#WithFriends: le 10 canzoni da condividere con gli amici

La musica è una delle cose più importanti nella vita di un uomo: e su questo credo che l’intero pianeta sia d’accordo con me. Se, però, tante volte la musica rappresenta un modo per fuggire dal mondo, per rintanarsi una dimensione tutta personale e chiudersi alla vita per spendere un po’ di tempo da soli, tante altre volte è bene (e divertente) condividerla con i propri amici per un momento di relax insieme, o per ballare come se non ci fosse un domani.

Quindi ecco per voi le 10 canzoni che oggi potrete condividere con i vostri più cari amici.

 

Calcutta – Oroscopo

Il cantante, Edoardo D’Erme, ha dichiarato in un’intervista che il nome Calcutta è del tutto casuale e priva di senso. Viva la sincerità!

 

 

Gwen Stefani – The Sweet Escape ft. Akon

Sapevate che la sua famiglia è di origini italiane? Beh, dai questa era facile.

 

 

Earth, Wind & Fire – September 

Nati nel 1969, in oltre 40 anni di carriera hanno venduto circa 90 milioni di dischi, ricevuto 20 nomination ai Grammy Awards, vincendone 6. #chefforti!

 

 

Florence + The Machine – You’ve Got The Love

La cantante del gruppo, Florence Welch, ha abbandonato la scuola, nonostante il buon rendimento, a causa di dislessia e disprassia, per dedicarsi alla musica. Ha inoltre dichiarato di scrivere meglio dopo le sbronze. Ogni scusa è buona, diciamolo…

 

 

Bob Marley – Don’t Worry Be Happy

Da piccolo Robert si divertiva a leggere le mani delle amiche di sua mamma, che se lo contendevano per farsi predire il futuro. Un giorno si stufò e disse: “Non farò più questa cosa. Da grande farò il musicista.” E ci azzeccò anche quella volta.

 

 

Breathless – The Corrs

I The Corrs, con i loro 20 anni di carriera (1995-2015), hanno portato in giro per il mondo e fatto conoscere il folk irlandese. Non sapevate nulla sulle loro origini?! Beh, neanche io.

 

 

Oasis – Don’t Look Back In Anger

Liam Gallagher sostiene di essersi avvicinato al mondo della musica subito dopo aver fatto un’esperienza extra-corporea in cui ha incontrato il fantasma di John Lennon.

 

 

Raphael Gualazzi – L’estate di John Wayne

Il cantante marchigiano vinse nel 2011 il Festival di Sanremo nella categoria giovani con la canzone ‘Follia d’amore’ e nello stesso anno arrivò secondo all’Eurovision Song Contest.

 

 

Ligabue – G come Giungla

Il suo numero fortunato è il 7: 7 sono le lettere del suo nome e anche del suo cognome, 7 la somma delle sillabe del suo nome e cognome, 7 la somma dei numeri della sua data di nascita (13-3-1960), 7 è un comune denominatore di molte sue produzioni, dal tour L7 a ‘Sette notti all’arena’ al libro ‘Lettere d’amore nel frigo – 77 poesie’.

 

 

Zucchero – 13 Buone Ragioni

È l’unico cantante ad aver partecipato a tutte le edizioni del Nelson Mandela International Day.

 

 

Alla prossima playlist!

Giovanna Vittoria Ghiglione

La playlist del #buongiornissimo!

Inizia ora un nuovo giorno, una nuova settimana, un nuovo lunedì: ma non si tratta del classico lunedì-odio-tutti. Oggi, infatti, partirà la nuova stagione di Campuswave e in redazione si respira un’aria davvero frizzante e ricca di entusiasmo.

Come iniziare al meglio questa giornata, quindi? Con un po’ di buona musica. Abbiamo scelto per voi le 10 canzoni che ti faranno amare questo lunedì. Pronti, via!

Shawn Mendes – Treat You Better 

Sapevate che il belloccio canadese è annata 1998? Ok, adesso chiudete quella bocca.

Jonas Blue – Fast Car ft. Dakota

Questa canzone, in realtà, è una cover dell’omonima canzone di Tracy Chapman incisa nel 1988.

Coldplay – Up&Up 

La prima canzone ufficiale del gruppo britannico si intitolava ‘Ode To Deodorant’ ed è stata scritta per scherzo.

LP – Lost On You

Sapevate che LP sta per Laura Pergolizzi? Italiana? No, americana. Con un nome così, può accompagnare solo.

Lost Frequencies ft. Sandro Cavazza – Beautiful Life

Molti pensano che sia un gruppo, in realtà Lost Frequencies è…uno solo. Felix De Laet, annata 1993, belga.

OneRepublic – Kids

Il cantante principale della band, Ryan Tedder, da giovane frequentò la Oral Roberts University, una scuola per diventare preti.

MO – Final Song

Il nome MØ, in danese significa “fanciulla” o “vergine”.

NE-YO – Coming With You 

C’è una donna, nel mondo, che si chiama Zoe Fennessy a cui è stata diagnosticata l’epilessia musicogena: sta male quando ascolta Ne-Yo.

Jack Savoretti – Back Where I Belong

Sapevate che il cantante britannico ha in realtà origini italiane? Il padre è infatti proprio genovese! Il nonno partigiano, invece, partecipò alla liberazione di Genova dai tedeschi.

The Weeknd – Starboy ft. Daft Punk

Nato in Ontario nel 1990, ha sempre vissuto con la nonna, di origini etiopi, e da lei ha appreso la lingua aramaica, che parla fluentemente ancora oggi!

Scommetto che state ancora ballando…allora è davvero un buongiornissimo!

Giovanna Vittoria Ghiglione

#OperazioneBuonumore: la playlist per essere felici

Oggi è la giornata perfetta per essere felici, ma se avete difficoltà a ingranare la marcia Campuswave vi viene in aiuto con un po’ di buona musica. Quella che vi sto per proporre è la playlist del buonumore, secondo i suggerimenti di Spotify.

Basta parole, è il momento di alzare il volume!

Geronimo – Sheppard

Spirits – The Strumbellas

Best Day Of My Life – American Authors

Home – Edward Sharpe & The Magnetic Zeros

The Lazy Song – Bruno Mars

Love Me Forever – Elisa

Shut Up And Dance – Walk The Moon

Hey Ya! – OutKast

Cake By The Ocean – DNCE

Can’t Stop The Feeling – Justin Timberlake

Fuck You – Cee Lo Green

Light It Up – Major Lazer

Am I Wrong – Nico & Vinz

Good Time – Owl City & Carly Rae Jepsen

Walking On Sunshine – Katrina & The Waves

L’amore verrà – Nina Zilli

E adesso, ricordatevi di essere felici!

Giovanna Vittoria Ghiglione

Enrico Nigiotti, “Il Ritmo dell’Amore” a Retweet

A Retweet il mercoledì è sempre tempo di ospiti e ieri è toccato al livornese Enrico Nigiotti presenziare in puntata.

Il cantautore toscano, che ricorderete per la sua presenza al Festival di Sanremo 2015 nella sezione Nuove Proposte dove è arrivato a un passo dalla finale con la sua ” Qualcosa da decidere”, racconta al nostro Lucio il suo prossimo singolo in uscita “Il ritmo dell’amore”.

E’ una canzone che parla di tutto, di amore, di un mondo che si vive al dì fuori delle nostre stanze, certe volte ci sono più cose da scoprire dentro che fuori, poi soprattutto se sei in ottima compagnia (ride). Il disco è in preparazione, i pezzi sono già pronti, abbiamo già registrato i tre papabili singoli tra cui “Il ritmo dell’amore”, appunto che è il singolo estivo, ora vediamo, può darsi che già questa estate finisca di registrare il disco, sarà più maturo, come ovvio che sia, sono contento perchè si sta raggiungendo a livello musicale quello che ho sempre voluto fare.

Stimo parecchio Zibba, è come se mi dicesse un pò la sua, come faccio io, prendo spunto anche inconsapevolmente, penso che sia uno dei più bravi”.

Prendendo spunto dall’articolo di Andrea “Desso” De Sotgiu “I Talent show sono utili alla musica?”, Lucio visto il passato del cantante a Amici  gli ha chiesto come ne pensasse di questo argomento.

“E’ stata una bella esperienza, me ne sono uscito “alla livornese”, mi sono auto eliminato a 3 serate dalla finale, penso di essere l’unico nella storia (ride), insomma non era il mio posto ma mi ha dato sicuramente qualcosa. Penso che qualsiasi cosa se la fai come esperienza ti porta a qualcosa o impari o ci sbatti la testa, fare è senza dubbio meglio di non fare.”

Enrico Nigiotti

Clicca sul Player per ascoltare il podcast dell’intervista a Enrico Nigiotti :

Luciano “Lucio” Parodi.

10 curiosità dal mondo della musica

LO SAPEVATE CHE…

 

1. Michael Jackson ha scritto una canzone per i Simpson.

2. Il vero nome di Akon è Aliaune Damala Bouga Time Bongo Puru Nacka Lu Lu Lu Badara Akon Thiam.

Akon

3. Prima di diventare ‘The Beatles’ i cinque membri del gruppo erano soprannominati ‘The Quarrymen’. Dopo l’addio di due componenti e l’arrivo di George Harrisson, nascono finalmente i Beatles.

Beatle

4. Secondo una leggenda, il numero che segue ‘Blink’ nel nome della band sarebbe dovuto al totale dei ‘Fuck’ pronunciati nel film ‘Scarface’.

Blink

5. Adele ha frequentato la BRIT School For Performing Arts & Tecnology di Croydon, a sud di Londra, nella quale si è diplomata nel 2006 insieme ad altre due future star del panorama musicale, Jessie J e Leona Lewis.

Adele

6. Fino a qualche anno fa Ed Sheeran dormiva in metropolitana sulla Circle Line di Londra. “Finivo un concerto – dice – bevevo fino alle 5 del mattino aspettando che ripartissero i treni e dormivo in attesa del successivo concerto.”

Ed Sheeran

7. Beyoncé ha battuto Kanye West a ‘Forza 4’ ben 9 volte di fila.

Beyonce

8. La celebre canzone ‘Yellow’ si intitola così perché Chris Martin consultò le Pagine Gialle (‘Yellow Pages’) mentre le cercava un titolo.

Chris Martin

9. Avril Lavigne, cresciuta in una famiglia cristiana, si sente in colpa per le parolacce contenute nei testi.

Avril Lavigne

10. Justin Timberlake ha una particolare fissa: immergere i biscotti Oreo nel latte per esattamente sette secondi. Sette. Non uno in più, non uno in meno.

Alla prossima!

Justin Timberlake

Stay tuned!

Back To The 90’s

E così, a primavera ormai iniziata, torno a bomba a scrivere qualcosa…per non perdere il vizio. Oggi quello che voglio affrontare è un altro viaggio tra le canzoni ‘dimenticate’ (che poi non è mai così) e i tormentoni estivi che hanno segnato un’intera generazione, quella nata negli anni ’90.

Ma non perdiamoci troppo in chiacchiere e iniziamo subito con un anno che mi appartiene, il 1992. Non ricordo molto di quel periodo, per ovvi motivi, ma so che è stata scritta una canzone che per tutto quel meraviglioso decennio ci ha fatti ballare e innamorare. Sto parlando degli 883 con ‘Hanno ucciso l’uomo ragno’.

Ma a proposito di innamoramenti…. Eravamo ancora troppo giovani per sapere che cosa fosse l’amore, e forse neanche ce lo chiedevamo. Quindi, un anno dopo, nel 1993, ci ha pensato lui, Haddaway, con la sua indimenticabile (anche per me, lo ammetto) ‘What is love’. (Questo è il momento di alzarsi e ballare, vi do il permesso).

Sempre nel 1993 Max Pezzali e la sua combriccola di apparenti cazzoni, passatemi il termine, sono ritornati e hanno deciso di riprendersi il posto sul podio dei tormentoni estivi partorendo ‘Nord Sud Ovest Est’. Pezzo che, ancora oggi, in qualche bel locale (vedi Calabasciu), ci fa sognare e perdere la voce ogni sabato sera.

E parlando d’estate, si pensa indubbiamente alle feste in spiaggia, agli amici, alla birra. Qualche volta è Ichnusa, qualche volta è Tennetn’s (oggi sono in vena di pubblicità) e qualche volta è Corona…annata 1994. 

Piccolo scoop: sapevate che la donna che appare nei video dell’artista non è la vera cantante? Eh sì, si tratta di una frontwoman. Se volete approfondire la storia cliccate qui.

Un anno dopo, senza tanti giri di parole ma rimanendo nella musica Dance, se ne esce lui con questo capolavoro ignorante, tanto da finire come colonna sonora del film ‘Selvaggi’. Scatman John – The Scatman.

Adesso una canzone che è entrata negli annali di storia dei villaggi turistici. Se non c’è la Macarena, non c’è vita. (1996)

Lo so, lo so, gli anni ’90 sono pieni di musica Dance. Che ci posso fare? Quello era il mood, e finalmente possiamo vantarci di avere lei, Alexia e la sua ‘The Summer Is Crazy’ pronta a rappresentare l’Italia nelle peggiori discoteche. (1996)

Nella carrellata di musica anni ’90 che ha segnato le nostre vite ci vogliamo mettere anche Ricky Martin per favore? Eh, perbacco. Con le sue movenze ha sedotto molte di noi, sognatrici incallite e innamorate di qualsiasi pop star. (Fin quando non ti deludono dichiarando altre preferenze, è chiaro). E allora balliamocela, ‘Un, Dos, Tres, Maria’ (1997).

So che presentando la prossima canzone potrei essere banale, ma non posso farne a meno. Se non la mettessi ci sarebbe un buco che nessun’altra trashata anni ’90 potrebbe colmare. ‘Aqua – Barbie Girl’ (1997). Piccola nota: nessun bambino innocente poteva sapere che cosa dicesse questa canzone. Beata gioventù.

Ritorniamo in Italia, magari con una vespa. Possibilmente con a bordo Cesare Cremonini, grazie. Questa canzone non va neanche titolata. Dico solo 1999.

Da Bologna ci trasferiamo un attimo a Roma, e sempre restando in casa Italia andiamo a trovare Jovanotti che sta cercando di regalare ‘Un Raggio Di Fole…Sole’ alla sua fidanzata. Ancora mi chiedo come abbia fatto.

Entriamo di prepotenza negli anni 2000, visto che scorrono che è un piacere e troviamo un duo tutto al femminile che si dà da fare per essere sempre in vetta alle classifiche. Per un po’ ci riesce, soprattutto quando esce ‘Vamos A Bailar’, sto parlando di Paola e Chiara.

Nello stesso anno esce una delle prime canzoni francesi che credo di aver ascoltato per intero, all’inizio chiedendomi “ma che inglese è?”. Viso sbarazzino, ritmo incalzante, le radio non smettevano di proporla. Alizee – Moi Lolita.

Nel 2002 ormai eravamo tutti poliglotti e ci potevamo permettere anche una canzone portoghese tra le nostre infinite playlist. Arrivarono loro, i Tribalistas, con ‘Ja Se Namorar’ e basta, ci rimase in testa e nel cuore per sempre. E diciamocelo, a noi genovesi la somiglianza è subito giunta all’orecchio….”che simpatici questi portoghesi che parlan come noiatri.”

Abbiamo oltrepassato di poco gli anno ’90 e per questo mi fermo. Ma le chicche non sono finite.

Presto nuove canzoni da rispolverare, presto nuovi viaggi.

Stay tuned!

Giovanna Ghiglione

Martedì in Musica: vivere il Bauhaus

In un clima artistico-filosofico è andato in scena il Bauhaus Cafè, evento della rassegna Martedì in Musica, che il 15 Marzo dalle 19.30 ha fatto rivivere il Bauhaus nella cornice di Palazzo Imperiale a Genova.

L’istituto superiore di istruzione artistica che prende il nome di Bauhaus fu un’importante icona storica degli anni ’20 nella Repubblica di Weimar (Germania). La scuola divenne il polo centrale della cultura europea in quel periodo storico, ospitando personaggi del calibro di Klee, Kandinskij, Schlemmer, Feininger e Muche.

Grazie all’impeccabile direzione artistica di Marinella Di Fazio, docente di storia dell’arte e musicista, i presenti hanno potuto assistere ad un mix culturale paragonabile ad un viaggio nel tempo. La band Jazz 5unrise ha traghettato il pubblico nell’atmosfera musicale degli anni ’20/’30 rispolverando i classici americani e alternandosi con i racconti di Paola Pelissetto, docente di storia e filosofia, la quale ha magistralmente descritto la vita all’interno del Bauhaus: dalle feste che Walter Gropius, il fondatore, amava istituire, alla spiegazione delle meccaniche rappresentazioni teatrali di Schlemmer, passando per i laboratori di design, i colori, l’attaccamento alla “buona forma” e l’impatto dinamico della scuola nell’arte novecentesca, rappresentato dal filosofo Walter Benjamin con il concetto di modernità. Dopo una prima parte ricca di cultura, l’esperienza è continuata attraverso la cucina, assaggiando ricette tratte della tradizione tedesca di quel periodo storico.

Bauhaus Cafè è stata un’occasione fantastica per rivivere l’arte e la cultura europea degli anni ’20. Il prossimo appuntamento della rassegna sarà il 2 Aprile alle 19.30 presso Palazzo Imperiale a Genova e si intitolerà: Genova: rotte mediterranee tra oriente e occidente, in cui interverrà nuovamente Paola Pelissetto, insieme a Jacqueline Trebitsch (cantante) e i musicisti dell’Accademia degli Imperfetti. Grazie ad eventi di questo genere la cultura prende forma e comunica.

Andrea De Sotgiu

La mia playlist ‘nostalgicola’ #parte2

La mia avventura nella musica anni 2000 continua: l’elenco di canzoni stilate nel post di ieri rappresentano solo una piccola parte e probabilmente anche quelle di oggi non basteranno a rendere gloria a quegli anni.

Il mood, comunque, rimane quello di una ragazzina dodicenne che da una parte rimane attaccata alle mode lanciate dalla radio e dalla televisione, ma dall’altra vuole trovare una propria identità musicale e crearsi il proprio archivio personale.

Farò così, nell’elenco che segue alternerò una canzone dettata dal momento e una canzone che invece appartiene alla mia scoperta.

Come dimenticare il tormentone intramontabile dei The Calling e la loro ‘Wherever You Will Go’? In una parola: impossibile. Ci sono ancora radio che trasmettono musica 90-2000 che ci sono sotto. Il filo conduttore di queste canzoncine che ti entrano nel cervello senza più uscire era quello di associare ad un testo più o meno drammatico, un video struggente e pieno di rallenty: come ci piaceva.

Il mio percorso tra la musica iniziava a delinearsi e io, grazie ai primi beat R&B ascoltati per caso in qualche vecchia canzone alla radio o tra i dischi di mio padre, ricercavo questo stile facendo zapping alla tv e tra i cd del negozio di musica sotto casa. Ritmo che ho cominciato a scovare nelle Destiny’s Child e la loro ‘Say My Name’. Anno 1999. Ricordo il video musicale come una sigla di Sailor Moon, con le stanze colorate: Beyoncé arancione, Kelly Rowland blu e Michelle Williams bianca.

 

 

 

Tornando ai tormentoni: un piccolo passo nel 2003 e troviamo gli Hoobastank con ‘The Reason’. La formula è sempre quella: testo carino, storia struggente e video drammaticissimo, da piangere. Era quello che ci fregava. Scommetto che se passasse in radio, vedreste subito il cantante dagli occhi a mandorla…. Anno 2003.

Bene, ora è tutto più chiaro: adoro il sound R&B americano e mi sto anche un po’ invaghendo del funky. E questa canzone, presente in ogni mio cd masterizzato (malissimo) con Windows Media Player, lo dimostra. Ancora oggi faccio fatica a tenere il culo fermo. Mario – ‘Let Me Love You’, anno 2004.

 

 

Trucco nero, gente che poga, video senza un’apparente storia alle spalle: qui siamo nella rivoluzione più totale. I The Rasmus avevano capito tutto: c’era bisogno di un po’ di misticismo a mo’ de Linkin Park. Quando uscì ‘In The Shadows’ nel 2003, ne eravamo già tutti pazzi. E non passò neanche troppo tempo prima che le pubblicità ne abusassero per promuovere grandi e potenti auto. Probabilmente molti di voi la associano a qualche suv o assicurazione automobilistica.

Anno 2002: io sono sempre più una spugna davanti alla tv quando esce ‘Dilemma’ di Nelly ft. Kelly Rowland. Che pezzo incredibile. Ancora oggi quel ‘Ohhu’ di sottofondo non smette di risuonarmi in testa non appena viene nominata la parola dilemma. #chedilemma.

Non c’è altra descrizione per questa canzone: una bomba. In quegli anni vinse tutto:

– Grammy Award alla registrazione dell’anno, 2003

– Nickelodeon Kids’ Choice Award alla canzone preferita, 2003

– Soul Train Music Awards – The Micheal Jackson Award for Best R&B/Soul or Rap Music Video, 2003

– BET Award alla miglior collaborazione, 2003

– MTV Video Music Award al miglior video R&B, 2003

– Billboard Music Award per la categoria Top Hot 100 Song, 2002

– Echo Award al miglior singolo dell’anno internazionale, 2003

– Billboard Music Award per la categoria Rap Track of the Year, 2002

– Billboard Music Award per la categoria Hot 100 Airplay Single of the Year, 2002

(Fonte: Wikipedia)

 

 
 
 
I tormentoni continuano a farsi sentire e, senza neanche farlo apposta, sembra che in questi anni ce ne siano davvero tanti sul genere alternativo. I primi anni 2000 rimangono un periodo importante per il debutto degli Evanescence, e la loro ‘Bring Me To Life’ li porta un po’ sulle bocche di tutti, quantomeno in Italia.

Anche in questo caso le pubblicità ne hanno abusato, facendocela un po’ odiare. Tuttavia rimarrà sempre una grande canzone che aiutava a sfogarsi (non dire di no!).

È il momento di una grande hit che ha fatto il giro del mondo portando a spasso il colore verde: gli OutKast con la loro ‘Hey Ya!’ ci ha fatto sculettare come se non ci fosse un domani e ancora oggi possiamo conoscere persone che discutono sull’identità dei cantanti: sono quattro? sono uno? NO. Sono due e si chiamano André 3000 e Big Boi. Mistero risolto. Era diventata anche la mia prima suoneria polifonica del mio Panasonic GD87. 

Per la cronaca…questo.

 

 
 

 

Dai fatemi finire così per oggi. Deluderò molti di voi, lo so. Ma voglio inserire questa canzone nella lista, DEVO. “Dammi tre parole, sole cuore amore…..”

 
 

Ora potete odiarmi.

Anche loro, come saranno cambiati nel tempo?

Frontman dei The Calling

 
 
 
 

Destiny’s Child

The Hoobastank

 
 
 
 

Mario

 

Nelly e Kelly Rowland

The Rasmus

OutKast

Valeria Rossi

Buona domenica,

Ciao!

 
 
 
 

La mia playlist ‘nostalgicola’

Questa mattina mi sono svegliata un po’ nostalgica. Una sensazione, più che un sentimento, molto generica e non focalizzata su qualcosa in particolare.

Quando, per caso, ti fermi un attimo a pensare: “cavolo, ma ho quasi 24 anni!” Che detta così rimane sempre una cosa fantastica, ma se inizi a pensare alla tua infanzia, sembrano davvero passate vite intere.

Per esprimere questo mio sentore, tutt’altro che negativo, ho deciso di lasciar parlare la musica. Quella che vi propongo questa mattina è una playlist di canzoni che ai tempi sembravano le hit della vita, quando invece hanno segnato soltanto il passaggio da un periodo ad un altro di essa (rimanendo comunque indelebili e, a distanza di anni, alcune anche un po’ ridicole).

Eccovi la playlist nostalgicola (sì, nostalgica e ridicola).

Con gli Aventura e la loro ‘Obsesión’ tutto prendeva una piega…latina. Correva l’anno 2004 e nonostante i miei 12 anni,  il solo ascolto intenso e un po’ incomprensibile di questa canzone mi catapultava immediatamente in una realtà fatta di amori e cuori infranti, di cui mi facevo portavoce. Quante storie d’amore mai nate e già finite (cit.) ci siamo immaginate sulle note di ‘Obsesión’….

Facendo un passo indietro nel tempo e tornando a date che mi fanno davvero sentire molto vecchia, cito i Backstreet Boys con la loro indimenticabile ‘I Want That Way’ targata 1999, che in Italia penso sia arrivata qualche tempo dopo. Ad ogni modo: potrei aprire un enorme vaso di Pandora su questi cinque baldi giovini che ci hanno deliziato con le loro canzoni e soprattutto con questa hit che ha segnato un’epoca di prime bavette alla bocca (non dire di no, lo so che anche tu li AMAVI). Li ricorderò sempre vestiti di bianco a cantare davanti ad un aereo, come fosse cosa da tutti i giorni. Godetevela.

Nati dallo stesso ‘creatore’ delle Spice Girls, i cinque bravi ragazzi chiamati proprio Five, nacquero nei primi mesi del 1997 nel Regno Unito e ovviamente arrivano anche in Italia dove io ero tra le loro più grandi fan (c’è anche scritto su Wikipedia). Facce pulite, ritmo molto più incalzante rispetto ai Backstreet Boys e fanatici utilizzatori di basi famose, tra le quali ‘We Will Rock You’ dei mitici Queen. Ma in quegli anni, mitici, per me e tutte le 12enni, lo erano un po’ anche loro. Questa canzone, ‘Let’s Dance’, è una delle prime che mi ha fatto innamorare del beat funky di base.

E per finire in bellezza la carrellata dei gruppi maschili ne cito un altro nato nei primi anni 2000: i Blue, i quali, anche loro, hanno contribuito alle bavette davanti ai poster attaccati in camera con lo scotch. (Anche qui, non dire di no. Lo so che avevi anche tu il poster di Duncan James o di Lee Ryan). Ce ne sono state tante di canzoni che mi piacevano, per non dire tutte. Ma quando è uscita ‘A Chi Mi Dice’, versione ITALIANA di ‘Breathe Easy’, (che non c’entrava un emerito cazzo con il testo originale), hanno acquistato la nomea di IDOLI delle ragazzine, quindi, e soprattutto, anche miei.

Vabbè, troppo facile. Quel faccino pulito, gli occhi azzurri e i capelli biondi: come fai a dirgli di no? Anno 2004, ragazzine impazzite, voce leggera, canzoni banali ma a noi non ce ne fregava, tanto l’inglese mica lo sapevamo: bastavano due accordi di chitarra e via. ‘Beautiful Soul’ – ANIMA BELLISSIMA – Per me doveva vincere tutto, oscar, telegatto, la mela della melevisione, tapiro.

Non c’erano solo cantanti nella mia playlist di allora. C’era anche lei, che palesemente mi aveva rubato il soprannome e per questo un po’ la odiavo, ma che comunque JoJo con la sua ‘Leave (Get Out)’ mi aveva rubato il cuore. Aveva solo due anni più di me (e continua ad averli) e perciò mi stupivo come nel 2006, mentre io ballavo nella mia cameretta al buio, lei firmava autografi. La vita era ingiusta ai tempi.

 

Gruppo nato in Russia nel 1999, queste due fanciulle sono diventate in Italia fonte di scalpore per la loro omosessualità. Le t.A.t.U con questa canzone e il loro video struggente sotto la pioggia hanno segnato la vita musicale di tutte noi, ragazzine ingenue che ci portavamo sempre l’ombrello se vedevamo una nuvola in cielo. ‘All The Thing She Said’ invece, era una canzone completamente fuori dal coro, per questo mi piaceva (e anche a te).

 

 

Con questa canzone ho aperto ufficialmente i miei orizzonti musicali ad altri generi che non comprendessero fighetti o fighette da invidiare. Oggi ha quasi 32 anni e ne dimostra sempre 18, l’età che aveva quando cantava ‘Sk8er Boy’. Sì sto parlando di Avril Lavigne. Che mito è stata per tutti?! Ascoltando questa canzone mi sentivo una ribelle, una pazza, una punkabbestia. Grazie a lei ho iniziato a truccarmi di nero e sono passata al lato oscuro della musica.

Siamo sempre nei primi anni 2000, la musica procede veloce e io cerco di trovare un po’ di stile e personalità: mi butto a capofitto sui No Doubt con la loro ‘Hey Baby’. Ero già innamorata di Gwen Stefani e il suo meraviglioso contrasto biondo platino/rossetto rosso fuoco. Avrei voluto essere come lei. Una volta ho ascoltato così tanto questa canzone che per una notte non sono riuscita a dormire perché continuava a partirmi in testa. Che notte.

 

La strada nella musica è ancora lunga, ma inizio a capirci qualcosa. Al pomeriggio, anziché studiare, mi mettevo davanti alla tv e facevo zapping tra Mtv e All Music (che tempi) e assorbivo come una spugna ogni canzone che passava. E quando arrivava lei impazzivo. Pink è stata un pilastro enorme per me. Poi, quando arrivava ‘Get The Party Started’ ero già in piedi sul divano.

 

La lista sarebbe ancora lunga, ma per oggi mi fermo qui. Vi lascio con un’ultima chicca che forse qualcuno di voi si starà chiedendo: come sono cambiati questi personaggi nel tempo?

Romeo Santos degli Aventura

I Backstreet Boys

I Five

 
 
 

I Blue

Jesse McCartney

JoJo

Le t.A.T.u

Avril Lavigne

I No Doubt

P!nk

Buon sabato!

Giovanna Ghiglione

Recensione “Purpose” – Justin Bieber

Artista: Justin Bieber
Titolo: Purpose
Voto: 3/5
Genere: Pop/R’n’B
Etichetta: Def Jam
Tracce suggerite dal disco: “Sorry”, “Love Yourself”

Non è mai semplice scrivere una recensione su Bieber, troppo discusso dalle vecchie generazioni e intoccabile per quelle nuove. L’album si presenta piacevolmente ascoltabile e molto moderno. E’ un viaggio tra il vecchio Justin di Believe, che si sente ancora in canzoni come Trust, ed il nuovo, quello della pausa dai riflettori, quello che pensa di aver trovato una propria identità artistica. E’ innegabile che dopo il rilascio di Where Are You Now si sono ricreduti tutti, anche i più scettici si sono ritrovati a “muovere il collo” grazie alla collaborazione con i Jack U. I singoli rilasciati per Purpose sono stati meticolosamente scelti alla perfezione e hanno dato una visibilità enorme all’album. Fossimo stati all’inizio del 2000, MTV li avrebbe mandati a rotazione. E’ forse questo il segreto di Bieber? Scegliere un team impeccabile che confeziona canzoni di successo? A parer mio si.

Analizzando le produzioni dell’album, possiamo accorgerci di quanto What Do You MeanSorry abbiano uno stile talmente fresco da essere dei punti di partenza per il futuro di una nuova concezione pop. Ma il merito non lo attribuirei certo a Bieber, quanto ai produttori Mason (MdL) Levy e Skrillex. L’anello mancante in questo album è quanto Justin abbia messo del suo. Se il suo contributo è da attribuire ai testi, c’è ancora da lavorare, considerando che le canzoni precedentemente citate sono delle continue ripetizioni e l’unica traccia con un testo estremamente carico d’emotività è stata scritta da Ed Sheeran. Love Yourself  è un pezzo toccante e profondo, chi conosce bene lo stile del ragazzo rosso londinese lo ritrova in ogni nota e in ogni parola. La domanda resta sempre la stessa: Bieber cosa ha fatto? A mio parere chi scrive di musica deve vivere nell’oggettività, non si può schierare dalla parte delle vecchie generazione, nemmeno da quella delle nuove. Justin ha dato una sua impronta a tutto l’album che, tolti i singoli di spicco, risulta talvolta ripetitivo, lievemente monotono, probabilmente vittima della modernità che è concepita in sequenze e pattern. Le produzioni internazionali meriterebbero il massimo dei voti, nel complesso tre su cinque è il giudizio che sembra più adatto.

Bisogna soltanto aspettare per vedere quale ruolo si ritaglierà Bieber in futuro nel panorama musicale e nello show biz, nel frattempo è giusto che continui a riscattarsi dagli ultimi due anni di solitudine che lo avevano oppresso.

Andrea “Desso” De Sotgiu