I 10 compagni di scuola che puoi incontrare nel corso della tua vita

Si sa, le persone che si incontrano nel percorso di (d)istruzione sono quelle con cui si condividono i momenti migliori dall’adolescenza alla piena maturità (si spera). Ma i compagni d’avventura non sono il risultato di un’attenta selezione, bensì messi semplicemente insieme “a random”. E non ci si può fare nulla, se non adattarsi. Ti starai chiedendo cosa, o meglio chi, tu ti debba aspettare. Scopriamolo!

 

  1. Lo studente standard

Né zuppa, né pan bagnato: lo studente standard, detto anche ‘lo svizzero’, è la neutralità fatta a persona, colui che nella perenne lotta tra secchioni e scarpe slacciate si colloca in mezzo a braccia conserte. Per essere uno studente standard è necessario fare quanto basta per non avere il debito o rimanere indietro con gli esami, senza mai sbilanciarsi. Invidiato dagli abbonati al 2 e ignorato dai secchioni, lo studente standard non soffre di patologie derivanti dall’ansia e ha un grande spirito di adattamento. Numeri fortunati: 6 – 20.

 

  1. Lo scroccone

Cari studenti di ogni ordine e grado presenti in tutto il globo, non pensate di liberarvi di lui tanto facilmente! Chiamato anche ‘prezzemolo’, lo potete trovare in qualsiasi classe. Lo riconosci subito: il compagno di classe scroccone è colui che, con grande fegato, ti scrive un messaggio, o nelle versioni più evolute ti chiama poco dopo la fine della lezione, quando vorresti solo sprofondare sul divano come se non ci fosse un domani e ti chiede senza ritegno “La prof ha detto qualcosa? Dobbiamo fare qualcosa? Quand’è l’esame/compito?” A quel punto ti chiedi il motivo per il quale non abbiano ancora inventato gli scalda-banchi elettrici, così da sostituire persone vere. Beh, insomma, lo scroccone in classe è presente con il corpo ma mai con la mente: in uno stato di nirvana costante, passa le giornate a tentare di capire, sempre con molta calma, quali siano le pagine da studiare.

 

  1. Il secchione

Suvvia, ragazzi! Demoliamo i cliché sui secchioni. Sono passati i tempi dei quattrocchi senza una vita sociale. Anche loro si sono evoluti. Il bagaglio culturale rimane comunque invariato, anche se forse, con la disponibilità di nozioni e informazioni odierne, bisognerebbe parlare più di armadio a quattro ante. Il secchione di oggi è al passo con le nuove mode: tra una pagina di Wikipedia e l’altra, aggiorna lo status Facebook e posta un selfie, rigorosamente in compagnia dei suoi migliori amici…i libri! Ottenendo un misero “mi piace”, il suo. Diciamolo, il secchione classico era solito vivere nel suo mondo 24h su 24 e 365 giorni l’anno. Oggi il mondo gli sorride, ma segue comunque le orme di Leopardi.  Il fatto positivo è che è più corruttibile di un tempo: talvolta, con le buone, riuscite anche a copiare qualcosa nel compito in classe, come la data, per esempio. Ma se tutto ha un prezzo, non crediate di passarla liscia: il secchione, dopo avervi trasmesso le sue conoscenze base (quelle che vi permetteranno di arrivare ad un 6+), è solito chiedervi favori. Parole da non dire MAI a un secchione: “a buon rendere”.

 

  1. Il capo ultras

Il vostro compagno capo ultras si differenzia dal normale tifoso perché ogni lunedì mattina si presenta con il certificato medico che lo esonera dalle interrogazioni causa “raucedine post serie A”. Senza dubbio gli stati d’animo che può vivere il capo ultras sono giustappunto due: se entra in classe in silenzio, lo sguardo basso e perso, non chiedetegli il perché, potrebbe essere fatale. Se invece lo vedete entrare in modo trionfale, che manco i gladiatori nell’arena, con la bandiera a mo’ di peplo greco, un fumogeno in una mano e una trombetta nell’altra, allora preoccupatevi. Tenterà di parlare con chiunque dia segni di vita cercando di indirizzare il discorso su quanto sia stata forte la sua squadra ieri. Forse l’unico modo è fingere di essere morti.

 

  1. Il nerd

Lo so, lo so. Oggi essere nerd è considerata una moda hipster, vintage, trendy, cool e chi più ne ha più ne metta. Ma provate a chiedere se, negli anni novanta, essere nerd fosse davvero così “fashion”. In ogni caso il nerd si differenzia per alcuni elementi: innanzitutto le occhiaie. Le occhiaie sono l’elemento caratterizzante per eccellenza di un nerd, sintomo di intere nottate a finire le miriadi di serie tv in contemporanea. Per questo motivo, a causa delle incessanti ore passate davanti al monitor, molte delle diottrie presenti decidono di abbandonarlo senza alcuna pietà. Da qui l’esigenza di portare gli occhiali: e non immaginatevi gli occhiali all’ultima moda, quelli dal bordino nero e spesso. L’unica cosa di spesso che hanno gli occhiali di un nerd sono le lenti. In genere, poi, il vostro compagno nerd ha quelle 3 o 4 magliette, dal dubbio significato, che cambia a rotazione, estate o inverno che sia.  Non abbiate paura, sono anche simpatici e soprattutto non mordono. Da non confondere con i social addicted, il nerd tollera poco i social networks e tutte le mode derivanti da essi: utilizza Facebook solo per iscriversi a gruppi nerd e chattare con altri nerd. Si definisce di madrelingua HTML.

 

  1. Quello che “posso andare in bagno?”

Si sa: il bagno per uno studente è come il carapace per una tartaruga, ci si sente subito a casa, è il rifugio dai problemi e talvolta l’unica via di scampo. Questa categoria di compagno di classe è convinto che il bagno sia una panacea, la guarigione universale e onnipotente e al tempo stesso crede che, quella porta, sia una sorta di varco spazio-temporale che lo possa condurre in una realtà parallela in cui gli studenti interrogano i professori. È così preparato che, nel corso degli anni, ha imparato a chiedere di andare in bagno in diverse lingue tra cui il latino, “possum ire ad vespasianum?” e il ceco “Můžu jít na záchod?”

 

  1. Il ladro

È un po’ di tempo che vedete sparire della vostra roba? Avete messo annunci “wanted” per tutta la scuola/università nella speranza di ritrovare la vostra quattro colori in stile Paolo Bitta, offrendo come ricompensa un pranzo a casa della nonna? Non preoccupatevi: è semplicemente un ladro, anzi IL ladro. Il problema è capire a quale classe appartenga e dove si aggiri. Ma non sarà difficile trovarlo: mettete delle esche in giro per la scuola. Provate a lasciare penne e quaderni negli angoli più insospettabili e attendete finché non si farà vivo. È sicuramente un vostro compagno di classe. Una volta acciuffato negherà con tutte le sue forze dicendo che “pensava fosse suo”, ma provate a insistere e fatevi dare indietro la vostra roba.

 

  1. Il cinefilo

No, non sto per parlare di cani. Ma del tuo compagno ossessionato dai film. Entra in classe ogni giorno con una nuova personalità: un giorno è in smoking, il fiore rosso all’occhiello, il baffetto (rigorosamente disegnato) e la mandibola tesa in avanti, un altro giorno si sente Rambo (vi prego, spiegategli che con quella sottospecie di bandana sembra una mondina!), un altro giorno ancora tenterà di disarmare la prof. dal registro urlando “Expelliarmus!” e puntandole una bic addosso.

 

  1. Robin Hood

Questo compagno di classe vi salverà dalle giornate di elemosina. Ruba ai ricchi per dare ai poveri: nei periodi di freddo polare, quando i caloriferi non vogliono collaborare e si sprecano più energie a stare seduti piuttosto che fare aerobica, ecco che il vostro paladino della luce vi salverà portandovi del cibo. È sempre pronto a sacrificarsi per la patria, alzando coraggiosamente la mano, chiedendo di andare in bagno urgentemente e tornando con delizie e leccornie prese dalla macchinetta e infilate nella felpa. Il fatto che esca dalla classe come persona normale e vi rientri come l’omino Michelin, desta qualche sospetto nei professori che però, talvolta, si lasciano corrompere da un pacchetto di patatine. Ha più debitori di una banca ed è stimato da tutti.

 

  1. Quello che si giustifica

Torniamo per un momento al liceo: non importa se sia l’ora di ginnastica o di religione, lui, nel dubbio, si giustifica. Ha un repertorio di giustificazioni talmente variegato che anche i professori lo premiano per l’originalità. Con sette nonni all’ospedale e 5 cani morti, lo studente che si giustifica studia solo per tre interrogazioni l’anno, che comunque tenta puntualmente di evitare. Capisci che hai un compagno appartenente a questa categoria quando, alle 8.02, alle parole “faccio l’appello” del professore, ha già la mano alzata. Non si sa per quale motivo ogni anno sia sempre promosso. Il suo motto è “solo la ricreazione non ha giustificazione”.

 

 

Giovanna Vittoria Ghiglione

Cosa mi metto stasera? Le cinque fasi che attraversa una ragazza prima di uscire

Parliamoci chiaro: il weekend è bello, ma se dobbiamo uscire me lo devi dire almeno 10 ore prima. Noi ragazze abbiamo moltissime cose a cui pensare, come alla disperazione che ci pervade quando apriamo l’armadio. Per quanto mi riguarda, uscirei anche in pigiama se la società mi accettasse. Purtroppo ho l’onere di vestirmi in maniera presentabile. Ma tutte noi, almeno una volta nella vita, abbiamo passato queste cinque fasi. Non dire di no…

 

FASE DELLA NEGAZIONE O DEL RIFIUTO

Ok, ti hanno appena detto che stasera si esce: nonostante l’anticipo di sole 5 ore, accetti ed entri subito in uno stato di fibrillazione mista confusione. Ti convinci che questa volta puoi farcela. Apri l’armadio con una certa fretta ma noti solo un’accozzaglia di colori che non esistono neanche in natura.  “No, vabbè, io stasera dormo. C’è pure Ulisse – Il piacere della scoperta, ciaone.” Poi ti ricordi da sola che hai vent’anni e non 57: devi uscire. Ma diventi bipolare: “esco, no non esco, ma si dai, però non ho niente da mettermi, vabbè l’importante è uscire, si ma sembro un culo.” Guardi l’armadio e rifiuti di essere tu la proprietaria. “Non è mio, ci dev’essere un errore! Mammaaaaaaaaaa”

 

FASE DELLA RABBIA

Dopo la negazione, la rabbia. Ti sei pentita di aver aperto l’armadio, manco fosse il vaso di Pandora, e adesso sono affari tuoi. In lontananza senti la voce di tua madre, che si sta godendo la scena, “ti avevo detto di fare un po’ di pulizia…” Lasci correre. Incurante del pericolo, inizi a frugare nella speranza di un’illuminazione, magari un regalo di Natale anticipato? La fatina dei dentini? La befana? Niente. Trovi l’abitino che hai indossato settimana scorsa che ti piace da morire ma che ormai hanno già visto tutti (tutti=le tue cinque amiche che ti trascini dall’asilo e qualche sconosciuto che non rivedrai più). Lanci anche quello. La rabbia ti sta raggiungendo il cervello, stai diventando verde e sai di non avere niente da abbinarci: ti stai chiedendo “perché proprio a me?”. Vorresti essere un uomo e uscire vestito ad canis cazzum.

 

FASE DELLA CONTRATTAZIONE O DEL PATTEGGIAMENTO

La rabbia ha preso il sopravvento per un attimo: torni in te e ti guardi intorno, la camera è un vero casino. Adesso basta, sei grande e vaccinata: puoi affrontare la situazione da vera adulta. Inizi a guardare i vestiti con tono di sfida, come se loro potessero prendere vita. Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare ed è giunto il momento di trovare un accordo diplomatico con i vari indumenti che hai appena finito di lanciare in aria in preda al delirio. Ti senti come un giudice in tribunale: ti ritiri per deliberare (sotto la doccia).

 

FASE DELLA DEPRESSIONE

Torni in aula, cioè, volevo dire, in stanza e inizi a piegare i vestiti come una mondina inginocchiata nei campi. Ad un tratto ti parte pure la vena del canto popolare ma decidi di lasciare perdere perché a cantare fai proprio schifo. Sei disperata: ce la metti tutta, provi a restare calma e a tirare fuori qualcosa di decente, ma il viola con l’arancione e il verde pisello proprio non vanno d’accordo. Ad un certo punto, tra la maglietta del pigiama di tua sorella raffigurante Hello Kitty e il vestito di Tristezza che hai messo al Lucca Comic’s, ti appare il faccione di Enzo Miccio che ti prende a borsettate in testa e Carla Gozzi che vomita. Ti rannicchi per terra e inizi a dondolare aspettando che Teo Teocoli ti dica che sei su ‘Scherzi a Parte’.

 

FASE DELL’ACCETTAZIONE

Ti asciughi le lacrime e ti trascini nuovamente verso la torre di vestiti che hai cercato di riordinare invano. Di nuovo quell’abitino che ti piace ma che avevi lanciato manco il cappellino nel giorno del diploma. Rientri per un attimo nel circolo vizioso: è bello, mi piace – però l’ho già messo – ma sticazzi – però sembro noiosa – che palle – vabbè non esco – si dai esco – ECCETERA ECCETERA. Nel pensare questo inciampi sul paio di scarpe nuove che non hai mai messo: l’illuminazione. Corri in bagno a fare rifornimento di cerottini e te li infili in borsa. Euforica inizi a lanciare i vestiti per la gioia (tanto, ormai…).

 

Ok, il vestito c’è. Le scarpe ci sono.

E adesso come mi trucco?! 

 

 

Giovanna Vittoria Ghiglione