamente (come ha affermato l’autrice) non ha un nome; questo per far si che ognuna di noi possa immedesimarsi il lei.

Durante la lettura ci troviamo a conoscere una mamma, poco più che trentenne, che dopo essere entrata in terapia per curare un disturbo alimentare capisce che il suo matrimonio all’apparenza perfetto è in realtà ormai finito da tempo.

Durante la narrazione verremmo a scoprire i dolori dietro un divorzio, le complicazioni per una mamma single di trovare lavoro nel mondo dell’editoria ma soprattutto quanto sia difficile, ma alla fine appagante, riuscire a rinascere. Tutta la storia di questa giornalista freelance non sarebbe la stessa se a farle compagnia non ci fosse “Topo”, il figlio, e tutta la sua appunto Happy Hippy Family.

Tutti gli assurdi, ma alla fine reali, disastri che una giovane mamma single può affrontare durante la sua risalita dal baratro, sono raccontati con ottimismo e sarcasmo e questo rende lo sfoglio delle pagine divertente anche quando da ridere ci sarebbe ben poco.

Nonostante lo stile ironico tutto è raccontato con profondità e si capisce quanto la protagonista faccia ricorso a battute, anche poco convenzionali, proprio per cercare di rendersi la vita un po’ più leggera.

La scrittura confidenziale ed intima che usa la Nascimbeni rende la lettura molto scorrevole e piacevole. La vita goffa che conduce la protagonista, come il descriversi una madre poco attenta, la rende molto umana e questo ci fa sentire emotivamente molto vicini a lei.

Personalmente mi sono talmente tanto riconosciuta nella protagonista che mentre leggevo il libro mi sembrava di essere seduta al bar insieme a lei, davanti ad un caffè (da 4 calorie) e una sigaretta, mentre la ascoltavo confidarsi sulle sue “disgrazie” e mentre raccontava cercavo sempre di immaginarmi cosa sarebbe successo dopo e puntualmente, ogni volta che immaginavo qualcosa, avveniva l’esatto opposto.

Come faremmo con una sorella o un’amica, durante la lettura vorremmo entrare dentro il romanzo per cercare di darle dei consigli anche se sicuramente lei non li seguirebbe mai (“non puoi fare equitazione a quarant’anni” insegna).

A fare da sfondo alla sua rocambolesca vita troviamo una famiglia molto allargata e poco convenzionale che però risulta fondamentale per il suo percorso di rinascita.

Sono stata piacevolmente sorpresa di trovare una famiglia che riuscisse ad andare d’accordo con ex mogli, ex mariti, fratellastri e sorellastre perché purtroppo troppo spesso non si riesce ad avere un buon rapporto neanche con i parenti di sangue più stretti.

Anche attraverso i ringraziamenti finali la Nascimbeni mi ha dato la spinta per poter credere che nulla è impossibile:

“Sono stata tante cose, nipote, figlia, amica, amante, moglie, compagna, madre, apprendista sciatrice, strega, matta, ma solo l’essere “amazzone” mi ha permesso di capire che non è importate la definizione di chi siamo, tanto possiamo sempre decidere di essere “Uno, nessuno e centomila”, quanto la direzione verso la quale intendiamo accompagnare i nostri sogni. Cioè, i sogni non sono lì da qualche parte che vivono di vita propria, ma siamo noi stessi a dar loro la forma che desideriamo che abbiano.”.