Il calcio italiano stava meglio quando si stava peggio – Cronaca di un inesorabile declino

Le fotografie digitali non possono subìre i segni del tempo, non ingialliscono. Eppure, a guardarle bene, ognuno di noi riesce a percepire di quanto e come il tempo sia passato, facendoci ricordare di un periodo in cui si stava meglio, o peggio, dipende dai singoli casi. In questo caso, di quando si stava molto, ma molto meglio. Dal tetto del Mondo allo scantinato d’Europa in soli 11 anni: quella foto del 2006, a guardarla bene, sa di un tempo che chissà se mai ritornerà.

Per anni la nazionale, massima esponente del sistema calcio italico, è stata un castello di pietra costruito su delle fondamenta di sabbia. Inevitabile che prima o poi qualcosa succedesse. Chi si ferma solo a guardare le due partite con la Svezia, o l’intera gestione Ventura, totalmente fallimentare da dopo Madrid, forse non sa che sta guardando la punta di un Iceberg. Il fallimento del calcio italiano è cominciato diversi anni fa, se proprio troviamo una data, proviamo a fissarla nel 2010: la generazione dei campioni del mondo al capolinea dopo un mondiale da campioni uscenti concluso ai gironi. È vero, da lì in poi ci sono state le parentesi positive del 2012 e del 2016 agli europei (una finale persa e un quarto di finale raggiunto con una squadra mediocre ma con un cuore e un allenatore con le palle grandi così), ma negli ultimi anni è il serbatoio che rimpinguava la macchina azzurra ad essersi bucato sempre di più, fino alla rottura totale.

Ed è proprio lì che si trova la causa, la falla, il marcio. I settori giovanili hanno investito spesso, sì, ma poco sugli italiani. E quel poco di buono che producevano, puntualmente veniva bruciato quasi sul nascere di carriera, con un sacco di eterne promesse che i palcoscenici importanti li hanno visti solo in TV, e la nazionale solo in cartolina. Il calcio italiano è ormai in mano a procuratori e dirigenti che appena scorgono un mezzo talento pensano a incensarlo e a ricavarci la cifra migliore, senza tenere conto della qualità e senza ragionare sul lungo periodo. E in questo gioco di devozione al dio denaro, si sa, gli stranieri introdotti nel nostro calcio sono più facili da intortare: hanno meno pretese e portano maggiore profitto nelle tasche dei sapientoni calcistici di turno.

E allora ecco che, concentrandosi sempre più su chi arriva da fuori e non su chi abbiamo in casa (mi ricorda qualcosa… non mi pare succeda solo nel calcio…) la macchina azzurra non ha più benzina da mettere nel serbatoio, non ha più talenti e forze utili alla causa azzurra: ci si arrangia come si può, e la macchina, quando rimane senza benzina, si pianta lì.

Ripartire. È quello che invocano tutti all’indomani della seconda più grande disfatta del calcio italiano. E la macchina, per ripartire, ha bisogno di benzina, di nuova linfa. Intervenire là dove si può trovarla sarebbe la soluzione. Ma in questo “sistema” in cui a tanti, troppi, forse tutti “va bene così”, forse non ce n’è la volontà. Un dirigente serio, dopo l’eliminazione, avrebbe dovuto licenziare in tronco il tecnico. Il tecnico, dopo un’umiliazione del genere, avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni. Ma dodici ore dopo siamo ancora lì a leggere “ne parliamo domani”. Questa frase dice tutto. La volontà di intervenire come si deve e ripartire da capo non c’è, o se c’è tarderà ad arrivare. E allora continueremo a guardare quella foto degli ultimi campioni del Mondo come un pallido ricordo, pensando che in questo triste declino, che non si sa se e quando avrà fine, il calcio italiano stava molto meglio in quel periodo che ormai definiamo tutti come “quando si stava peggio”.

Siete a un bivio: tenervi il vostro schifoso business o valorizzare e far tornare grande quel movimento, quel mondo, quella maglia, che a tanti italiani regala piccole grandi gioie nel quotidiano. A tutti quanti piacerebbe un colpo di scena come nei film con il lieto fine, ma viste le premesse, temo che il finale della storia ci sia già stato svelato.

-Brux-

Formula 1: nel glamour di Monaco, tra bellezze, errori (e orrori), le Ferrari riscrive la Storia. In primis la sua…

Sì, è stato detto e ridetto, ma il succo del discorso alla fine sta tutto lì: la Ferrari, a Monaco 2017, ha riscritto la storia.

La sua, e un pò anche quella della Formula 1. Quantomeno un paio di righe in una pagina importante a livello statistico. Perché se il successo nel Principato che ritorna 16 anni dopo Michael Schumacher (anche allora fu doppietta con Rubens Barrichello secondo, ed è già nostalgia), la prima doppietta dopo sette lunghi anni è qualcosa di ancora più importante. I famosi sette anni di sfiga per lo specchio rotto non c’entrano nulla, ma solo a fatto compiuto ci si rende conto che in casa rossa, un digiuno così lungo, non lo si vedeva dai tempi che hanno preceduto l’era di Kaiser Schumi.

La Ferrari lascia Montecarlo con tante più certezze rispetto ai dubbi con cui va via la Mercedes, battuta sì nella battaglia monegasca (tanti tifosi della rossa hanno solo conosciuto sabato l’esistenza di Stoffel Vandoorne, campione GP2 del 2015 che ha messo fine alla qualifica di Hamilton in Q2, e lì anche alle sue ambizioni per la domenica, anche se Lewis ha abortito talmente tanti giri lanciati prima del patatrac che un pò di mea culpa avrebbe da farlo) ma consapevole che certe caratteristiche che ritroveremo in tanti altri circuiti la mettono un gradino sotto la rossa: ma attenzione al bottone magico, basta azionarlo che oplà la paura sparisce.

Sta diventando una triste abitudine vedere lo sconsolato di turno sul podio di Monaco: dopo Hamilton e Ricciardo, privati dal successo negli ultimi 2 anni da mosse scellerate dei loro team, con Nico Rosberg che sentitamente ringrazia (e intervista i tre del podio a fine gara con una nonchalance da anchorman consumato). questa volta è toccato a Kimi: dopo nove anni di nuovo in pole, la prima metà gara gestita alla perfezione, lo richiamano al pit e Vettel gli offre il benservito con due giri spaventosi a sfiorare i guard rail come le guance di un’amante tanto desiderata. Lui accusa il colpo, quasi non reagisce, non riesce a riprendere il suo compagno, è secondo, deluso, forse anche un pò frastornato: nella sua non-espressività, quella di domenica nasconde nemmeno più di tanto una delusione tipica di chi “volevo, ma non ho potuto”. Inutile parlare di complotti o di favoritismi, la Ferrari ha agito nell’interesse della doppietta, e la differenza l’ha fatta Seb. Povero Kimi, speriamo che quel gradino lassù sia solo rimandato, se lo meriterebbe l’ultimo acuto, prima del probabile addio.

E per chiudere, spazio a chi questo GP a modo suo, lo ha reso speciale: a Sainz e al suo sesto posto stellare, un pò troppo nell’ombra e in attesa della Chiamata con la C maiuscola; a Perez, che forza la porta semi aperta da Kvyat alla Rascasse regalandoci l’unico vero mezzo sorpasso della giornata; a Button, che all’audio messaggio da “big likes” dell’americano-per-un-giorno Alonso (a proposito, Nando, se la Honda ti tradisce anche a Indy, io inizierei a preparare le carte per il divorzio…)  che lo aveva invitato a “portare a casa la macchina”, risponde infilandosi come un coltello al Portier e creando un sandwich con Wehrlein, la sua Sauber e le morbide barriere del circuito. E finiamo con Ericsson, e il suo psicodramma di andare a muro alla Santa Devota in regime di Safety Car per sdoppiarsi: occorrerà accendere un cero, alla Santa Devota, caro Markus, per sperare nel sedile anche il prossimo anno.

Saluti da chi la gara l’ha vista in TV a 20 km dal Loews.

Brux

E’ una Formula 1 viva più che mai. Pochi sorpassi ma stupendi, pochi crash ma determinanti. Speriamo non troppo….

Una doverosa premessa: chi trova ancora questa Formula 1 noiosa ai livelli degli ultimi 2-3 anni, può tranquillamente prendere il primo razzo per la Luna e farci sapere quanto è divertente il mondo delle corse lassù. Chissà, magari scopriamo qualcosa di veramente spaziale!!!

Sarcasmo a parte,  i momenti di piattume ci sono, ma sono dei brevi break all’interno di un evento dove finalmente torna a regnare l’incertezza, in cui l’errore umano torna di nuovo un fattore determinante, da tenere incollati allo schermo in attesa del prossimo crash.

Ne sa qualcosa purtroppo il buon Antonio Giovinazzi, che si fa prendere dalla voglia di sbranare il suo compagno di squadra e finisce per essere sbranato lui, due volte, dal rettilineo principale di Shangai. La sua botta caratterizza, in parte, la strategia Ferrari e soprattutto di Vettel, che si sarebbe risparmiato volentieri un transito in più in corsia box sotto safety car, e magari senza quello avrebbe potuto attaccare di più Hamilton. Con i sè e con i ma non si va da nessuna parte, inutile rimuginare, anche perchè sono troppi. E se Kimi avesse lasciato strada prima a Seb, visto che la sua macchina sembrava avere più problemi dell’Insetto Scoppiettante di Wacky Races? Non sapremo mai come sarebbe andata a finire.

Hamilton vince, la Ferrari resta lì a tenere vivo un duello che ci accompagnerà fino a novembre, speriamo che Giovinazzi abbia un’altra chance e che l’esperienza insegni qualcosa. E poi, preghiera personale ma credo condivisa anche dal mitico Roby di “Bar Sport”, date una macchina decente ad Alonso: vederlo così fa male, a tutti. Pure a chi lo ha ridotto così. Ma chi è causa del suo mal, pianga sè stesso (ma date le origini, non faccia harakiri, sennò sarebbe una carneficina).

-Brux-

Bar Sport ft. ControCampus: una puntata clamorosa, con un grande ospite: Francesco Repice! Riascoltalo qui

Quella di lunedì 31 ottobre è stata una bella giornata, a suo modo storica e importante: tre anni dopo l’addio dal palinsesto della nostra radio, Cesco e Brux hanno fatto ritorno in coppia negli studi della Palazzina Lagorio del Campus, affiancando i loro eredi, nonchè nuovi principi dello sport di Campuswave Radio, Roby e Lucio, per uno speciale “Bar Sport ft. ControCampus” (uno dei pochi feat. della storia senza Pitbull!).

Due ore intense, sportive, spettacolari, e “clamorose”: mai termine fu più azzeccato per arricchire la puntata con la presenza del “Falco”, Mattia, storica presenza fissa in ControCampus e comparsa saltuaria delle prime stagioni di Bar Sport. Ma per un’occasione speciale, non poteva mancare un ospite speciale: direttamente dai microfoni di RadioRai e di “Tutto il Calcio Minuto per Minuto”, il radiocronista Francesco Repice assieme al nostro ROberto ha analizzato la vittoria della Juve sul Napoli di sabato sera.

Clicca qui per riascoltare l’intervento di Francesco Repice!

Ci stavamo abituando (male) al piattume, finalmente un GP di Formula 1 con delle emozioni. Grazie Malesia

Lo avranno sicuramente fatto perchè sapeva che tornavamo noi, che ricominciava Bar Sport. Ironia a parte, grazie Formula 1, per averci regalato una gara davvero emozionante, come ormai non eravamo più abituati a vedere. E l’emozione non sta nel non veder vincere una Mercedes, ma in tutto l’insieme di episodi e colpi di scena che un tempo erano all’ordine del giorno e che ora sembrano diventati solamente uno sporadico avvenimento, quasi a far gridare al miracolo quando succede.

E’ stata la gara crocevia della stagione, per tanti motivi. Intanto per la Ferrari: la bandiera bianca è definitivamente alzata. Secondo posto nei costruttori non più raggiungibile e fotografia della stagione nera, nerissima, nel gesto disperato di Vettel: lo capisco, non può più aspettare, lui come tutto l’ambiente della rossa. Ma col senno di poi, caro Seb, hai fatto una grossa, imperdonabile cazzata. Applausi per Kimi che è l’unico che ha ancora un pò di calma addosso e tenta di limitare i danni, ma la macchina è quello che è.

Il mondiale ha definitivamente preso la strada di Rosberg. Se lo meriterà, se dovesse vincerlo, e oggi si è passati da un possibile +7 di Hamilton a un +23 del tedesco. Sliding doors. E finalmente a Ricciardo è stato restituito il torto subìto a Montecarlo, con la vittoria numero 4 in tasca. Bel duello prima del ritiro di Hamilton con Verstappen (ma perchè SOLO in Malesia assistiamo a duelli tra compagni di squadra?! Red Bull e Manor oggi, Williams negli anni passati… mah) però, caro Max, la tua esuberanza va bene e ci piace, ma prima di dare del “crazy” a uno che ha vinto giusto qualcosa più di te, non pensare tanto a quello che ha vinto, ma al momento che sta passando. Sei un fenomeno, e sei ancora in tempo per trovare la strada che porta alla maturità. Fallo per il bene della Formula 1, forza!

Finalmente domani torneremo a parlarne, non solo con qualche riga scritta a casaccio qua e là, ma anche a microfoni aperti. Con Roberto, Lucio e i loro ospiti. E sinceramente, non avremmo potuto scegliere Gran Premio migliore per farlo.

-Brux-

Super Max e lo strike d’argento: a Barcellona il punto di non ritorno della Formula 1

Gli amici di Sky ci avevano visto lungo, quando per il weekend catalano avevano scelto l’hashtag #grigliarovente. E adesso si potrebbe pure usare #paddockrovente, perchè quello che è successo nella tre giorni del Montmelò ha infiammato il mondo della Formula 1, in positivo e in negativo, come non accadeva da qualche annetto.

Lo aspettavamo al varco: forse i tifosi più accaniti della rossa si sono sognati la scena, se la sono immaginata come un film che scorreva nella loro testa chissà quante volte, fantasticando ma credendo che non sarebbe mai accaduto: e invece è successo. Rosberg e Hamilton hanno fatto strike, come due birilli del bowling si sono eliminati a curva quattro del primo giro di Barcellona, regalando finalmente respiro e consentendo agli altri di lottare, finalmente, per la vittoria.

Ma non è finita qui: tutti si aspettavano una Ferrari davanti a tutti, lecito attenderselo da colei che più degli altri ha provato a tenere il passo di quelli là: e invece, spuntato dalla sorellina minore per blindarlo proprio dalla corte spietata di Mercedes e Ferrari, Max Verstappen alla sua prima in Red Bull, figlio d’arte di anni 18, piazza un nuovo record di vittoria precoce in Formula 1 mettendosi alle spalle due che non sono proprio gli ultimi arrivati, con 5 titoli mondiali insieme. Una bellissima storia, una favola, l’ennesima di questo pazzesco 2016, che nella categoria regina del motorsport a 4 ruote ha trovato nel rovente weekend di maggio il suo punto di non ritorno. Da qui in poi, tutto lascia presagire che sarà spettacolo puro, dentro e fuori dalla pista.

La Ferrari ha davvero maturato un’ossessione che la rende incapace di vincere? La Red Bull si candida prepotentemente alla lotta mondiale? Quanti record ancora batterà SuperMax? E chi glielo dice a Ricciardo e Kvyat, passati in un sol colpo da piloti di punta a gregari del bimbo prodigio? Ma soprattutto, quanto saranno corti i ferri in casa Mercedes? Si dice che uno dei due piloti a fine stagione andrà via, con probabile destinazione Maranello: gradita da entrambi i piloti, si, ma in casa Rossa cosa dicono??? E poi: Nico, Lewis, sicuri di rinunciare alla macchina più forte per lasciare il pollaio a un solo gallo? Sembra tutto fumo negli occhi per restituire appeal alla Ferrari, e soprattutto spostare in secondo piano i fallimenti cavallini di questo inizio stagione. Ah, quei volponi con la penna in mano…

Appuntamento a casa mia, il catino monegasco, ancora più rovente del solito! Occhio però a non scintillare sugli yacht, che quelli poi vi chiedono i danni. Saluti!

Brux

La prima volta del Leicester: una realtà divenuta favola

No, non vogliamo salire su nessun carro dei vincitori. Quello è un privilegio legittimo che spetta ai veri tifosi del Leicester, quelli che c’erano prima di questa stagione incredibile. Ma se siamo stati tutti tifosi delle “foxes” negli ultimi mesi, abbiamo avuto delle ottime ragioni, che spesso esulano dall’ambito calcistico, o che trovano negli avvenimenti del calcio una metafora della vita. Abbiamo tifato Leicester perchè….

Perchè abbiamo di nuovo avuto testimonianza che, nel calcio moderno, si può vincere anche senza essere milionari. Come? Il proprietario delle foxes è un miliardario orientale? Vero, ma questa è una squadra costruita per salvarsi, senza nessun nome considerato di rilievo fino a otto mesi fa, con tante ottime individualità scartate da realtà importanti che si sono prese la loro rivincita, orchestrate perfettamente dall’eterno perdente, un uomo venuto dal Testaccio, con la testa sulle spalle e un cuore grande così.

Perchè la storia di ognuno di loro, ha qualcosa in cui ognuno di noi può rispecchiarsi, e ci consegna un messaggio importante: nella vita, prima o poi, l’occasione arriva. Basta coglierla, e in quel momento rendersi conto di essere fautori del proprio destino.

Ci ricorderemo tutti di quella sera in cui sui social non c’era nient’altro che i video dei pub di Leicester o della bolgia a casa di Vardy, e nelle nostre menti scorreranno le immagini di una cavalcata sportiva che resterà per sempre unica nel suo genere. E se dovessimo farlo in un momento in cui qualcosa non va, in cui vorremmo vedere realizzati i nostri piccoli sogni, sorrideremo, e penseremo che nulla è impossibile se lo si vuole davvero.

La foto dell’articolo si riferisce alla vittoria della seconda divisione inglese di due anni fa da parte delle foxes. Questa scena, tra qualche giorno si ripeterà, e sarà la conclusione auspicata da tutti: una realtà divenuta favola.

– Brux-

Motori: una domenica da “Rosso di sera, la notte diventa nera”

Ci sono domeniche trionfali, per i motori italiani, in cui capita di avere tre azzurri sul podio della MotoGP o che, con una monoposto inferiore, la Ferrari vinca un Gran Premio di Formula 1. Ma quella di ieri è stata una debacle, soprattutto rossa, sia a due che a quattro ruote.

Partiamo dalla Formula 1. Erano vent’anni (Francia 1996) che una Ferrari non rompeva il motore nel giro di formazione, con Michael Schumacher. Ieri sera è successo a Vettel, e il cavallino si ritrova come punto debole quello che negli ultimi tempi era stata una delle certezze quasi assolute: l’affidabilità. Ok, Kimi nella sua pista preferita porta a casa un secondo posto, ma intanto nel mondiale Rosberg scappa, complice una cattiveria inaspettata da parte del biondo germano-finnico e della pancia piena del suo compagno di squadra Hamilton, che si ritrova a dover imparare lo stacco della frizione in partenza come un diciottenne alle lezioni di scuola guida. Nonostante lo spettacolo sia ancora un pò “bene ma non benissimo”, e sulle qualifiche è anarchia totale (e la federazione gongola), nelle retrovie giungono notizie interessanti: Stoffel Vandoorne, chiamato a sostituire Alonso all’ultimo minuto e che in soli giorni tre porta a punti la Mclaren; Grosjean, che conferma il sesto posto di Melbourne della Haas dimostrando che non era un caso, e che una macchina molto italiana (power unit Ferrari e telaio Dallara) va subito molto forte; Pascal Wehrlein, pilota di riserva Mercedes “parcheggiato” alla Manor per farsi le ossa, e se le sta facendo alla grande, facendo il mazzo a tanti altri. Sliding doors: se Seb non avesse rotto la sua Ferrari, la Haas sarebbe arrivata sesta e non quinta, e Vandoorne non sarebbe andato a punti.

Altro Sliding Doors (tema della domenica): se Iannone non fosse entrato a kamikaze su Dovizioso (in tanti hanno pensato “ma perchè non lo hai fatto con Lorenzo a Valencia???) ora il Dovi sarebbe primo nel mondiale, proprio complice la caduta di quel Lorenzo che a Valencia era rimasto su, ma in terra argentina è finito giù, tradito dal bagnato. E forse senza il regalo di Iannone, Vale avrebbe centrato il suo secondo non-podio stagionale, complicando la già difficile scalata al titolo della doppia cifra. E intanto Marquez ci dice che quest’anno, a giocarsi il titolo, saranno in tre, non più due come l’anno scorso: chissà se a novembre ci ritroveremo a dire “ma SE in Argentina….” Sliding doors, appunto.

P.S. per chiudere il discorso F1, ho fatto due nomi di quelli che potrebbero essere il futuro di questo sport: Vandoorne e Wehrlein. Segnatevene anche un terzo: Jolyon Palmer. Giusto per restare sul pezzo, poi si vedrà.

Alla prossima!

Brux

Fiori e Motori, gioie e… onori!

Parafrasando un celebre detto, rieccomi qui, dopo qualche mese di assenza (in)giustificata. Ci sono due buoni motivi per tornare a scrivere. Il primo è Sanremo: dopo aver letto ed essermi complimentato con i vari amici che hanno qui (e non solo) espresso a modo loro, con la missione compiuta di emozionare, i loro pensieri e le loro emozioni, vorrei snocciolare qualche pensiero spremuto dalle mie meningi (e già, questo, potrebbe avere dell’incredibile!)

Per tutti noi che l’abbiamo vissuto in sala stampa, che ormai è diventata una piacevolissima abitudine, il Festival ha rappresentato tanto, soprattutto in positivo. Per me in particolare, è stata una vera e propria rigenerazione, sotto tanti punti di vista, che per non tediarvi troppo non starò qui ad elencare. E anche se attualmente i miei doveri mi tengono lontano da questa realtà che rappresenterà sempre le mie origini, quando ho a che fare con questi ragazzi è sempre come stare in famiglia. E sapete quanto io ci tenga a “giocare in casa”, visto che le occasioni per farlo sono davvero poche: Sanremo è una di queste, e anche a sto giro sono stato ben felice di riunirmi allo zoccolo duro di Campuswave. Un cerchio che si è chiuso, a conclusione di un periodo che inevitabilmente mi ha fatto e mi sta facendo crescere sotto il profilo umano, e che tra le sue varie tappe è pure “passato dal via”, come in questo caso. E questo non è stato altro che un punto di ripartenza, verso un futuro ancora tutto da scrivere.

E ritornerò a scriverlo anche qui, soprattutto di Formula 1, il secondo punto che ha riportato la mia penna virtuale su queste pagine web. Oggi è stata presentata la nuova Ferrari, una monoposto dalla livrea vintage, che tra un mese tornerò a commentare sempre in questo piccolo luogo della rete globale in cui, scusate la presunzione, mi sento sempre a casa.

E’ stata una gioia ritrovarvi sotto i (non)fiori di Sanremo, sarà un onore ritornare a raccontarvi di motori.

A presto gente!

Brux

Che BRA..ba, che noia, questo GP verdeoro!

Scomodiamo addirittura due miti della televisione italiana come Sandra e Raimondo, parafrasando una loro celebre frase per commentare quello che è stato uno dei Gran Premi più monotoni di questo mondiale. Di certo, in BRAsile abbiamo visto annate ben più spettacolari, quasi al cardiopalma.

Solo due note rilevanti: il sorpasso di Max Verstappen, di anni 18, ai danni di Perez alla prima curva: roba da urlo, da un sussulto nella notte di calma piatta, di quelle in cui non succede mai niente. L’altra nota, solo quattro vetture al traguardo a pieni giri: le Mercedes e le Ferrari. Tutti gli altri doppiati. E’ già vacanza??

Cosi parrebbe, anche se più che di vacanza verrebbe da parlare di prove generali per il 2016. A proposito, cominciamo a parlare di mercato piloti, che vedrà ben otto squadre confermare presumibilmente gli stessi effettivi del 2015. La Lotus dioventerà Renault, e oltre a confermare la miniera d’oro (nel senso che porta con sè un sacco di sponsor) Pastor Maldonado, farà debuttare il campione della GP2 2014 Jolyon Palmer. Il team americano Haas, al suo ingresso ufficiale in Formula 1, ingaggia Grosjean e farà tornare in corsa l’attuale terzo pilota Ferrari Esteban Gutierrez. Restano gli ambitissimi posti delle Manor da assegnare, anche se l’anno prossimo la vecchia Marussia sarà motorizzata Mercedes e quindi non più paracarro: una buona occasione per tanti di mettersi in luce. Sperando in qualche pilota italiano che torni presto a deliziare le domeniche in giro per il mondo.

Ultimo appuntamento, tra due settimane, nello sfarzo di Abu Dhabi, dove in un clima di festa e di mondiale già ampiamente archiviato, la speranza è sempre quella di vedere i venti in pista che se le suonino. Così, giusto per farci godere ancora un pò prima del meritato riposo.

-Brux-