Più Dentro Che Fuori di Alessandra Scagliola

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“Più dentro che fuori” di Alessandra Scagliola parla di una donna che grazie alla sua forza e all’affetto dei suoi amici più cari cerca di superare tutte le sue fobie.

Patrizia, donna sulla quarantina, vive la vita accompagnata da numerose paure, dagli attacchi di panico, dalle manie ossessivo-compulsive e soprattutto dall’agorafobia. Una mattina, spinta anche dalla voglia di aiutare Alex, un aspirante suicida conosciuto su un blog, decide di partire in solitaria per Dublino a bordo della sua Cinquecento azzurra.

Questo viaggio solitario però si trasforma ben presto in un viaggio tra amici perché il ginecologo Ettore e Agnese detta “Pol Pot”, saputa la notizia dell’imminente partenza, decidono di non lasciarla sola e di accompagnarla in questa avventura che si rivelerà anche un percorso attraverso le emozioni della protagonista. Durante il tragitto, alla loro pazzia si aggiungerà anche il suo amico Igor, un signore di novanta anni ma con l’animo giovanile, ed un enorme cane salvato per strada.

Questo libro è un viaggio nel vero senso della parola. La Scagliola è riuscita talmente bene a descrivere le manie di Patrizia che a tratti, mentre leggevo, mi sembrava anche a me di fare conteggi strani con le targhe delle macchine (una delle tante ossessioni dell’agorafobica).

Nonostante durante tutti il libro di parli di argomenti delicati, come i disturbi mentali o il suicidio, non lo fa mai con pesantezza e viene da sorridere anche davanti alle scene più destabilizzanti; come dice la stessa autrice “l’ironia ti tira la corda per tirarti su dal pozzo”.

“Più dentro che fuori” però non è solo il racconto di una donna con malattie psicologiche ma è anche un racconto d’amore e di amicizia. Ettore, Agnese e Igor sono gli amici di una vita; tutti diversi tra di loro ma tutti uniti dall’affetto che provano per Patrizia e dal desiderio di aiutarla nella sua impresa.

Nonostante le buone intenzioni degli accompagnatori, l’agorafobica li sente d’intralcio perché il suo sogno era quello di poter affrontare questa sua nuova esperienza da sola. L’unico dei tre che Patrizia riesce a sopportare è Igor perché, al contrario degli altri due, è il solo che invece di mettergli addosso ulteriori ansie, cerca in ogni modo possibile di farla stare tranquilla.

La scrittrice, inoltre, ci ha regalato un numero di canzoni abbastanza consistente che la protagonista intonava all’interno del romanzo, da “Guarda come dondolo” a “Lemon Tree”. È stato divertente canticchiarle insieme a Patrizia, mi sembrava quasi di essere la quinta inquilina della Cinquecento azzurra ormai praticamente distrutta.

Un libro che ti fa divertire, sorridere e riflettere al tempo stesso perché ci fa capire quanto le persone che soffrono di patologie psichiche non siano fragili ma, al contrario, coraggiose e forti per poter sopportare e addirittura sconfiggere certe malattie.

“Più dentro che fuori” è da leggere tutto d’un fiato perché una volta che si entra dentro il romanzo non si smette di chiedersi: ma Patrizia alla fine arriverà a Dublino?